Fasano – Oggi, lunedì 10 agosto, l’Università del Tempo Libero di Fasano presenterà a Casale Cardone (via della Pergola, 85, Monopoli), ore 19,00, il libro L’origine delle nuvole. Storia di un cane di Tommaso Da Forlì (pseudonimo di Vincenzo Coppa), Schena Editore. Interverranno: l’Autore, Carmine Natale, l’Editore Schena. Voci narranti: attore Alessandro Coppa e Palmina Cannone. Animazione: Coro dell’UTL, diretto da Rosa Trisciuzzi di Musicando
La suggestiva location, sotto le stelle di San Lorenzo, farà da magica cornice a una storia che si presenta come un piccolo romanzo allegorico. L’autore usa il punto di vista animale per parlare di identità, memoria e appartenenza. Lo scenario naturale fungerà da inedito palcoscenico su cui vari personaggi si muovono con studiata lentezza.
Il libro ha per protagonista il cane Ernesto. Un maremmano bianco, peloso, testardo, cresciuto in città e poi diventato randagio. Attraversa un paesaggio rurale che finisce per trasformarsi in un luogo dei ricordi. Cammina con una pecora e un gatto. Tre compagni di viaggio e avventura impossibili. Riesce a convivere con chi è diverso da lui. Ernesto cerca la mamma e i fratelli. Percorre nientedimeno che il secondo conflitto mondiale senza sapere cosa significhi la guerra.
Che cosa trova? Tre donne e due giovani innamorati che, a Masseria Recupa di Scardinale, Gravina in Puglia, si sposano nonostante le bombe. Romantici o incoscienti? Semplicemente coraggiosi. La storia ci insegna una cosa semplice: per ritrovare chi ami, a volte, devi perderti e che la famiglia non è solo chi ti somiglia. È fatta di uomini e donne che parlano lingue diverse, ma che hanno lo stesso cuore.
Uno degli aspetti più interessanti è proprio la scelta del cane come figura di spicco. Non sembra un semplice espediente “tenero” o favolistico: Ernesto diventa uno sguardo innocente ma profondamente percettivo, capace di cogliere legami invisibili tra passato e presente. È lo sguardo di un animale che osserva gli umani, il cielo, il tempo che passa, e trasforma ogni cosa in immagine e memoria. Questo approccio ricorda certa narrativa italiana che usa la dimensione animale per parlare indirettamente dell’uomo, ma qui il tono pare più contemplativo e spirituale che satirico. Il tema della ricerca delle origini è il nucleo emotivo del libro.
Tommaso da Forlì usa la voce del cane per parlare di fedeltà, abbandono, attesa e piccole epifanie quotidiane. Non scrive un libro di avventura, bensì di ascolto, in cui funziona la scelta della voce narrante.
Far parlare un cane evita il moralismo. Il tono è asciutto, diretto, spesso commovente. L’umanità dei personaggi secondari emerge per contrasto, da come vengono visti e giudicati senza giudizio. L’autore usa una lingua chiara. Scrive con una prosa scarna, quasi orale. Lo stile volutamente accessibile declina espressioni che puntano più all’atmosfera e alla riflessione che alla complessità formale. Vincenzo Coppa mira alla suggestione poetica e al valore metaforico del viaggio. Frasi brevi che lasciano spazio al silenzio, proprio come fa un cane che non spiega, ma sta. La lingua è radice. La prosa essenziale sfarina parole come sassi levigati dal vento. Niente fronzoli, niente eccessi. La frase si ferma prima di diventare spiegazione, e lascia al lettore lo spazio per sentire. È una scelta coerente: il cane non spiega, testimonia. E la testimonianza, quando è vera, non ha bisogno di abbellimenti. Che dire della metafora delle nuvole? Diventano simbolo di ciò che cambia, passa, non si può trattenere. Le nuvole non sono meteorologia. Sono il tempo che si scioglie, i pensieri che non hanno peso, i ricordi che cambiano forma ogni volta che li guardi. Il cane le segue senza volerle trattenere. In questo sta la sua sapienza: capire che amare significa anche lasciare andare.
Ogni capitolo è una nuvola che passa sopra una casa, un cortile, una strada di provincia. E sotto, la vita degli umani continua, distratta e fragile. È il modo in cui l’autore tratta della perdita e della memoria senza mai diventare retorico.
È un buon libro da regalare a chi ha perso un cane e non vuole frasi fatte, ma uno sguardo vero sulla relazione. L’origine delle nuvoleè un piccolo trattato sull’amore incondizionato scritto dal lato di chi non può parlare e, per questo, dice più di tutti. Non si legge, si ascolta con l’orecchio basso, vicino a terra. È la voce di un cane che ha imparato a guardare il cielo e a chiamare ‘origine’ ciò che per noi è solo passaggio. La trama è un’ombra lunga. Non ci sono eventi che gridano. C’è una vita che accade nelle pieghe: l’attesa alla porta, l’odore che torna, la mano che esita prima di accarezzare. Ernesto non racconta cosa succede, narra cosa resta. E ciò che resta sono i gesti piccoli, quelli che gli umani dimenticano appena compiuti.
Perché leggere questo libro? Se hai mai guardato un cane dormire e ti sei chiesto cosa sogna, in queste pagine ci sono risposte che risposte non sono. Sono un invito a rallentare. Sono per chi ha perso, per chi aspetta, per chi sa che la fedeltà non si misura in anni ma in presenze. È questo un libro sul silenzio come forma d’amore. Quel silenzio che non è vuoto, ma pieno di ascolto. È il punto in cui l’anima di un cane incontra il cielo degli umani e, per un istante, i due respirano allo stesso ritmo. Un cane non chiede dove vai. Ti guarda, e se le nuvole si spostano, si sposta anche lui. L’origine del cielo è sempre dove c’è il tuo passo.
Il volume è consigliato a chi cerca storie che si leggono piano, con il cuore. La cittadinanza è invitata.


