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    Tutto quel che c’è da sapere sulle distorsioni

    Ospite di Osservatoriooggi.it la fisioterapista fasanese Carmela Lisi.
    Carmela LisiDa Carmela LisiAprile 22, 20134 minuti di lettura
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    Tutto quel che c'è da sapere sulle distorsioni - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Nella vita di tutti i giorni ci si ritrova spesso a camminare su terreni instabili, magari con calzature inadeguate. Spesso queste situazioni sono la causa della distorsione di caviglia, comunemente conosciuta come “storta”,  il trauma muscolo- scheletrico più comune a carico dell’arto inferiore. Si verifica a seguito di una torsione che supera i limiti fisiologici dell’articolazione tibio-tarsica, per un movimento brusco e forzato del piede, non verificandosi spostamenti ossei permanenti. A favorirne la sua insorgenza sono anche fattori costituzionali di rischio come ad esempio calzature non adeguate, così come le recidive dovute a precedenti episodi mal curati, oppure scarso tono muscolare e/o lassità legamentosa, retrazione del tendine d’Achille, piede varo. I principali segni clinici sono dolore alla palpazione ed edema a livello malleolare.

     

    L’esame clinico tuttavia non è in grado di rilevare perfettamente la gravità della distorsione; per cui una radiografia sarà indispensabile per scartare l’ipotesi di una lesione ossea. Infatti, a seconda della gravità della distorsione, vengono distinti tre stadi che determinano spesso il tipo di trattamento previsto.

     

    Il primo stadio è quello  della “distorsione benigna o slogatura” che comporta un semplice stiramento a livello della capsula articolare. Compare un modesto gonfiore a livello malleolare e, il  dolore, se pur presente non impedisce di camminare. Il danno funzionale è quasi assente quindi non è compromesso il movimento e non è presente instabilità articolare.

     

    Il secondo stadio è quello delle “distorsioni di gravità media” che comportano una parziale rottura dei legamenti e una certa perdita della funzione articolare ( quindi del movimento)  oltre ad una lieve instabilità. Questo tipo di distorsione prevede un trattamento di tipo ortopedico di immobilizzazione che può essere con una doccia gessata o, un  gesso “di riposo” (5-10 giorni) applicato a scopo antalgico o riduttivo (4-5 settimane).

     

    Il terzo stadio è quello della “distorsione grave”: vi è una rottura completa dei legamenti con gonfiore che inizia subito dopo il trauma. Si riscontra un’instabilità meccanica e l’incapacità di sostenere il peso sull’arto; il dolore è intenso. In questo tipo di distorsione, il danno funzionale può essere rappresentato oltre che da una rottura dei legamenti anche da una frattura ossea e, in questi casi si interviene chirurgicamente o con un gesso che va tenuto per sei settimane e che consente il carico solo a partire dalla seconda settimana dall’ingessatura.

     

    Nelle distorsioni di caviglia, come in tutti gli eventi traumatici, molto importante è il trattamento d’urgenza subito dopo l’evento traumatico che serve ad evitare per quanto possibile la comparsa di edema, dolore o l’aggravamento prima dell’esame clinico o radiologico condotto dal medico, grazie al quale è possibile comprendere la gravità della lesione e quindi il tipo di trattamento da eseguire. Questa “terapia d’urgenza”prevede:  l’utilizzo del ghiaccio (crioterapia) con conseguente effetto antlagico, anti-infiammatorio e riduce la formazione del gonfiore; il posizionamento dell’arto inferiore interessato in posizione declive (a 45° al di sopra dell’asse orizzontale) e quindi sollevato; la proibizione del carico prima di accertare la gravità della distorsione; l’applicazione di una fasciatura morbida di contenzione non elastica.

     

    Non appena le condizioni cliniche lo consentono (a seconda della gravità della distorsione) si deve procedere con un recupero funzionale dell’articolazione attraverso adeguati protocolli riabilitativi che prevedono una serie di esercizi volti a migliorare il tono-trofismo muscolare e consentire il recupero della normale ampiezza del movimento articolare della caviglia, rendendola così stabile. Quando si inizia con la fisioterapia, soprattutto nelle distorsioni gravi, se persiste dolore si può ricorrere all’uso dei mezzi della “terapia fisica” e quindi Tens, Tecar e Ultrasuonoterapia. Se persiste gonfiore è bene ricorrere a massaggi drenanti.

     

    Indipendentemente dal livello di gravità delle distorsioni, nel recupero funzionale di un distorsione di caviglia, elemento fondamentale è la “rieducazione propriocettiva”, l’unico mezzo che consente di evitare future recidive, in quanto,  rieduca il piede al perfetto controllo posturale e del movimento consentendo risposte rapide ed adeguate in situazioni destabilizzanti e potenzialmente pericolose e, rendendo cosciente l'individuo nei confronti del proprio corpo. Il “sistema propriocettivo”è infatti costituito da una serie di recettori presenti nei tendini, nei muscoli e nelle articolazioni, in grado di inviare notizie  a determinate aree cerebrali riguardo alla posizione del corpo nello spazio. L’individuo umano  quindi,  è in grado di percepire e riconoscere, senza il supporto della vista, la posizione del corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli attraverso la propriocezione. Da questo si evince con un adeguato recupero funzionale di una distorsione di caviglia consente di evitare costanti recidive.

     

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    Carmela Lisi

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