FASANO – Nonostante il violento acquazzone che avrebbe fatto dubitare della presenza del pubblico, una Sala di Rappresentanza gremita in ogni ordine di posto, viva e colorata dalla presenza di tantissimi giovani, ha fatto da cornice, nella serata di ieri, giovedì 8 ottobre, a Palazzo di Città, alla presentazione del volume «Dialettando… alla scoperta della Lingua dei padri – dalla Grammatica al Dizionario Italiano–Fasanese, dai nomi dei santi ai soprannomi» (Faso Editrice 2026), firmato da Nico Bungaro, Palmina Cannone e Zino Mastro.

Un appuntamento imperdibile per chi ama Fasano e desidera ritrovare e tutelare la lingua della propria anima. L’opera rappresenta un vero e proprio viaggio tra parole, detti, proverbi e pieghe della memoria collettiva, nato con l’intento di preservare l’identità locale e consegnarla intatta alle nuove generazioni.

L’origine del libro affonda le sue radici in un’intuizione lontana più di quarant’anni. All’epoca, Nico Bungaro aveva raccolto con scrupolosa professionalità un prezioso corpus di riflessioni, regole grammaticali, vocaboli e modi di dire capaci di ritrarre l’anima più autentica di Fasano. Bungaro scelse poi di affidare quelle bozze dattiloscritte a due amici fidati, certi che solo chi condivideva le medesime radici avrebbe potuto comprenderne il profondo valore e portarne a compimento l’opera embrionale.

Quel testimone è stato raccolto con amicizia schietta e straordinaria dedizione da Palmina Cannone e Zino Mastro. Per anni, i due autori hanno studiato, interpretato, confrontato e integrato quei fogli: un lavoro umile, invisibile e titanico di verifica delle fonti e riordino della materia. Quella firmata da Faso Editrice non è stata dunque soltanto una sfida editoriale, ma un autentico atto di responsabilità civile e culturale nei confronti dell’intera comunità.

I lavori sono stati introdotti dai saluti del sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, che ha sottolineato il valore dell’opera per la tutela del patrimonio immateriale cittadino. La relazione principale è stata affidata a Franco Lisi, decano dei giornalisti fasanesi e raffinato custode della tradizione orale locale, che ha guidato la platea tra i costrutti e la bellezza del vernacolo.

Particolarmente brillante e divertente è stato l’intervento del prof. Michele Iacovazzi, il quale ha proposto un appassionante excursus storico sui soprannomi in dialetto delle famiglie fasanesi, riprendendo le mosse dallo studio da lui firmato a metà degli anni ’80 (allora appena ventenne) dal titolo “A ci’ appartìne?” e pubblicato dapprima in diverse uscite sul Mensile Osservatorio, diretto proprio da Zino Mastro, già negli anni ’80, poi raccolto in un fascicolo e allegato sempre al mensile, nel numero di dicembre del 2019, e adesso riproposto integralmente nell’appendice del libro.


A coronare la serata e ad arricchirla di suggestioni musicali è stata l’esibizione del Coro dell’UTL di Fasano, diretto da Rosa Trisciuzzi dell’associazione Musicando, che ha animato la Sala di Rappresentanza intonando i brani della tradizione dialettale fasanese.

L’ampia presenza dei ragazzi del liceo ha confermato come la riscoperta della “lingua dei padri” non sia un mero esercizio di nostalgia, ma un ponte vivo gettato verso il futuro.


