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    Attualità

    Troppi cani randagi o abbandonati in provincia di Brindisi: la denuncia è dell’Oipa

    Le segnalazioni alle associazioni di protezione animali giungono sempre più anche dai turisti presenti sul territorio
    RedazioneDa RedazioneAgosto 7, 20144 minuti di lettura
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    Troppi cani randagi o abbandonati in provincia di Brindisi: la denuncia è dell'Oipa - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Troppi randagi o cani abbandonati in provicnia di Brindisi. Il grido d'allarme giunge da Liliana Mola, responsabile provinciale per Brindisi di Oipa Italia onlus, l'organizzazione internazionale che si occupa della protezione animali che sottolinea come siano i turisti a segnalare il fenomeno. "In questi giorni – scrive in una nota la Mola -, in qualità di presidente provinciale dell'associazione ambientalista Oipa, sto ricevendo numerose telefonate che mi segnalano la presenza di cani randagi o abbandonati nei diversi Comuni della provincia di Brindisi. Si tratta di una circostanza che si ripresenta puntuale ogni anno e a cui la nostra, insieme alle altre associazioni del territorio impegnate nella tutela degli animali e insieme a tanti privati cittadini sensibili, facciamo fronte come possiamo. Cerchiamo con le esigue risorse che vengono dalle donazioni, di trovare stalli in case private e cercare famiglie adottanti in tutta Italia. Vorrei però far conoscere alla cittadinanza e alle istituzioni quanto sta avvenendo quest'anno di nuovo: a contattarci non sono più i nostri conterranei, ma i turisti.

     

    Ho ricevuto – continua la presidente – decine di chiamate da Ostuni, da Mesagne, da Cisternino e dalle località balneari, anche di stranieri, i quali sono allarmati per la presenza di tanti cani che girovagano senza proprietari. Ci tengo a sottolineare, per evitare strumentalizzazioni, che i turisti non sono preoccupati per la pericolosità degli animali, assolutamente. Si preoccupano piuttosto per l'incolumità di questi poveri cani e per le condizioni di vita cui sono costretti dalla mancanza di responsabilità umana. I turisti ci dicono che non tollerano di soggiornare in luoghi, seppur belli, dove c'è così poca civiltà e rispetto per gli animali. Emblematico il caso di una famiglia francese che stava soggiornando in una struttura alberghiera di Latiano. Trovando dei cani randagi nelle contrade vicine, hanno allertato la nostra associazione e noi abbiamo dovuto avviare la procedura con le autorità sanitarie. È arrivato l'accalappia cani e i turisti tedeschi hanno assistito alle procedure di cattura. Sono rimasti talmente shockati dalla brutalità dei metodi usati per prendere dei cani assolutamente docili che sono andati via, protestando e dichiarando che non sarebbero mai più tornati in questa terra di violenze. Il sentimento esternato da questa famiglia è quello che anche gli altri visitatori condividono: la civiltà e la maturità di un territorio non può prescindere da come vengono trattati gli animali domestici, in particolare i nostri amici cani.

     

    Riteniamo – ribadisce ancora la Mola – che sia del tutto sciocco spendere tante risorse pubbliche per promuovere l'immagine turistica del brindisino, se poi facciamo scappare i turisti che vengono perché feriti e offesi dalla nostra inciviltà. Come possiamo far credere di essere in grado di tutelare le nostre bellezze naturali se neanche sappiamo occuparci dei nostri animali domestici? Nella situazione attuale il randagismo è un problema sanitario per le popolazioni delle nostre zone e anche economico perché ostacola la crescita del settore turistico. Le istituzioni dovrebbero farsene carico, ma certo non come hanno fatto fino ad ora. I Comuni spendono decine di migliaia di euro all'anno per mantenere i cani randagi nei canili: è denaro mal speso. I canili sono dei luoghi pessimi, anche se ben tenuti, per la vita di un cane. Il canile è insostenibile sia economicamente che etologicamente"

     

    Una disamina dura, quella della presidente provinciale dell'Oipa che fornisce anche soluzioni alla questione. "Secondo l'Oipa  – conclude la Mola – bisogna fare campagne massicce di sterilizzazione, sia dei cani di proprietà sia di quelli randagi, questo abbatterebbe i costi, poi bisogna lavorare sull'informazione e la sensibilizzazione e naturalmente sulla chippatura di tutti i cani, infine avviare i progetti di cane di quartiere, che sono la soluzione adottata con successo in altre realtà. Con questi semplici passi il randagismo può smettere di essere un problema e far tornare i cani ad essere quello che sono stati da sempre per l'uomo: una grande risorsa e dei compagni di vita".

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