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    Attualità

    Chiusura dell’Ufficio del Giudice di Pace a Fasano: la rabbia di Luana Amati

    L'esponente del Partito Democratico esprime rammarico per la decisione presa dal commissario prefettizio Erminia Cicoria
    RedazioneDa RedazioneOttobre 30, 20154 minuti di lettura
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    Chiusura dell'Ufficio del Giudice di Pace a Fasano: la rabbia di Luana Amati - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Ha lottato tanto per il mantenimento dell'Ufficio del Giudice di Pace e ora che è pressoché definitiva la sua chiusura a Fasano ecco che l'ex consigliere comunale del Partito Democratico Luana Amati non ci sta. La vulcanica avvocatessa ha scritto una lunga missiva sull'argomento non mancando di lanciare strali anche contro il commissario prefettizio Erminia Cicoria che nei giorni scorsi, con un'apposita delibera, ha scritto, appunto, la parola "fine" sul Giudice di Pace a Fasano.

     

    "E così accade che nella città degli sperperi – scrive Luana Amati -, vedi Tradeco, Tricom, Vigeura, solo per fare qual-che esempio, unicamente i servizi sono stati nel tempo, di fatto, valutati come sprechi. Ora è la volta dell’Ufficio del Giudice di Pace definitivamente soppresso con provvedimento in autotutela del Commissario Prefettizio. Esprimo, pertanto, il rammarico ed il disappunto per la grande occasione persa rispetto a quanto la legge prevede tenuto, altresì, conto che i Consiglieri e gli attivisti del Partito Democratico e, successi-vamente, anche l’intero Consiglio Comunale avevano perorato una diversa soluzione della vi-cenda. La serie di errori e le non condivisibili azioni che hanno portato a questo triste epilogo ci danno ragione sulle tante preoccupazioni che avevamo manifestato nel tempo e ci rafforzano, in ogni caso, nell’idea che solo la Politica, intesa nel suo significato originario ed autentico, può riuscire a dare serenità alle comunità perché, quando operata solo e soltanto per il bene comune, pone nella scala dei valori il benessere del maggior numero dei cittadini attivandosi per reperire i fondi per meglio realizzarlo.

     

    Ordunque -continua la Amati -, tale decisione definitiva ritengo avrebbe meritato più confronto e verifiche anche e soprattutto alla luce del fatto che, ribadisco, solo qualche mese fa era stato votato dall’intero Consiglio Comunale un preciso atto di indirizzo politico che andava in direzione nettamente contraria a quanto nei giorni scorsi autonomamente deliberato, seppure, non posso tralasciare di rammentare che tale risultato di perdita del servizio era già stato annunciato dall’amministrazione uscente in risposta alla mancata approvazione degli aumenti Tari ed Irpef. Tale provvedimento di revoca in autotutela della delibera 7.3.2013 appare, in ogni caso, censurabile anche in ordine alle motivazioni.

     

    Riguardo alla defezione del Comune di Cisternino – spiega l'esponente del Pd -, sicuramente, la volontà di consorziarsi con il Comune di Fasano documentata da più di un atto espresso, è venuta improvvisamente meno per non meglio precisati ripensamenti. Accadimento questo censurabile anche e soprattutto dal punto di vista istituzionale in virtù del fatto che nella vita ed ancor di più nell’attività amministrativa non si può venir meno alla parola data! Non per questo, tuttavia, il Comune di Fasano doveva ripensare la propria posizione. La priorità di non creare disagi a lavoratori e cittadini di mantenere un servizio e di salvaguardare anche l’economia della città avevano, in ogni caso, portato la politica a superare la defezione del Comune di Cisternino. La circostanza, poi, che la struttura dell’immobile sia sovradimensionata rispetto alle esigenze dell’Ufficio era anch’essa nota, tanto che il Partito Democratico, da oltre un anno, aveva già fatto una precisa proposta affinché nel palazzo di via F.lli Rosselli potessero essere allocati oltre che l’Ufficio del Giudice di Pace anche altri uffici comunali attualmente situati presso Palazzo di città. La proposta aveva trovato persino condivisione nell’amministrazione uscente, posta la preminenza dell’economicità della stessa. In ultimo poi, il fatto che i fascicoli delle cause erano state materialmente trasferite presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Brindisi era circostanza nota e ovvia in quanto ormai da maggio scorso le udienze si celebrano presso tale sede atteso il provvedimento ministeriale di chiusura. Tale situazione comune a tante altre città che, dopo il provvedimento di chiusura hanno deciso di manifestare l’interesse per la riapertura, non costituiva certo un ostacolo per la prevista riapertura degli uffici.

     

    Orbene – chiude la Amati -, il tristissimo epilogo di questa vicenda – che, come intuito già qualche anno fa ha tantissimi responsabili – rafforza l’idea che l’amministrazione della cosa pubblica deve necessa-riamente passare dal perseguimento del bene comune che, lungi dall’essere un’operazione squisitamente ragionieristica vede come prioritaria operazione di calcolo la moltiplicazione dei servizi e di opportunità lavorative che garantiscano la crescita ed il benessere della città, nella consapevolezza che la delega pro-tempore ricevuta, altro non è che un mandato alla gestione del patrimonio di beni e servizi di proprietà comune che va tutelato e piuttosto accresciuto evitando azioni che possano pregiudicare irrimediabilmente sia il presente che il futuro di una città che andremo a consegnare.

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