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    Ieri

    La grande abbuffata di soprannomi

    Articolo estratto dal numero di NOvembre di Osservatorio del 1987.
    RedazioneDa RedazioneAprile 15, 20128 minuti di lettura
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    La grande abbuffata di soprannomi - Osservatorio Fasano
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    di U TAGGHIA TAGGHIE BR 37338

    Caro lettore, se la scorsa volta ti sei divertito allo Zoosafari e allo spettacolo cittadino, allora fidati di me e rituffiamoci nel caleidoscopico mondo dei soprannomi fasanesi.

    Devi sapere che io non so resistere ai languori di stomaco e, poiché mi hanno informato che qui dietro l'angolo si è aperto un lussuoso ristorante, sarà il caso di andare a mangiare un boccone.

    Beh a dire il vero, il nome del locale non promette nulla di buono: a Fame.

    Comunque entriamo…Hai notato quanta bontà su quel Tavulame al centro della sala? Fecazzidde, Fecazze pi li, Fasoule, Polpette, Gnumaridde, Brasciaule, il marro di Cazzemarre, zuppa di Scorfiarosse, petto e cosce di a Quagghie e mille altre leccornie.

    Però ci è preso un accidente quando è stato annunciato che il capocuoco è… Picche de sale!

    Se consideri poi le seccature che ti procura abitualmente qualche insigne convitato, allora le prospettive son tutt'altro che rosee: Foume i cameine ha consumato del tutto suole delle scarpe, pavimento e polmoni e poi, quando “s’accucchia” a Sigare mmocche, insieme ti fanno una tale cappa di smog, che sembra il fungo atomico di Hiroshima.

    Pane perse si lamenta del suo perpetuo digiuno e da tempo immemorabile prega Pane i case di entrare in società con lui.

    Mangiassutte sembra vagamente anemico e potrebbe svenire da un momento all'altro, Ciccillame improvvisa conferenze sulle sue diete rigorosissime, u Fiasche sentenzia «In vino veritas», Rosoglie gli risponde «Prosit». U Vesuvie invece, illustrando i suoi progetti funesti, offre un bicchiere di lava a Napule strutte, che per l’occasione si è dichiarato… astemio.

    Metti poi, caro lettore, le evoluzioni di al­ cuni strani camerieri: u Juppe e a Verneseine non hanno ancora fatto un passo in rettilineo ed emulano con i vassoi gli incidenti della prossima Fasano-Selva. Trumulande (che tutto può fare fuorché il cameriere) ha versato a terra il piatto di Fafe calle, provocando lo scatto d’ira di Fafe arrapate, che ne aveva chtesto una grossa porzione. Cacciapelluzze vede peli dappertutto e finisce per sciacquarsi le mani nelle minestre. Coccofresche si becca turpiloqui perché non serve mai una pietanza riscaldata, u Cafame esibisce i suoi modi estremamente scortesi e rifila cazzottoni a tutti i clienti molesti.

    Regolari e roboanti proteste si levano in particolare da parte di u Fessille, u Stuteche e u Cucche che non capiscono perché a loro vengano imposte solo pietanze a base di Checòmere e Cetrame. Qualche gridolino di terrore giunge invece dalle parti di Settossere che, tutto tremante, viene ininterrottamente annusato dal cane di Cuzzulicchie, evidentemente non sazio di essersi mangiato tutte le galline del padrone; è stato pertanto convocato d’urgenza Ngappacane che, nel suo furioso raid, si è macchiato anche della malformazione estetica di Cane senza caute. Ti jitte o ti jette, nel frattempo, stremato dalle marachelle di una consorte troppo libertina, per l’ennesima volta trascinava per i capelli la moglie alla finestra e, con piglio severo, le pronunciava la fatidica frase: « O te scitte o te scette!» La signora, dopo aver chiesto il perdono dei peccati, si è gettata, ma… tra la disperazione del marito, ha atterrato proprio sulla carrozza di u Cucchire, con cui ha pensato bene di concludere la giornata (… chissà dove).

    Ma presto la nostra attenzione è stata catalizzata da ciò che accadeva al tavolo dei maestri fasanesi: u Mestre suggeriva a Mestchegghiame di mettersi in pensione, Mestmareine invitava Mestmargiale a dar sosta alla sua frenetica attività, Mestpurche invece non faceva altro che girarsi, tutto sbrodolato, verso il collega Porche de chiazze che pare abbia ripreso la sua proficua occupazione, dopo la malattia gravissima che lo ha bloccato… quando la piazza era in ricostruzione. Al fianco di quest’ultimo c’era uno che non faceva altro che grattarsi concitatamente all'altezza della caviglia; hai voglia a gridare che l’aveva pizzicato Zambane o addirittura Tarantele o Pelòseme! Tutti i dubbi son stati chiariti quando egli stesso ha confessato di chiamarsi… Porgeint’a calzette.

    D’un tratto abbiamo assistito a una scena d’incredibile coraggio ed eroismo; con uno scatto improvviso e vagamente sadomasochista, degno de “L’Agnese va a morire”, a Sapame ha fatto un’escursione nei pressi di questo tavolo… È stata miserabilmente sepolta dalle mazzate dei Superquattro: a Zuzze, u Scurzame, Vermecidde e Peile muscete. Perdinci, c’è stato anche chi ha avuto il coraggio di giu­stificare questi “lindi” signori, per il fatto che, guarda caso, proprio questa mattina si sono… lavati(!) Ma tale avvocato della difesa si chiama a Busci e pertanto nessuno ha dato peso alla frescaccia raccontata; anzi, persino Chiacchiaridde ha perso la pazienza e gli ha perentoriamente gridato: «Mo, mo, vé Cuntangille a Mamonze!» (… che difatti, come sempre, è stato l'unico che ci ha creduto).

    Si sono presagite sventure quando u Scialepame s’è messo in piedi e, dopo aver zittito la sala, s’è arrischiato a fare un brindisi a tutti i presenti, nominandoli ad uno ad uno; il temerario però non azzeccava una parola e ha provocato un violento attacco di Nerve, suscettibilissimo di natura, il quale se lo sarebbe mangiato vivo se non fosse stato istantaneamente legato dalla testa ai piedi. Da parte sua u Pecciouse si rifiutava categoricamente di assaggiare a Patane, perché voleva invece proprio a Patane zuccareine servita a u Vezziouse. Per completare il quadretto dei nevrotici si aggiunga che nello stesso momento veniva servita a Cialledde, ma nemmeno a farlo apposta l’unico Muschille è capitato nella razione di Attaccaleite. Per quanto Pappamosche abbia cercato di riparare all'incidente ingoiando l’intruso, è scoppiato egualmente un fi­ nimondo.

    Dello schiamazzo ha tentato di approfittare Arrobbapicciuledde, che furtivamente ha cercato di portarsi via a Beli. Il lazzarone stava quasi per varcare la porta quando, a richiamare l'attenzione dei pre­ senti, si è levato l’urlo di Se nnesse (“Se ne esce!”), subito seguito dall'implorazione commovente di Lascialasté (“Lasciala stare!”) il quale, a onor del vero, non conosce altri vocaboli. L’accaduto non ha turbato minimamente l’atmosfera serafica e romantica di Chichi e Cocò (e … censura del terzo individuo, falloforo indecente fattosi cospargere di cacca), i quali, in pieno giorno, pranzavano a lume di candela,… valli tu a capire! In onore di questi è stata proposta in sala una nota serenata d’altri tempi, di cui voglio ricordare il testo assai significativo e profondo: Ti­ ti Tirititi, Cik i ciak, Ciambra ciambre, Quaglia qaglie, Uauacce nzacche, Ialla, Zaza, Zugt zugt, Pis pis.

    Ma, apriti cielo! Il disco si è incantato proprio a Pis pis, e pis pis una volta, pis pis due volte, pis pis tre volte, … ecco che si è scatenata la corsa ai bagni di Piscia pisce, Piscia turneise e Piscia unnedde (che evidentemente hanno una diversa concezione dell'atto orinario). Spiodde ha riferito poi di avere sorpreso nei bagni anche Cognacesse che malediva le otturazioni di Cacafogghie; u Preise che si è sentito male alle confessioni di a Malarie e Fizze d’agghie; Carna ncoule che ha scatenato le voglie proibite di Alleccacoule. Veideme ncoule addirittura si è precipitato in sala col didietro scoperto, attentando al buongusto degli intervenuti, persino Schefezze ha avuto un conato di vomito.

    Ma intanto si è arrivati quasi a fine pranzo. Vengono portate guantiere colme di Scalidde, Cocuzze, Fafe lupeine, Mengulicchie, Castagnelle, Pastizze, Prame, Chetògnere. È a questo punto che qualcuno ha giurato di vedere u diavole rubare qualcosa dal vassoio della frutta; il satanasso, dopo aver preso le sembianze di a Lucerte frascetane (anziché del serpente), ha clamorosamente scambiato A Lellu per Eva e l’ha istigata a mangiare il frutto dell’albero della cono­ scenza, cioè a Paire (… ma non era una mela?).

    Facciaricche, da parte sua, si è azzardato a dire di essere un morto di fame senza l'ombra di una lira: tra le risate gene­ rali è stato spogliato pure delle mutande. Ma la quota indispensabile era lontana ancora anni luce. È a questo punto che si son svegliate le contorte perfide menti di Mala­ penze e Malupunzire, le cui proposte, accettate all'unisono, hanno scatenato il putiferio. Cosi è scoccata la Malaure. Il gestore del ristorante è stato spinto con la forza al centro della sala, solo contro tutti. Prima si è cercato di arrivare a un compromesso: Traie de mazze, Iasse de mazze, Iasse de spade e lucchie russe gli hanno proposto di giocarsi a scopa il pagamento del conto, ma il misero, di fronte a una concorrenza cosi agguerrita e di provata esperienza, ha drasticamente rifiutato. Allora è stato preso a botte di Pummudaure, poi afferrato alla gola da Discete nganne, dunque terrorizzato dalle minacce eloquenti di Spaccamonte, Spasciacarrare e Lamafurcele, ma quando si è visto di fronte nientepopodimeno che… Mpeicaciòccere (!), è svenuto sul colpo.

    II gestore si è risvegliato all’istante, per miracolo, quando Strunze mmocche ha affermato che si sarebbe prestato per la respirazione bocca a bocca. Non lo avesse mai fatto: è stato prima fatto oggetto degli scatti isterici di u Spostate, poi delle svariate violenze di Razzabrutte.

    Il martire, all'ultima richiesta di ritiro del conto, con un filo di voce ha osato dire ancora di no e a questo punto, mentre Pagghialonghe e i Fiammifere davano fuoco all’edificio, si è avuto l'intervento conclusivo ad alta precisione balistica di a Pestaule, Scoppette, u Canname, a Bomb … Bum, cronaca di una morte annunciata.

    E noi caro lettore, siamo testimoni di un orribile delitto… Mai visto un popolo irrequieto come quello fasanese! E poi, possibile che alla fine dobbiamo sempre darcela a gambe? Senti, sai che ti dico? Andiamo a casa mia, che ci facciamo un panino…

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