Venerdì 23 ottobre ha lasciato la vita Angelo Calamo, per tutti “L’lline Mestrangele – U comunist” (Lillino, il maestro Angelo, detto “il comunista”), consigliere comunale dal 1968 al 1973. Impegni di lavoro mi hanno, purtroppo, impedito di salutare “Mestrangele” sia in forma pubblica che privata. Perciò approfitto del web per far giungere, alla famiglia Calamo, anche il mio personale cordoglio. Mi duole, sinceramente, non aver potuto partecipare alle esequie di Mestrangele, perché il “compagno Calamo” (così lo chiamavano quando prendeva la parola nei vari consessi pubblici) era una persona con cui dialogavo spesso. Negli anni ’90, a Montalbano, essere Popolari di centrosinistra era ancora una bestemmia. Tra i pochi che frequentavano i comitati di centrosinistra dell’epoca c’era, però, Mestrangele; che non mancava mai di sostenerci, invitandoci a non arrenderci al conformismo locale. Mestrangele è sempre rimasto fedele agli ideali della sua gioventù. Ha sempre coltivato lo stesso sogno, anche quando la bandiera del PCI è stata ammainate dalla Storia, e ha sempre avuto la stessa “utopia”: l’uguaglianza tra gli uomini.
La mitezza e la dolcezza del carattere non sono mai riuscite a fare di lui un rivoluzionario, ma uno strenuo difensore della povera gente sì; specie braccianti e contadini. Non a caso, sabato 24 ottobre, al suo funerale, c’erano i compagni di una vita e i tanti che in lui, per quasi quarant’anni, hanno trovato un punto di riferimento. “Mestrangele”, a dispetto del suo ruolo sociale, è stato un uomo semplice; sempre a sinistra politicamente, ma sempre al centro della realtà. Così, quando nel 1991 il PCI seguitò nella linea riformista di Enrico Berlinguer, dando vita al PDS di Achille Occhetto, lui scelse “la Quercia”. Nel 1998, “Mestrangele” starà con Massimo D’Alema, il leader più amato con Berlinguer, nell’ulteriore svolta dei Democritici di Sinistra (DS). Lo stesso farà nel 2007, quando aderirà al Partito Democratico di Walter Veltroni.
Ricordare la figura di Angelo Calamo scindendo la sua professione di imprenditore agricolo da quella di umo politico, fieramente comunista, è un torto postumo che la sua memoria non merita. Mestrangele, era, infatti, noto per essere uno dei pochi datori di lavoro montalbanesi che versava i contributi ai suoi operai; che li assicurava contro gli infortuni sul lavoro, che faticava con loro, indossando gli stessi stivali. Molti giovani di allora ricordano che la giornata lavorativa di “Mestrangele” era di otto ore e un operario semplice non guadagnava meno di 50 mila lira al dì, con contratto di lavoro. “C’è stato un tempo – ha scritto Massimo D’Alema nel suo ultimo libro Eravamo comunisti – in cui la politica era una scelta di vita”. Ciao compagno Angelo! Ora vivi ora la tua utopia!


