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    Attualità

    Il Tar di Lecce dà ragione al Comune di Fasano sull’ex macello comunale

    Accolto il ricorso presentato dall'ente comunale circa il vincolo posto dal Ministero dei Beni culturali: ora la struttura potrà essere alienata
    RedazioneDa RedazioneAprile 22, 20163 minuti di lettura
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    Il Tar di Lecce dà ragione al Comune di Fasano sull'ex macello comunale - Osservatorio Fasano
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    FASANO – L'ex macello comunale di Fasano non è un bene di interesse storico-artistico. Il Tar di Lecce ha dunque accolto il ricorso presentato dal Comune di Fasano, difeso dal capo dell'avvocatura comunale Ottavio Carparelli, contro il provvedimento con il quale la Soprintendenza aveva ritenuto porre vincoli sulla struttura "bloccando" di fatto l'utilizzo del bene per un tempo indefinito. Una vittoria importante per l'ente comunale in quanto le cause contro il Ministero per i Beni Culturali e la Soprintendenza sono particolarmente difficili da vincere. La prova di ciò è costituita dalla stringata motivazione della sentenza, con la quale il Tar Lecce ha censurato il provvedimento della Soprintendenza, adottato soltanto sulla base del fatto che l'immobile è costituito in tufo e in pietra carparo, senza tener conto delle diverse ristrutturazioni intervenute nel tempo.

     

    "Emerge dalla documentazione in atti – si legge nella sentenza che l’immobile in esame ha subito nel corso degli anni una serie di interventi di ristrutturazione, idonei come tali a mutare irreversibilmente l’originaria fisionomia del bene. In particolare negli anni 1972-1974 è stata effettuata demolizione di una prima porzione del bene; negli anni 1974-1977 è stato effettuato il completamento delle demolizioni; di seguito è stata effettuata realizzazione del corpo principale, nonché dei lotti tre-cinque; infine, è stata effettuata sopraelevazione per uso residenziale. Alla luce di tali emergenze, è evidente pertanto che l’immobile è stato pressoché totalmente demolito e ricostruito negli anni ’70. Senonché, tali circostanze non emergono nell’impugnato provvedimento, che sconta pertanto, sotto questo profilo, un evidente deficit istruttorio-motivazionale. A ciò aggiungasi poi che non vengono evidenziate particolari tipologie costruttive, e/o materiali pregiati, tali da lasciare evidenziare profili di pregio artistico dell’immobile. L’unico elemento costruttivo citato è il tufo, che di per sé non è indicativo di particolare pregio, e il carparo, senza ulteriori qualificazioni. Per tali ragioni, reputa il Collegio esistente il lamentato deficit istruttorio-motivazionale, avendo l’Amministrazione emesso il proprio giudizio sulla base di elementi di fatto diversi da quelli realmente esistenti. Ne consegue l’annullamento dell’atto impugnato, con assorbimento dell’ulteriore motivo di gravame".

     

    Ecco quindi che l'immobile, a meno che il Ministero non si rivolga al Consiglio di Stato, potrà essere alienato come era nelle intenzioni dell'amministrazione Di Bari che ne avrebbe destinato il ricavato al rifacimento in toto di via Giardinelli e via Fratelli Rosselli. Per il ministero, esistente il vincolo, il bene poteva essere utilizzato se non a soli fini culturali (museo, centro culturale, ecc.). 

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