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    Attualità

    La città di Bari intitola un’area verde alla fasanese Palmina Martinelli

    La delibera è stata approvata in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne: spazi anche per Francesca Morvillo ed Emanuela Loi
    RedazioneDa RedazioneNovembre 26, 20165 minuti di lettura
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    La città di Bari intitola un'area verde alla fasanese Palmina Martinelli - Osservatorio Fasano
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    FASANO – In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’assessore alla Toponomastica Del Comune di Bari Angelo Tomasicchio ha sottoposto alla giunta comunale due delibere per l’intitolazione di tre aree a verde del Municipio II alla memoria di Francesca Morvillo, Emanuela Loi e della fasanese Palmina Martinelli. A Francesca Morvillo, magistrata e moglie di Giovanni Falcone, morta insieme a lui nella strage di Capaci, sarà intitolata la prima area a verde tra largo due Giugno, via della Resistenza e via della Costituente, mentre sarà intitolata ad Emanuela Loi, agente di polizia componente della scorta di Paolo Borsellino, morta nella strage di via D’Amelio, la seconda area a verde tra via Stefano Jacini, via della Resistenza e via della Costituente. Alla memoria di Palmina Martinelli, bruciata viva a soli 14 anni per essersi rifiutata di prostituirsi, sarà dedicata invece la nuova area verde in viale J.F. Kennedy angolo via Mauro Amoruso.

     

    La scelta degli amministratori baresi è stata compiuta in coerenza con gli obiettivi, fissati dall’assessorato, di recuperare e valorizzare la memoria di alcune donne che hanno vissuto e operato testimoniando impegno e dedizione ad una battaglia, pubblica o personale. In questo modo si intende anche colmare quel gap sulla parità di genere presente anche nei settori istituzionali, quale la toponomastica, per favorire l’ingresso, nel linguaggio e nell’immaginario comune, di nomi e storie di donne che sono state esempio di valore per tutti. “Abbiamo intrapreso questo percorso diversi mesi fa insieme alle associazioni cittadine sensibili al tema – ha dichiarato l’assessore Angelo Tomasicchio – perché riteniamo necessario e qualificante introdurre il criterio della parità di genere anche in settori apparentemente lontani dagli ambienti delle pari opportunità. Per noi la sfida è soprattutto culturale e per questo veicolare attraverso un luogo bello, quale può essere un giardino, il ricordo di una donna che si è distinta per meriti, per impegni personali o pubblici o che può essere d’esempio per tutti i cittadini, ci è sembrata una cosa giusta da portare avanti. Ho insistito affinché le delibere fossero approvate il 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, perché una delle tre donne scelte per l’intitolazione è Palmina Martinelli, vittima di discriminazione e di violenza, che nel 1981, a soli 14 anni, fu bruciata viva perché rifiutò di prostituirsi. Ringrazio la Casa delle donne del Mediterraneo e gli Stati generali delle donne per il ruolo propositivo e di sostegno in merito alla toponomastica di genere: con loro avvieremo un confronto costante perché le intitolazioni femminili non siano solo frutto di una volontà politica e amministrativa ma diventino una regola condivisa”.

     

    Nella delibera presente anche la schde di Palmina Martinelli. "Palmina – si legge nell'atto – cresce con 11 tra fratelli e sorelle in una casa popolare di Fasano; la madre fa la domestica ad ore, ma si dice che faccia anche il mestiere più antico del mondo, il padre è disoccupato e neanche si impegna troppo per cercare di non esserlo più. Fasano tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 è un paese in cui si vive anche di espedienti: è uno dei vertici del quadrilatero dell’eroina e del contrabbando (Fasano, Ostuni. Martina Franca e Locorotondo) ed è per posizione geografica un paese un po’ chiuso ed arretrato. Palmina è una ragazzina intelligente, brillante negli studi che deve però abbandonare alla fine delle elementari per badare ai suoi fratellini. Alle sue amiche che le chiedono la ragione, Palmina risponde che “quelli vogliono che io faccio la vita”.. A Locorotondo vive una famiglia “allargata” che gestisce una casa di appuntamenti in una chiesa sconsacrata e fra le ragazze che vi lavorano (tutte di famiglie disagiate) c’è Franca, la sorella più grande di Palmina, che circuita dalle promesse di matrimonio di uno dei figli della tenutaria e minacciata di uccisione della figlia appena nata, subisce il ricatto prostituendosi. L’altro figlio della tenutaria prende di mira Palmina con la stessa strategia, promettendole amore. La quattordicenne casca nel tranello, ma prima che tutto si compia, capisce che qualcosa non è chiara e all’ennesima richiesta del fidanzatino, appoggiato dalla stessa madre della ragazza e da un cognato risponde un secco no. Dopo qualche giorno Palmina viene trovata dal fratello in un angolo del bagno che brucia viva La sua agonia dura 20 giorni al Policlinico di Bari, dove fa subito due nomi, la sua testimonianza viene raccolta e registrata dal Pm Nicola Magrone, ma al processo i suoi aguzzini vengono assolti per insufficienza di prove e il suo caso è stato archiviato come suicidio. Palmina muore il 2 dicembre 1981 dopo atroci sofferenze per le ustioni avanzate che ricoprivano il 70% del corpo. Il caso della bambina di 14 anni che ha preferito morire piuttosto che cedere ai ricatti e alle intimidazioni sta per essere esaminata al Tribunale di Strasburgo per i diritti civili, perché nel 2012 un team di esperti del Politecnico di Bari, attraverso un software di immagine computerizzata, prova senza alcun tema di smentita che la giovane non si sarebbe potuta uccidere, perché al momento in cui ha preso fuoco, Palmina aveva le mani a protezione degli occhi e stava subendo una aggressione violenta da parte di più persone. Si tenta di restituire l’onore a Palmina che ancora oggi, per gli archivi giudiziari, come conseguenza deduttiva della sentenza di Cassazione, risulta una criminale rea di calunnia".

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