Fasano – Il progetto “Intrecci di musica e letteratura” dell’IISS “Leonardo Da Vinci” di Fasano, giunto alla ventunesima edizione, continua a stupire per passione ed originalità, come attestato dall’ottima riuscita e dal commosso riscontro del pubblico dello spettacolo “Francesco: l’eredità del vento”, andato in scena nel teatro “Kennedy” nelle serate del 4 e 5 giugno scorsi.
Il lavoro teatrale, figlio della sceneggiatura e della scrittura a firmata dai prof.ri Mina Corelli e Michele Iacovazzi, e delle coreografie della prof.ssa Mara Ferrara, è liberamente ispirato alla vita del Santo di Assisi, del quale il prossimo 3 ottobre si celebreranno gli ottocento anni della morte, ma la cui attualità è quanto mai forte tuttora.
Proprio su questo aspetto, con continui parallelismi tra gli episodi cardine della vita di San Francesco ed i temi oggi caldissimi, si è incentrato lo show, che ha visto come protagonisti (nei ruoli di attori, cantanti, musicisti, ballerini, tecnici, grafici, scenografi e figuranti) oltre 120 tra studenti e studentesse del “Da Vinci”, con la presenza di un manipolo di ex alunni ed alunne che hanno voluto fornire il loro apporto, e con le piccole ballerine dell’accademia “Oltredanza” di Pezze di Greco tenere protagoniste in avvio di spettacolo.
Il costante rimbalzo tra otto secoli fa e la contemporaneità prende il via dalla conversione di quello che allora era Giovanni di Pietro di Bernardone, il quale, nelle vesti di un giovane di oggi (interpretato dal primo degli otto ragazzi che nello spettacolo hanno indossato i panni di Francesco) ingabbiato dai falsi valori veicolati dai social network e dal culto dell’apparenza ad ogni costo, decide di affrancarsi dalla ricchezza paterna, spogliandosi ed optando per il coraggio del “no”, avviando il proprio coraggioso percorso accanto agli ultimi nella povertà, ma anche alla ricerca di sé.
Il viaggio prosegue con l’incontro con il “lupo”, simbolo dell’apparentemente “diverso” che anche oggi fa troppo spesso immotivatamente paura divenendone oggetto di scherno e isolamento, che si tratti di migrante, malato, omosessuale, detenuto, anziano, disoccupato, depresso, rifugiato o di persona con disabilità, e con l’analisi dei conflitti con le istituzioni, spesso e volentieri lontanissime, tra interessi avversi ed eccesso di burocrazia, da ciò che dovrebbe essere realmente centrale nelle vite dei popoli.
Centrale nello spettacolo è stata, in maniera più che pertinente, anche la figura di Santa Chiara (interpretata da tre attrici), “luce riflessa” di Francesco ed immagine di una donna che sceglie da sé e per sé, nella ricerca di un amore che non completi, ma liberi. Ovviamente non potevano mancare i riferimenti alle guerre, contestualizzati nell’incontro tra il “Poverello” ed il sultano al-Malik al-Kamil nell’ambito della Quinta Crociata, divenuto simbolo di pace e di dialogo interreligioso, con il tema oggi più caldo che mai alla luce dei tanti conflitti in corso, con le vittime che, come troppo spesso accade, si contano principalmente tra le fasce più fragili. “Il Cantico delle Creature”, scritto proprio dal Santo di Assisi, ha fatto invece da ponte con la crisi ambientale e climatica che attanaglia il mondo contemporaneo, scaturendo “eco-ansia” ma anche voglia di curare questa terra, rinunciando all’indifferenza.
Con le tele di Giotto proiettate sul fondale e con l’efficace colonna sonora, quasi sempre interpretata live, che tra Achille Lauro (“Perdutamente”) e Franco Battiato (“La Cura”, passando per Angelo Branduardi (“Il Cantico delle Creature”, “Il sultano di Babilonia e la prostituta”), Leonard Cohen (“Hallelujah”, Marco Mengoni (“L’essenziale”, “Esseri umani”), Nomadi (“Io Vagabondo”, “La libertà di volare”), Elisa (“Luce”), Renato Zero (“Cercami”), Ermal Meta (“Vietato morire”), Diodato (“Fai rumore”), Niccolò Fabi (“Io sono l’altro”), Mina (“Mi sei scoppiato dentro il cuore”), Mango (“Gli angeli non volano”), Mia Martini (“Almeno tu nell’universo”), Gianni Morandi, Umberto Tozzi, Enrico Ruggieri (“Si può dare di più”) e Ornella Vanoni (“Un sorriso dentro al pianto”), ha fatto da costante presenza nel corso del lavoro teatrale, lo show è scivolato verso il finale nel quale le stimmate hanno rappresentato quelle cicatrici che possono essere ansia, lutto, senso di colpa, sensazione di essere sbagliati, le quali però devono essere viste come gradi di coraggio e non segni di vergogna.
La morte del Santo, infine, ha funto da cassa di risonanza per quello che è il testamento di Francesco, il cui esempio, completamente umano nella sua santità, è tuttora fortemente vivo e la cui eredità, vissuta come “chiamata alle armi della gentilezza” e come “ribellione della cura contro l’indifferenza”, è un vento che soffia ancora forte nelle aule scolastiche, nelle paure e nelle speranze di questo gruppo di studenti e studentesse. Gli stessi hanno voluto dedicare questo spettacolo, intenso, completo e ricco di riferimenti, al commovente ricordo della propria compagna Consuelo Furio, prematuramente scomparsa negli scorsi mesi e la cui stessa eredità, così come quella di Francesco, vive robusta nel fresco respiro di questo gruppo di ragazzi talentuosi e di chi, anche nelle precedenti annate, ha fatto sì che il progetto “Intrecci di Musica e Letteratura” del “Da Vinci” diventasse una solida certezza del territorio, un sorprendente appuntamento da non perdere, ed una storia che cerca il Santo di Assisi non solo su di un palco di legno, ma anche e soprattutto “nella bellezza, nella natura e nel vento che sbatte contro le finestre”.


