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    Cultura & Spettacolo

    ‘Ferdinando’: un tributo ad Annibale Ruccello sul palco del Teatro Sociale

    Per il Festival Nazionale “Di scena a Fasano” la compagnia del Teatro Mio di Vico Equense (Na) ha portato in scena la commedia che Ruccello scrisse nel 1985
    Angelica SiciliaDa Angelica SiciliaNovembre 17, 20123 minuti di lettura
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    'Ferdinando': un tributo ad Annibale Ruccello sul palco del Teatro Sociale - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Stanno per comparire i titoli di coda sulla quarta edizione della rassegna di teatro amatoriale organizzata dal gruppo di attività teatrali “Peppino Mancini” in collaborazione con il Comune. Nella serata di ieri (16 novembre), infatti, è stato rappresentato il quarto dei cinque spettacoli previsti nel cartellone del Festival “Di scena a Fasano”. Gli interpreti del Teatro Mio di Vico Equense (Na), diretti da Salvatore Guadagnuolo, si sono esibiti in “Ferdinando”, opera teatrale del commediografo italiano Annibale Ruccello.

    Siamo nel 1870. L’intera azione si svolge in una villa della campagna napoletana dove la baronessa Clotilde Lucanegro (Luisa Russo), rimasta vedova, ha deciso di esiliarsi per scappare dai debiti, dalle dicerie popolari e dai Piemontesi. Tra le mura della casa la donna trascorre le sue giornate a letto, convinta di essere affetta da malattie che la porteranno inspiegabilmente alla morte. Ad assisterla è la cugina Gesualdina (Tina Norvello), di rango sociale inferiore e per questo condannata a farle da infermiera e dama di compagnia. Le giornate trascorrono sempre alla stessa maniera, tra medicine, servigi e visite di don Catellino (Bruno Alvino), curato del paese nonché amante segreto della nubile Gesualda, che quotidianamente si reca a far visita alla baronessa donandole conforto.

    All’improvviso, la lettera del notaio Trinchera annuncia alla baronessa l’arrivo del giovane nipote Ferdinando (Peppe Coppola), affidato a lei in qualità di unica parente in vita dopo la morte dei suoi genitori. L’avvenente ragazzo sconvolge ogni equilibrio: con furbizia e presunta innocenza riesce ad intrattenere rapporti amorosi con le due donne e persino con il prete suo precettore. L’abilità di Ferdinando scatena numerosi conflitti all’interno della villa e smaschera i temuti segreti. La nobildonna stessa confessa al nipote di aver conservato per lunghi anni una cassetta colma di pietre preziose; le due donne scoprono le relazioni omosessuali del curato.

    Il finale custodisce due colpi di scena: l’omicidio di don Catellino, avvelenato dalle due signore gelose del loro giovane amante, e la confessione di Ferdinando che rivela di essere in realtà Filiberto, figlio del notaio Trinchera, mandato lì dal padre per impadronirsi dell’ambita cassetta di brillanti. La messa in scena, divisa in due atti, ha colpito il pubblico soprattutto per l’interpretazione delle due attrici che, recitando quasi interamente in dialetto napoletano, hanno saputo mostrare l’amore e l’odio di due figure femminili molto forti. La scarna scenografia ha fatto da sfondo ad un tema di spessore morale di cui parlano spesso i media ai nostri giorni: gli abusi sui ragazzi da parte di certi ecclesiastici.

    Con “Ferdinando” il regista Salvatore Guadagnuolo ha voluto omaggiare il drammaturgo Annibale Ruccello scomparso nel 1986, un anno dopo aver scritto questa commedia.

    Il sesto ed ultimo spettacolo in concorso al Festival “Di scena a Fasano” sarà presentato domenica 18 novembre alle ore 19.00. Il Teatro Sociale ospiterà “Chiave per due”, scritto da Chapman e Freeman, rappresentato dalla compagnia Piccolo teatro Mario Tartarotti di Merano.

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