Fasano – Queste la nota stampa del gruppo consiliare FASANOCONTINUA:
«Le dichiarazioni rilasciate dalla Dottoressa Martucci e alcune delle altre che ne sono seguite sulla stampa e sui social media lasciano incredulo il gruppo di FASANOCONTINUA che con estrema amarezza è costretto a replicare.
Prima di ogni altra considerazione, non possiamo non evidenziare la gravità assoluta dell’accusa di “estorsione”; parole di questo peso non appartengono al lessico della polemica politica, ma a quello ben più serio del diritto penale. Evocare pubblicamente un reato così grave, senza fornire alcun elemento concreto, non è soltanto irresponsabile: rischia di trasformarsi in un comportamento che travalica i confini del confronto politico per entrare in territori che richiedono ben altra cautela e responsabilità. Per questo motivo, prima ancora di entrare nel merito delle questioni amministrative, riteniamo doveroso sottolineare che accuse di tale portata non possono essere utilizzate come semplice espediente polemico o come reazione emotiva ad una decisione politica non gradita. Chi pronuncia parole del genere dovrebbe essere perfettamente consapevole delle conseguenze che esse comportano, non solo sul piano politico ma anche su quello giuridico.
Duole prendere atto che la Dottoressa Martucci ritenga ingiusta, addirittura “ai confini della legalità”, la decisione presa dai Consiglieri Comunali, dal coordinatore del gruppo e dal Sindaco, solo perché presa a suo discapito, come se questo bastasse, da solo, a trasformarla automaticamente in un atto illegittimo.
In realtà, avremmo voluto evitare, per mero garbo e rispetto, di dare evidenza pubblica alle ragioni di tale decisione, per tempo esposte ed eccepite personalmente alla Dottoressa Martucci che, invece, vuol far credere di averle apprese “solo con una PEC” e che, a questo punto, non possiamo fare a meno di evidenziare.
Avremmo voluto evitare di rendere pubblico il fatto che la Dottoressa, nel solo anno 2026, è risultata assente per oltre il 50% delle riunioni di Giunta, senza addurre alcun legittimo impedimento e senza avere nemmeno il garbo istituzionale di avvisare preventivamente i “propri consiglieri”. Un atto a dir poco dovuto, considerato che non presentarsi in Giunta, senza preavviso e senza motivo, significa di fatto sottrarsi al confronto collegiale e, implicitamente, esprimere dissenso rispetto alle delibere di maggioranza da adottare, le stesse delibere successivamente da sottoporre al vaglio del Consiglio Comunale chiamato a ratificarle.
Anche in questo si concretizza il rapporto istituzionale di fiducia tra assessori e consiglieri. Per comprenderne meglio la gravità basti pensare che questi ultimi, pur non percependo uno stipendio come gli assessori (indennità di funzione fissa mensile), decadono automaticamente se assenti senza motivo dal Consiglio per tre volte consecutive.
A ciò si aggiunga il limitato contributo fornito all’attività amministrativa, più volte lamentato dal Sindaco e, per dirla tutta, anche da altri assessori e consiglieri di maggioranza e di opposizione. Tra questi anche da coloro che oggi, però, come da diffuso copione della politica locale, diventano improvvisamente i portabandiera del “buonismo” e si ergono a strenui difensori della Dottoressa Martucci, nel tentativo – piuttosto trasparente – di ritagliarsi qualche minuto di visibilità. Un esercizio che spesso consiste nel mascherare il più ordinario chiacchiericcio da bar dietro presunte analisi di alto valore sulla politica, sulla democrazia rappresentativa e sulla parità di genere addirittura, salvo poi dimenticare, con sorprendente rapidità, tutto ciò che fino a ieri veniva confidato in privato con ben altri toni e ben altre valutazioni.
Fuorviante e strumentale riteniamo il richiamo ai voti dei cittadini, atteso che la carica di assessore non è elettiva; con estrema convinzione riteniamo, invece, che tradiremmo il mandato elettorale: facendo finta di nulla, non esercitando il doveroso controllo, lasciando che le cose vadano da sé, non incidendo sull’azione amministrativa, non prendendo decisioni, anche se difficili, dolorose e impopolari, ma con un solo ed unico obiettivo: il bene della nostra città.
Ebbene, in questo momento, abbiamo ritenuto che la Dottoressa Martucci non rappresentasse un valore aggiunto, né per il perseguimento di questo obiettivo, né per il percorso politico che questo gruppo intraprenderà nel prossimo futuro. Una motivazione molto più semplice rispetto a quella che qualcuno vuol far credere, utilizzando strumentalmente proprio quei tatticismi e giochi di potere che oggi vengono imputati a noi; una motivazione più volte spiegata alla Dottoressa Martucci che è stata libera di scegliere se rassegnare le dimissioni o ricevere formalmente la comunicazione della decisone presa.
Questi i fatti, questa l’incontrovertibile verità.
Per di più, la Dottoressa Martucci, piuttosto che mettersi in discussione e riflettere sulle contestazioni mossele, anche al solo fine di recuperare il rapporto di fiducia con il gruppo, ha ritenuto opportuno lanciare gravissime accuse di estorsione, senza indicare fatti, circostanze o comportamenti concreti che possano anche solo lontanamente giustificare l’utilizzo di una parola tanto pesante.
Ed allora, per riportare la vicenda nel perimetro della ragionevolezza e della serietà, c’è da auspicarsi che la Dottoressa Martucci abbia semplicemente ignorato l’autentico significato del termine estorsione e che possa quindi ravvedersi. Perché in politica si può discutere di tutto, si può dissentire, si può anche sbagliare ma non si possono lanciare accuse di natura penale come se fossero slogan da comunicato stampa.
Resta l’amarezza e la tristezza nel constatare come l’animo umano sia sempre incline a riconoscere i propri meriti e quasi mai disposto a riconoscere i propri errori, fermo restando che la nostra integrità morale non potrà certo essere scalfita da quello che non potremo esimerci dal considerare il risentimento di chi, privato di un ruolo istituzionale, sembra aver confuso il servizio alla comunità con un diritto personale alla permanenza nella carica.
Una confusione comprensibile forse sul piano umano, ma decisamente inconcepibile sul piano politico e istituzionale».


