Fasano – Il Festival Tempeste – Immagini, Suoni, Racconti dal Mediterraneo torna portando sul palco del Teatro Sociale di Fasano, il 7 dicembre 2025 alle ore 20:30, un appuntamento di profonda risonanza emotiva: lo spettacolo di danza contemporanea “What Remains – La storia di una madre da Gaza“. L’ingresso è libero, per permettere a tutta la comunità di partecipare.
“Quel che resta: Storia di una madre da Gaza” è una performance di danza pura, senza parole, ideata per esplorare la resistenza umana di fronte al trauma. Al centro della scena, la coreografia di Enza Consoli e il libretto di Hossein Farmani raccontano la storia intima e universale di una madre. La guerra non è mostrata sul campo di battaglia, ma nelle stanze vuote di casa, nei gesti interrotti, nelle memorie che restano impresse nel corpo. La danza si fa linguaggio universale, testimoniando il dolore silenzioso, la resilienza dell’amore e l’eco ineluttabile della perdita, come recita la sinossi: “La danza diventa un linguaggio puro, che non accusa e non divide: mostra, testimonia, ricorda.”
A rafforzare l’impatto emotivo, lo spettacolo dialogherà con una selezione fotografica tratta dalla mostra Eyes in Gaza, creando una fusione di intimità e realtà che rende lo spettatore un diretto testimone.
L’appuntamento non si esaurisce con la performance. Il Festival Tempeste, fedele alla sua vocazione di stimolo al dibattito, ha organizzato un momento di incontro e discussione con il pubblico. Saranno presenti due voci cruciali per arricchire la riflessione: Francesca Amoruso, rappresentante della Freedom Flotilla Italia, e Franco Colizzi, Psichiatra e Testimone del Volontariato che offrirà uno sguardo esperto sulle conseguenze psicologiche dei conflitti e sulla capacità umana di superare il trauma.
Questo dibattito a più voci rappresenta un invito esplicito alla solidarietà verso le famiglie di Gaza. Al termine della serata, infatti, sarà possibile effettuare donazioni volontarie, interamente devolute a progetti umanitari.
Un evento imperdibile che usa l’arte come veicolo di empatia e riflessione.


