BARI – Non si placa la tempesta giudiziaria sulla gestione della sanità pugliese. Al centro dell’ultimo blitz della Guardia di Finanza, scattato all’alba di ieri, giovedì 5 marzo, è finito il nuovo polo ospedaliero Monopoli-Fasano. Le fiamme gialle hanno eseguito una serie di perquisizioni a tappeto, domiciliari e personali, smantellando il velo su un presunto sistema di spartizione degli appalti per l’allestimento della struttura, inaugurata formalmente solo nel luglio scorso.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, si focalizza su due lotti specifici assegnati tra il 2024 e il 2025. Si tratta di forniture strategiche per il completamento del presidio sanitario, per un valore complessivo che sfiora 1,3 milioni di euro. Secondo il teorema accusatorio, i bandi sarebbero stati “confezionati su misura” per favorire un asse di imprese distribuite tra la Puglia e il Veneto, alterando la libera concorrenza e violando i principi di trasparenza della Pubblica Amministrazione.
Il registro degli indagati conta attualmente sette nomi eccellenti, tra cui figurano alti funzionari pubblici e noti operatori del settore privato. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, sono pesanti: corruzione e turbativa della libertà degli incanti.
Tra le figure chiave compaiono:
- Vincenzo Braia (imprenditore della Hospital Scientific Consulting) e la dipendente Giuseppina Volpe.
- I vertici tecnici e amministrativi: i dirigenti Angelo Maiano, Rocco Ianora e Giuseppe Volpe.
- L’ex dirigente Nicola Sansolini e il direttore dei lavori Francesco Ruggiero (della Manens di Bari).
L’operazione odierna non è un fulmine a ciel sereno, ma rappresenta il nuovo capitolo di un’inchiesta ben più vasta che da mesi sta setacciando le procedure di affidamento della sanità barese. Gli investigatori puntano a ricostruire la rete di contatti e i flussi finanziari che avrebbero garantito il controllo sulle forniture ospedaliere, in quello che appare come un sistema radicato di favoritismi.
Mentre la magistratura prosegue con l’analisi del materiale sequestrato durante le perquisizioni, resta l’ombra sull’efficienza di un’opera attesa da anni e già finita sotto i riflettori non per le cure, ma per le carte bollate.


