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    Ieri

    L’erezione a onorevole

    Da Osservatorio anno II n. 5 – maggio 1987
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 15, 20137 minuti di lettura
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    L’erezione a onorevole - Osservatorio Fasano
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    Ci vorrebbe una campagna elettorale ogni tre mesi per farci diventare più umani. Infatti, in tempi di elezioni, tutti i politicanti diventano cortesi, gentili, amabili, premurosi, attenti, solidali, urbani (anche vigili), creanzati, costumati e altruisti. Ti danno addirittura la precedenza anche se vieni da sinistra, e se ti fermi di botto nel bel mezzo del traffico, nessuno ti clacsona da dietro, anzi – via specchietto – ti inviano sorrisi a tutta dentiera con agitazione di manina destra in segno di antica inveterata amicizia.

    È come se fosse scoppiata una epidemia di galanteria acuta. Talché gente che tu mai avevi coperto, te la scopri improvvisamente in odore e calore di profondo affetto. Oh quanti abbracci; oh quante strette di mano; oh quante pacche sulle spalle; oh quanti gorgoglianti “ciao caro”; oh quanti interessamenti per la salute tua, dei tuoi e anche dei defunti che tieni; oh quanti! Non ne trovi uno, uno solo, in questo periodo, che ti piazzi un robusto vaffanculaggio, neppure per reazione a provocazione palese e manifesta. Niente: tutti zucchero e miele!

    Dimodoché il voto conquistato a suon di sorrisi, di promesse, di inchini e di prestazioni, una volta ottenutolo e assommato a tanti altri suffragi fino a formare il quorum del consenso utile, si trasforma automaticamente in viatico di potenza, arroganza, superbia, protervia, boria, spocchia. C’est la vie. Ne abbiamo visti di umili petenti (attenzione in tipografia: ho scritto petenti e non fetenti; viene dal fatino peto, che non significa comunque correggia o loffa), i quali da sottomessi e ossequiosi che erano, subito dopo le elezioni sono diventati inavvicinabili padreterni del mio belin (come usano dire i tifosi della Sampdoria).

    Altro aspetto particolare, tipico delle campagne elettorali, è l’apertura di quelle botteghe delle chiacchiere a credenza che sono le sezioni volanti. L’altro giorno m’è venuto il desiderio di comprare un po’ di cioccolatini per i bambini; entro sparato nel solito negozio e invece di trovarci fa pubblicità della Perugina, dell’Alemagna e delle altre case dolciarie ci trovo dei poster riproducenti il venerato volto del martire degli innocenti (è una vecchia storia che risale ai tempi di Erode di Siria e di Palestina o di dove diavolo era lui). Ignaro dell’avvenuto cambio di destinazione d’uso di quell’esercizio, ho chiesto due etti misti con qualche Gianduiotto, e mi hanno invece rifilato due buste piene di cartoncini con un numero su, schede facsimile, pieghevoli, depliant, lettere a cuore aperto, suppliche a bocca chiusa, ammiccamenti a occhio sbarrato e altre carte e cartuccelle. Insomma roba stampata in carta patinata, elegante, coloratissima, costosissima, ma buona solo per fa spazzatura. Fossero stati cioccolatini, mbé uno mangia, tace, riflette e magari ci scappa pure il voto; ma le carte non si mangiano, sant’Iddio.

    Non sono affatto laudatore dei tempi antichi, però devo ammettere che prima le campagne elettorali sapevano farle a regola d’arte, colpendo nel segno senza tanti sofismi. Mi ricordo quand’ero piccolo, allorquando i candidati di Stella e Corona riuscivano a trascinare dalla parte della nobiltà di sangue blu anche i più rossi proletari dei rioni popolari con convincenti pacchi di pasta, scatole di salsa e lattine d’olio. Maccheroni per tutti, e voti per il Re. E in quegli anni di euforia nazionale per l’incipiente Repubblica, a Fasano si votava tranquillamente per la monarchia. Voi direte che è il solito anticonformismo dei fasanesi; macché, fu la forza trainante e alimentatrice dei pacchi viveri.

    Altra usanza ora in voga è quella delle riunioni nelle hall degli alberghi, nelle sale dei circoli culturali, nei foyer dei teatri. In una di queste riunioni sono stato trascinato da un amico occasionale, uno di quelli che vuol far carriera con gli appoggi da dietro (ognuno ha i suoi gusti) e vi dirò, mie care dilettone, che è stata un’esperienza pressoché allucinante. Non mi era mai capitato di assistere alla presentazione del candidato ai “pochi intimi”, ovvero a quel centinaio di “grandi elettori”. Questa fa scena: lungo tavolo imbandierato dietro al quale sedevano con grande dignità e pompa i componenti la Commissione del Comitato Sostenitore Elettorale; vi erano patronesse e membri virili. Nella vasta sala (dove erano state disposte le sedie in bell’ordine) vi era tutto un campionario di umanità varia: sciacquini, galoppini, tirapiedi, tirascarpe, lecchini, marocchini, portaborse, portavalori, portabagagli, portantini, devoti, arcidevoti, fedeli, rompiscroti, subalterni, famigli, familiari, parenti stretti, larghi ed extra-large, guardaspalle, guardamacchie, scassapalle, guardie del corpo, guardie dell’anima, guardie giurate, guardie svizzere, guardiani del faro, guardoni, sporcaccioni, invertiti, travestiti, gay, ricchioncelli scherzosi, nobildonne, piedonne, donnine austere, matrone allegre, tenutarie, mantenute, sostenute, figlie di Troia, mamme di Foggia, nonne di Puglia e fratelli d’Italia.

    Dopo i saluti di rito, gli spaccheggiamenti, le strette vigorose, le manacciate, le carezze, i bacini, i bacetti, i bacioni, le toccate (e fughe), i palpeggiamenti, i pizzicotti e le altre smancierie del caso, ha preso fa parola il Presidente del Comitato che, con voce sensuale (tipo languido-roco da eunuco in calore, ma raffreddato), ha invitato gli astanti a sedersi. Quando tutte le chiappe si erano adagiate e il brusio finalmente sedato, il Candidato ha fatto la sua sorprendente apparizione. È stato il delirio: applausi a non finire, baccano infernale, casino della gran suburra, chi si spellava le mani, chi si strappava i capelli, chi il reggiseno, chi il reggicalze, chi batteva i piedi, chi batteva il tempo, chi batteva il marciapiede, chi gridava, chi sghignazzava, chi urlava, chi perdeva la voce, chi perdeva la calma, chi perdeva lo slip. Insomma l’ovazione fatta baraonda! Quando gli orgiastici entusiasmi si sono calmati, ha parlato lui, il Candidato. Ne ha dette di uccellate, a carrettate. Ma i suoi fans ormai erano in delirio e alla fine si sono avute manifestazioni di terrificante tarantolismo isterico (che se ve la descrivessi interverrebbero senza indugio la Censura, la Inquisizione, la Buon Costume, l’Esercito della Salvezza e l’Associazione delle Maestrine Protestanti).

    Dopo l’uragano di effusioni al Candidato, uno stuolo di lacché ha distribuito il materiale propagandistico (gran parte è finito nel cassonetto di dietro l’angolo). Ma tant’è. Questo è il rituale della campagna elettorale. Ho intanto dato uno sguardo alle liste, e fra le tredici della nostra circoscrizione si sono infrascati anche candidati di casa nostra: sono sei i fasanesi che aspirano all’onorevolato.

    Fra i demoproletari c’è un compaesano che sa quanto è duro il pendolare tutti i dì: sarei ben lieto che avesse un sedici grossissimo, come il numero di preferenza farebbe presagire.

    Quattro medici si sono piazzati rispettivamente nel PSDI, nel PLI, nel PRI e nel PSI. Si sa, i santi medici sono portatori sani di voti per grazie ricevute, e così ogni partito si è scelto lo specialista di turno. I repubblicani hanno puntato sull’ortopedico; i socialdemocratici sull’internista; i liberali sul dentista.

    Nel PSI, uno e bino, c’è stata fa salomonica divisione: un candidato per i socialisti decisionisti, dal fare ducesco e un candidato per i socialisti della sinistra distinta, compassata, signorile (oserei dire). Il buon medico ospitaliero, per gli elettori dell’ala destra (in fondo, ascensore n. 7 per l’attico); e il ligio funzionario per color che prediligono il piano nobile (interno n. 9, farsi annunciare dal portiere).

    Quindi, attualmente, il partito socialista risulta spaccato “soltanto” in due (povero garofano!) e i due rappresentanti locali, pur accomunati nello stesso quadro di Pellizza da Velpedo, si ignorano a vicenda. Dopo le elezioni la riunificazione? Tutto è possibile. Facciano tutti i giochetti che vogliono, tanto la gente non è più minchiona come una volta. E mi sa tanto che il chiasso elettorale influenzi poco e niente, ormai l’elettore è cresciuto e sa quel che fa. Purtroppo ha poco da scegliere perché le liste continuano a farle i maneggioni dei partiti, ma chissà che col tempo non cambi tutto e a governare ci vadano esclusivamente gli onesti, i capaci e gli affidabili. È il mio augurio fin da ora; a voi che mi leggete con tanta simpatia dico soltanto eleggete i migliori. Chi sono i migliori? “Questo è il punto che brucia”, disse don Filippo. In ogni modo, buttateglielo a chi vi pare e piace e, mi raccomando, anche in clima elettorale.

    godimento a tutta birra!

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