FASANO – È un capolavoro satirico del Settecento, eppure “Il nipote di Rameau” di Denis Diderot dipinge bene pensieri e comportamenti della società attuale. A vestire i panni del mediocre protagonista della storia è stato l’attore Silvio Orlando, nella duplice veste di interprete e regista dello spettacolo andato in scena ieri sera (mercoledì 29 gennaio) al teatro Kennedy di Fasano. La stagione di prosa, predisposta dall’Amministrazione comunale e dal Teatro Pubblico Pugliese, ha lasciato spazio ad un’arguta riflessione sul genere umano e sulla felicità. La storia immagina il dialogo, al Café de la Régence di Parigi, tra il filosofo Diderot e Jean-François Rameau, parente di un celebre compositore musicale. In realtà, il Nipote non possiede genio né virtù: è un libertino, superficiale e farfallone che, durante la conversazione, confessa all’autore la propria immoralità.
Parrucca spettinata, sorriso subdolo e camicia sporca tratteggiato la figura di un “parassita del potere” che si guadagna da vivere facendo il buffone nei salotti dei potenti. Confessione dopo confessione, affiora il contrasto tra i due uomini sul palcoscenico. Il filosofo, da una lato, è «colui che non ha nulla e non chiede nulla» ma riesce a cogliere la felicità in semplici gesti; Rameau è un mediocre con doti di pantomimo che ravvisa la felicità nella potenza e nella ricchezza, che asseconda la corruzione e la sete di denaro. Nel suo mettersi a nudo al cospetto dello studioso, il protagonista confessa spudoratamente i vizi e i comportamenti depravati che definiscono se stesso e l’intera società. La sua, dunque, è una denuncia sincera di un mondo in cui virtù come l’ onestà, la sincerità e la libertà non conducono alla felicità. “Il nipote di Rameau” coniuga satira e moralità, confermando come lo scorrere del tempo non abbia modificato, nel bene e nel male, la condotta degli uomini.
Dopo i suoi numerosi successi televisivi e cinematografici, Silvio Orlando ha dato prova della sua bravura anche nel mondo del teatro. Con lui, Amerigo Fontani, Maria Rondanini e Luca Testa (al clavicembalo) hanno portato in scena una rappresentazione di spessore.


