Fasano – Giovedì 9 aprile debutta su Rai 1 “Uno sbirro in Appennino”, nuova fiction che vede protagonista Claudio Bisio nei panni del commissario Vasco Benassi. Al suo fianco Michele Savoia, attore originario di Fasano, che interpreta Fosco Basile, figura centrale della narrazione e co-protagonista della serie.

In “Uno sbirro in Appennino” interpreti Fosco Basile. Cosa ti ha colpito subito di questo personaggio e in cosa senti che ti assomiglia come attore?
«Mi ha colpito il suo essere buffo. Fosco Basile, detto anche Foscolo da Claudio Bisio, è un poliziotto che lavora al commissariato di Bologna insieme a Vasco Benassi, interpretato proprio da Bisio. A un certo punto Benassi viene trasferito, demansionato e spedito in un paesino dell’Appennino. Siccome è stato l’unico a non prendermi mai in giro per i miei attacchi di panico, l’unico ad aver sempre capito la mia ansia sociale, ho deciso di non abbandonarlo e di seguirlo. C’è quindi questo lato tenero. Secondo me, sia Vasco Benassi che Fosco Basile sono accomunati da una fragilità che li ha fatti incontrare e capire. Allo stesso tempo, però, sono molto diversi: uno è irruento, agisce subito, è diretto, dice parolacce, fa karate; l’altro invece è l’opposto, è bloccato dall’ansia sociale, ha attacchi di panico quando deve uscire. Tuttavia entrambi condividono una condizione comune: sono due persone sole e fragili che reagiscono in modo diverso alla vita. Questo aspetto mi interessava molto. Inoltre mi ha colpito l’enorme possibilità interpretativa: avevo un ventaglio vastissimo di opzioni, mille modi per divertirmi. Ti dico solo che al provino, in una delle scene, ho cantato “La solitudine” di Laura Pausini: è piaciuta talmente tanto al regista che ha chiesto i diritti e la canto anche nella serie. È un personaggio che permette di giocare tantissimo, con una comicità diversa, costruita sul paradosso della depressione che diventa comicità. Per quanto riguarda me, mi ritrovo in questa fragilità, in questa solitudine. Anche io, ogni tanto, soffro di ansia sociale — non a quei livelli, ovviamente — nonostante il mio mestiere. Fosco è esasperato rispetto a me, ma qualcosa ci accomuna. Poi, nello sviluppo del personaggio insieme al regista Renato De Maria, che ringrazio tantissimo, abbiamo deciso di farlo parlare in pugliese, anzi in fasanese. Fosco Basile è dichiaratamente di Fasano e questo crea anche un gioco con il commissario, interpretato da Claudio Bisio, che mi dice sempre “voi di Foggia”, e io mi arrabbio: “Non sono di Foggia, sono di Fasano”. A volte parlo addirittura in dialetto, non solo con l’accento: uso espressioni tipiche, parlo della focaccia con la cipolla, cito elementi della nostra tradizione. Questo ha avvicinato ancora di più il personaggio a me. Poi ci sono Chiara Celotto, che interpreta Amaranta ed è napoletana, ed Elisa Di Eusanio, che interpreta una nativa del posto, con accento emiliano-romagnolo».

Giovedì 9 aprile sarai in prima serata su Rai 1: ci racconti qualche aneddoto della produzione?
«Per la serie ho passato alcuni mesi in Appennino: siamo stati quasi “segregati” in questo paesino, che abbiamo un po’ invaso. È stato molto divertente. Vivevamo lì e la sera ci ritrovavamo sempre tutti insieme in paese: è stata un’esperienza molto bella. Lavorare con Claudio Bisio è stato molto stimolante. È una delle persone che devo ringraziare. Mi ritengo fortunato perché ho incontrato quasi sempre grandissimi professionisti, e lui è uno di questi. Si vede che viene dal teatro: crea gruppo, fa squadra, non è egoista. Anzi, è uno che, se serve, rinuncia a una battuta o a un primo piano per darlo a te, se è più giusto per la narrazione. Non pensa al proprio ego, ma al risultato collettivo. Ha un entusiasmo irrefrenabile, bellissimo. Si è creato un grande spirito di squadra, molta unione. Con Elsa D’Eusanio è nata un’amicizia profondissima, è diventata come una sorella per me. Chiara Celotto è di una dolcezza e di una bravura incredibili. Insomma, il clima sul set è stato davvero speciale. Renato De Maria ha capito il potenziale di noi quattro: ci ha lasciato molto liberi di esprimerci, dandoci comunque delle linee guida e riportandoci in riga quando necessario. È stato molto aperto alle proposte, quindi si è creato un ambiente collaborativo. Anche i casi sono scritti molto bene. L’autore è Fabio Bonifaci, che conosciamo tutti per “Benvenuti al Sud” e per tanti altri progetti di successo. Il team è di altissimo livello. Vi aspetto dal 9 aprile per quattro settimane: otto puntate in quattro serate su Rai 1».



