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    Attualità

    Ospedale: la Regione chiude, Amati riapre ma l’incertezza continua

    Dopo una giornata in cui le notizie si sono susseguite e gli animi riscaldati si cerca di capire cosa accadrà in realtà nelle prossime settimane
    Alfonso SpagnuloDa Alfonso SpagnuloMaggio 29, 20125 minuti di lettura
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    Ospedale: la Regione chiude, Amati riapre ma l'incertezza continua - Osservatorio Fasano
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    FASANO – La lunga giornata dell’ospedale di Fasano. Prima morto poi, come Lazzaro, resuscitato dall’assessore Fabiano Amati che dice di stare tranquilli. Ma ricostruiamo quello che è accaduto ieri (lunedì 28 maggio). La “bomba” è esplosa ieri mattina quando, all’interno del nosocomio fasanese, inizia a circolare un documento (che dovrebbe essere discusso proprio quest’oggi, martedì 29 maggio in Regione) in cui sono rese note le prossime mosse da attuare per quanto concerne l’Azienda sanitaria brindisina e di conseguenza anche per l’ospedale di Fasano. La Asl di Brindisi dovrà procedere in fretta alla dismissione di 92 posti letti e in cima alla lista nera c’è proprio l’ospedale di Fasano.

     

    Questo presidio, si legge, “è caratterizzato da un tasso di occupazione complessivo del 67%, eroga il 58% dell’attività in favore dei residenti di Fasano, i quali tuttavia si rivolgono all’ospedale del proprio Comune solo per il 37% dei ricoveri. Complessivamente l’attività si configura di bassa complessità. I posti letto della medicina e della chirurgia generale vengono garantite da un potenziamento della dotazione negli altri ospedali provinciali, atteso che entrambe le discipline sono in eccesso rispetto agli standard Agenas per bacino d’utenza”. Il risultato pratico di queste parole? L’ospedale di Fasano viene riconvertito in struttura territoriale. Cosa vuol dire? Vanno via tutti i reparti compresi medicina e pneumologia che emigra ad Ostuni. Ci saranno a disposizione soltanto 8 posti letto da ospedale di comunità nel senso che saranno gestiti dai medici curanti. Il Pronto Soccorso viene ridimensionato a posto di pronto intervento e 118. Ci saranno i poliambulatori territoriali, il consultorio e i day service chirurgico, ortopedico e oculistico. Resta anche il day service oncologico con riabilitazione oncologica. Ostetricia si trasformerà in casa del parto. Insomma l’ospedale verrà quasi azzerato.

     

    «Come ben sapete di queste cose si occupa la Regione Puglia – è il commento del direttore generale dell’Asl brindisina Paola Ciannamea -. Sapevamo che Fasano aveva ormai un’attività ridotta ma di ufficiale non è stato comunicato nulla. Sono chiare a tutti le difficoltà a cui stiamo andando incontro ed è evidente che occorre prendere decisioni dolorose». Ma Fasano non doveva dormire sonni tranquilli fino a quando non c’era qualcosa di più concreto per una nuova struttura, Bari sud o Brindisi nord che fosse? A dichiararlo, in piena campagna elettorale, furono proprio il presidente della Regione Nichi Vendola durante un comizio tenuto a sostegno della candidata del centrosinistra Stella Carparelli (poi sconfitta al ballottaggio da Lello Di Bari) e dall’assessore regionale Fabiano Amati. Entrambi sarebbero sconfessati dall’attuazione di simili provvedimenti. «Come primo cittadino non posso attenermi a documenti non ufficiali – è il primo commento del rieletto sindaco Di Bari -. Leggo quanto riportato dal alcuni organi di stampa ma non si tratta di documentazioni ufficiali come determine o delibere. Quindi ci andrei cauto prima di far suonare le campane a morto. Certo, se poi le cose andassero davvero in questa direzione allora occorrerà valutare tutto e ci muoveremo di conseguenza». Ma a difendere il nosocomio fasanese ecco arrivare l’assessore regionale Fabiano Amati. «Per chiudere l’ospedale di Fasano bisognerebbe superare il presidio di protesta che mi preoccuperei di organizzare, così come feci nel 2001-2002 – ribatte Amati -. Ho detto in passato, e lo ripeto anche questa volta, che sarei disposto ad accettare la chiusura dell’ospedale di Fasano solo con la pubblicazione del bando di gara d’appalto del nuovo grande ospedale intermedio tra le Province di Bari e Brindisi. Ho parlato con il collega Attolini, il quale mi ha rassicurato che lo schema di attuazione della fase due del piano di rientro, dal quale la notizia è stata tratta, non può prevedere la chiusura dell’ospedale di Fasano sino a quando non siano attivate concretamente le procedure di costruzione del nuovo ospedale. Io ovviamente vigilerò, esattamente come feci dieci anni fa, con il vantaggio che questa volta prima di scendere in piazza ho la possibilità di esprimere il mio voto nelle assemblee in cui queste cose si decidono ed è solo per questo che sull’argomento preferisco attendere l’approvazione degli atti amministrativi alla immediata reattività mediatica, che molto spesso sembra purtroppo l’unico misuratore della volontà degli individui».

     

    Amati chiude il suo documento con una “stilettata” ai medici ospedalieri. «Nel frattempo – conclude l’assessore – invito tutti i medici dell’ospedale di Fasano a continuare a lavorare con il solito zelo, pur in una situazione oggettivamente difficile per tutto il mondo sanitario pugliese, perché anche lo sconforto è in grado di far nascere argomenti contro il nostro ospedale e la nostra comunità cittadina». Insomma, non si capisce dove possa risiedere la verità. O meglio. Pur capendo tutti gli sforzi compiuti da Fabiano Amati è un dato di fatto che ormai il nosocomio di Fasano ha ormai un’attività quasi vicino allo zero. Alcuni medici pare andranno in breve in mobilità aziendale e, a seconda dell’anzianità e della loro posizione in un’ipotetica graduatoria che si andrà a formare, dovranno scegliere in quale ospedale andare a rendere la loro opera. E in tutto questo, tranne qualche rara eccezione, stona l’immobilità della cittadinanza che sembra davvero essersi rassegnata all’idea di non avere più il suo ospedale.

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