Fasano – Il teatro è luogo di finzione, d’indagine, di emozione, ma è anche uno strumento di denuncia e di educazione. Per queste ragioni il palcoscenico è il luogo principe per esercitarsi a pensare all’uomo, alla donna, alla violenza. Stare in platea aiuta a chiedersi: se fosse successo a me?
Ex-pose-me fa tutto questo e lo fa parlando di una giovanissima ai giovanissimi. Il testo, ideato e diretto da David Marzi, ha per protagonista una piccola Dalia Aly, adolescente di Cosenza, che all’età di quindici anni è sopravvissuta alla violenza digitale: il suo ex fidanzato ha diffuso online, senza il suo consenso, video intimi, registrati nella piena fiducia (e forse ingenuità) che è tipica di un’età caotica.
Dalia, classe 2001, insieme alla sua famiglia, denunciò l’accaduto e da allora è diventata un’attivista e un’attrice, perché anche dopo una violenza «ci sei sempre tu».

Domenica 26 aprile il Teatro Sociale ha accolto un testo sincretico: stand-up, autobiografia e commento autoriale, danza, musical. La drammaturgia di David Marzi – con l’aiuto regia di Teresa Cecere –, le musiche originali di Alessandra Orlando e Giulia Alò (tra cui la stessa Ex-pose-me), le coreografie di Francesco Biasi e l’interpretazione di Ilenia Sibilio – sul palco insieme a Giulia Alò – hanno dato vita a uno spettacolo dinamico e accattivante. La scelta di unire differenti linguaggi espressivi è vincente per un pubblico di adolescenti: Ex-pose-me, infatti, sarà portato nelle scuole superiori del territorio per quattro matinée.

C’è chi ha commentato premiando l’audacia della compagnia SenzaConfine, che ha prodotto l’opera, e sottolineando il “coraggio di esporsi” sul tema del revenge porn. Eppure, la violenza non dovrebbe essere divisiva. Tantomeno si dovrebbe aver paura di parlarne. Se la crudeltà della condivisione non consensuale di materiale intimo crea disagio, imbarazzo, dissenso, allora vuol dire che la società è malata doppiamente e l’atto violento viene amplificato.
Ex-pose-me non è “scandaloso”, ma è necessario per l’emancipazione non solo della donna, ma della società stessa: denunciare la complicità di un’intera comunità e finanche di un’intera specie è un atto dovuto verso la razionalità che ci definisce homines sapientes.


