Bari – Spesso citato in cronache di buona sanità, il dott. Domenico Pastore è stato nominato primario del reparto di Ematologia, che guiderà dal prossimo 16 maggio, dell’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, centro di eccellenza regionale per la ricerca e la cura dei tumori.
Il medico fasanese, dunque, termina l’incarico di dirigenza del reparto ematologico dell’Ospedale Perrino di Brindisi per portare la sua massima competenza (ricordiamo, per esempio, che grazie al suo operato nella nostra ASL è stata introdotta la terapia CAR-T, ndr) nel capoluogo di regione e assistere i pazienti di tutta la Puglia.

Nell’accogliere la nomina, il dott. Pastore ha dichiarato: «Assumere la guida dell’Ematologia dell’Istituto Tumori di Bari rappresenta una grande responsabilità e un’opportunità importante. Arrivo in una realtà solida, con professionisti di grande valore e una unità operativa già altamente qualificata, anche nell’ambito dei trapianti, elementi fondamentali su cui costruire e consolidare ulteriormente il lavoro svolto. L’Istituto dispone di tutte le potenzialità per sviluppare attività clinica e di ricerca di alto livello, rafforzando l’offerta di terapie innovative e contribuendo a consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama oncologico».
Nel comunicato stampa ufficiale dell’Istituto Tumori il Commissario Straordinario Alessandro Delle Donne ha commentato così l’arrivo del dottore fasanese: «Con l’arrivo del dottor Pastore l’Istituto rafforza ulteriormente le proprie competenze nelle aree ad alta complessità, consolidando il ruolo di riferimento regionale e interregionale nella cura delle patologie oncoematologiche. L’obiettivo è anche quello di recuperare una piena centralità nelle attività di trapianto, sia autologhi che allogenici, nello sviluppo delle sperimentazioni cliniche di fase precoce e nel rilancio della cell factory, per la produzione di terapie avanzate come le CAR-T».
In un incontro sulla prevenzione organizzato dalla redazione di Osservatorio, nel settembre del 2023, il dott. Pastore dichiarò che «a Brindisi siamo autonomi in senso trapiantologico autologo e allogenico. Questo riduce il dramma dei viaggi della speranza: nel caso dei trapianti ematologici c’è un follow-up di almeno un anno e, quindi, diventa difficile affrontare altri viaggi in caso di complicanze. In Puglia siamo riusciti a diminuire molto la mobilità passiva».
E in merito all’innovativa terapia CAR-T, di cui Brindisi è il secondo centro in Puglia e il sesto al sud Italia, il primario spiegò che tale approccio terapeutico «consiste nel prelevare i linfociti T dalle cellule del sangue tramite un’aferesi, spedire queste cellule in centri specializzati, che per noi sono nel New Jersey (USA) o a Rotterdam, e le cellule vengono ingegnerizzate: le si istruisce a colpire esclusivamente le cellule tumorali di quel paziente, cioè le si arma. Al momento questa tecnica è il massimo in ambito di medicina di precisione e il massimo della medicina personalizzata, perché queste cellule possono essere usate soltanto per un determinato paziente. Le cellule, quindi, vengono spedite, poi tornano e vengono infuse nuovamente nel paziente. Così distruggono le cellule tumorali e resistono per un po’ di tempo».


