FASANO – Lo avevamo annunciato qualche giorno fa. L’ospedale di Fasano aveva le ore contate. Bene. Una riunione tenutasi l’altro ieri tra il Governatore Nichi Vendola, l’assessore alla sanità Ettore Attolini e i capigruppo dei partiti che hanno votato all’epoca il piano di rientro (Pd, Sel, Puglia per Vendola, Socialisti, Idv e Udc) ha dato il colpo di grazia al nostro nosocomio. Infatti, tranne l’ospedale di Lucera, ci sarà una vera e propria “strage” di strutture che dovrà essere portata a termine entro il prossimo 31 dicembre. Altri 800 posti saranno tagliati per raggiungere la soglia dei 2200 previsti. Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno “12. “alle originarie 18 strutture destinate alla chiusura, se ne aggiungeranno presto diverse altre. È il caso di Fasano, Nardò, Conversano e Goia del Colle, delle cui vicende si è detto spesso negli ultimi mesi. Non spariranno: saranno riconvertiti e perderanno il codice di ospedali, con conseguente soppressione di posti letto”.
Nella riunione barese, oltre a quello di Lucera, è stato salvato quello di Manfredonia mentre Trani sarà inesorabilmente chiuso. Incerta la situazione di Mesagne. Sempre secondo il Corriere del Mezzogiorno “la struttura di Mesagne conta solo una cinquantina di letti (le disposizioni in vigore parlano di chiudere quelli inferiori ai 70) e soprattutto è lontana solo pochi chilometri dal «Perrino» di Brindisi. Tuttavia, si è deciso di soprassedere, forse anche in considerazione del clima di prostrazione in cui si versa la città dopo l’attentato del 19 maggio alle studenti mesagnesi”. Degli 800 posti letto da tagliare, 300 riguardano i privati, 130 gli enti ecclesiastici, 370 il pubblico. La mappa è pronta: l’Asl Bari ne perderà 190, Foggia 90, Lecce e Brindisi 60 ciascuna, Taranto ne guadagna 6 (con un nuovo reparto di Pneumologia). La Bat ne perde 19: significa che un centinaio dei 120 posti persi da Trani saranno redistribuiti nella provincia. I punti nascita, come previsto, scenderanno da 42 a 21. E spariranno diverse Utic (unità di terapia intensiva cardiologica). Ma l’Umberto I non doveva chiudere solo quando una nuova struttura, Bari sud o Brindisi nord che sia, avrebbe visto la luce? Qualcuno dovrà dare delle risposte.


