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    Cultura & Spettacolo

    Il batterista fasanese Leo Cofano racconta la sua esperienza al Brudniy Pes Festival di Kyev

    Il musicista ha partecipato con il suo gruppo, i CrashBoomBang, ad un concerto tenutosi lo scorso 13 giugno nella capitale ucraina.
    RedazioneDa RedazioneGiugno 26, 20264 minuti di lettura
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    Fasano – Un’esperienza dai due volti quella vissuta lo scorso 13 giugno dal batterista fasanese Leo Cofano, passato dalla gioia di suonare con il suo gruppo, i CrashBoomBang, al Brudniy Pes Festival di Kiev, alla paura di una notte sotto i bombardamenti.            

    Leo, innanzitutto puoi raccontarci del progetto “CrashBoomBang”?

    I CrashBoomBang sono una band nata da un collettivo musicale a Verona nel 2023 che vede Gianmarco Olivieri ai synth e chitarra elettrica, Antonio Torresendi al basso e synth, me alla batteria e Riccardo Scaioli al sassofono. Siamo seguiti dal produttore e fonico Luca Veronese, la nostra musica spazia sonorità che vanno dal punk/elettronico al jazz/hip-hop. 

    Che emozioni avete provato a suonare ad un evento così importante nel panorama musicale europeo?

    II Brudniy Pes Festival per noi è stato magia, opportunità, sfida, un’esperienza sconvolgente. In tempo di guerra dei giovani ucraini sono stati in grado di creare un festival con tre palchi, una pista di bmx, skateboard e rollerblade affacciata sul palco principale, un contest di drifting, artisti da tutta Europa raccolti in un gigantesco hangar in disuso dell’industria cinematografica. 

    L’invito a suonare lì è nato da un commento di un organizzatore alla pubblicazione su Instagram del nostro ep CrashTest, uscito a Ottobre 2025. Per il nostro genere musicale, un festival come questo era il sogno da rincorrere, malgrado le forti preoccupazioni legate alla situazione. Il concerto è stato incredibile, abbiamo suonato per una platea di giovani che urlavano il nostro nome e si lasciavano trasportare completamente dimenticando lo stress della guerra. Siamo stati sommersi da tantissimi messaggi di ringraziamento per la nostra performance e il giorno successivo abbiamo chiacchierato con alcuni di loro.

    A questo proposito, come vi è parsa la vita in una città che sta vivendo un periodo complicatissimo?

    La vita a Kyiv è bipolare, di giorno si vive in una metropoli celeste, con parchi, chiese e palazzi magnifici, di notte la tensione cresce e si dorme con un occhio aperto. C’è tristemente anche chi, troppo abituato agli attacchi russi, dorme senza prestare attenzione agli allarmi e mette a repentaglio la propria vita.

    Anche voi, purtroppo, avete vissuto sulla vostra pelle il panico dei bombardamenti…

    Sì, a mezzanotte, appena rientrati in camera dopo la seconda giornata di festival, il suono dell’allarme che esce dall’app di allerta sul telefono si è mischiata con quello delle sirene della città. I missili stavano arrivando. Non è la prima volta che sentivamo questa allerta, ma le precedenti volte si era risolta in pochi minuti. Abbiamo dunque le scale senza portare caricatore del cellulare, acqua, e altre cose raccomandate, ignorando che quella volta sarebbe diverso. Il piano seminterrato dell’hotel non era un vero safe shelter, dalle finestre si vedevano le auto parcheggiate nella strada, ma ci siamo raccolti lì insieme ad altri ospiti, al personale dell’hotel e ad una ragazza che abitava nei pressi. È stata proprio quest’ultima, Karina, a cercare di tranquillizzarci, traducendo per noi gli aggiornamenti sulla tipologia di missili e altre informazioni disponibili attraverso app per i cittadini. La tensione si è fatta palpabile dopo aver sentito i primi boati. In quei momenti prendevano fuoco sia la Cattedrale dell’Assunzione, sia il centro “Alexandrer Dovzhenko”, la location dove avevamo suonato la sera precedente e dove di fatto eravamo fino a qualche ora prima. Solo verso le 6 di mattina, dopo svariate ondate di missili e droni, l’applicazione ha finalmente dato il via libera “Air alert is over, may the force be with you” (“L’allerta è terminata, che la forza sia con. Voi”). Siamo tornati a letto sperando che fosse veramente finita e per fortuna per noi, tornati in Italia il giorno dopo, è stato così.

    Cosa vi porterete dietro da questi giorni ucraini?

    Per noi questo viaggio è stato un’esperienza intensa e scioccante, tanto per i risvolti positivi, quanto per la sensazione mai provata di essere in serio pericolo di vita. Molte delle esperienze vissute in questo viaggio finiranno per definire il sound del nostro prossimo album “Easy Target”, che vuole riflettere sul tema dell’alienazione indotta dal controllo mediatico, e dopo questa esperienza acquisisce anche una sfumatura legata alla nostra incolumità personale.

    Il tour invece come proseguirà?

    Siamo impegnati in un piccolo tour est-europeo iniziato a fine maggio, Kiev è stata propria una data di queste, ed ora siamo attesi il 27 e 28 giugno a Lubiana (Slovenia), il 29 giugno a Zagabria (Croazia) ed il 1° luglio a Budapest (Ungheria).

    fasano Leo Cofano
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