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    Cultura & Spettacolo

    ‘I doni di Cerere’ a Egnazia: i cereali nell’alimentazione di un tempo

    Interessante incontro quello svoltosi domenica 30 agosto nel sito archeologico egnatino nell'ambito della rassegna 'Assaporiamo la storia'
    RedazioneDa RedazioneSettembre 1, 20154 minuti di lettura
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    'I doni di Cerere' a Egnazia: i cereali nell'alimentazione di un tempo - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Si è svolto domenica 30 agosto, al Museo Archeologico di Egnazia l’evento dal titolo “I doni di Cerere – I cereali nell’alimentazione degli antichi”, terzo appuntamento della rassegna “Assaporiamo la storia”, ciclo di visite guidate a tema, dedicate all’alimentazione nell’antichità, promosso da Nova Apulia s.c.a.r.l., società concessionaria del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la gestione integrata dei servizi di accoglienza ai visitatori nei Castelli e nei Musei statali in Puglia.

     

    La visita di domenica ha avuto inizio alle ore 19 e si è articolata in due tempi. I partecipanti, guidati dalla dottoressa Cynthia Leone, hanno dapprima visitato il parco archeologico, ammirando i resti dei monumenti che testimoniano l’importanza di Egnazia in epoca romana e paleocristiana (dalle terme alla basilica civile, dal Sacello delle divinità orientali alla piazza porticata, passando per le basiliche Meridionale ed Episcopale). In seguito il gruppo, visitando le 13 sale del locale Museo, ha potuto ripercorrere la millenaria storia di Egnazia, dall’Età del Bronzo al Medioevo. La visita è stata incentrata sulla produzione e l’uso dei cereali nell’antichità. Da sempre i cereali hanno costituito la base dell’alimentazione delle popolazioni mediterranee. Se in un primo tempo la raccolta di cereali selvatici ha integrato una dieta basata principalmente sui prodotti della caccia, l’età del Bronzo ha segnato la definitiva affermazione della cerealicoltura. La presenza dell’orzo e del farro si mantiene costante per tutto il Bronzo anche se non è possibile stabilire, solo sulla base delle cariossidi carbonizzate ritrovate, il grado d’importanza dei diversi raccolti.

     

    Nel Museo di Egnazia alcuni reperti risalenti all’età del Bronzo documentano l’uso di cereali. Si tratta di macine in tufo, utilizzate per frantumare le granaglie ed ottenere farine con le quali si preparava una sorta di pane non lievitato, che veniva cotto su piani di cottura in terracotta Anche i Greci conoscevano bene il frumento, l'orzo e il miglio. Una difficoltà essenziale permane nella identificazione dei cereali, che in Grecia non erano individuati in categorie precise, ma erano genericamente indicati come “semi”. L’alimento base della dieta nel mondo greco fu sicuramente il pane, che era prodotto in diverse forme (fiori o animali) e con vari tipi di farine; molto diffuso era l’uso di cospargere il pane con semi di papavero, ma anche con cumino, semi di lino e sesamo, come tramanda Alcmane Oltre che per il pane, i cereali, soprattutto il farro e l’orzo, venivano utilizzati per preparate pietanze simili alla polenta, che venivano servite piuttosto liquide. Mangiatori di polenta erano anche i Romani. In un famoso passo della Naturalis Historia (Nat. Hist. 18.19.83) Plinio ricorda che i Romani erano vissuti a lungo mangiando puls, una polenta di farro tostato e macinato, mescolata con latte e accompagnata da verdure o, più raramente, da carne.

     

    Nel corso della visita si è fatto anche cenno alle elargizioni di frumento che, in epoca romana, divennero un vero e proprio strumento di propaganda politica. Non è mancato, inoltre, un approfondimento sulle valenze religiose dei cereali, connessi ai temi della fertilità e della fecondità e associati a specifiche figure divine: Osiride in Egitto, Demetra nell'antica Grecia, Cerere a Roma. Il culto di Demetra, particolarmente sentito in Grecia e nei siti messapici, tra cui Egnazia, ha costituito il fulcro di una religiosità di tipo ctonio, cioè legata alla vitalità della terra. La dea “dalle belle chiome”, tutrice della terra coltivata e delle messi, madre di Kore/Persefone, identificata dai Romani con la divinità agricola Cerere, nell'iconografia classica è tradizionalmente raffigurata con una corona di spighe sul capo e un mazzo di spighe in mano. Elementi derivati dall’influenza greca sono confluiti nel culto romano di Cerere, alla quale ogni anno, era dedicato un ciclo di solenni celebrazioni che si svolgevano dal 12 al 19 aprile.

     

    Durante la visita al museo è stato evidenziato poi il passaggio dai culti pagani al Cristianesimo con l’adozione di simboli analoghi, tra cui la spiga di grano, dalla quale si ricava il pane. Proprio il pane assume nei riti cristiani valenze stratificate, che vanno dalla dimensione fisica di alimento a quella spirituale di “pane che dona la vita eterna”. La visita ha rappresentato dunque un viaggio ideale alla scoperta non solo di Egnazia, ma anche dell’importanza che nel corso dei secoli hanno avuto i cereali nella storia. Al termine della visita i partecipanti hanno potuto degustare prodotti cerealicoli caserecci preparati con farina di grano Senatore Cappelli, gentilmente offerti dal Panificio “Santa Maria” di Montalbano di Fasano. Il prossimo appuntamento, previsto per domenica 6 settembre, sarà incentrato sul vino.

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