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    Attualità

    Il mondo dei social: Gianfranco Masi il batterista Tiktoker

    Continua il focus di Osservatorio sul complesso mondo della visibilità sui social: questo mese Gianfranco Masi "il batterista"
    Marica MastrangeloDa Marica MastrangeloAprile 10, 2023Aggiornato il:Agosto 5, 202510 minuti di lettura
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    Il mondo dei social: Gianfranco Masi il batterista Tiktoker - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Nel nostro percorso alla scoperta del mondo dei social è d’obbligo, ma è anche un piacere, ascoltare un influencer che non si sente tale, da sempre un punto di forza nel panorama musicale pugliese: Gianfranco Masi Il Batterista (credo che ormai abbia fatto an­che una modifica all’anagrafe e abbia aggiunto quello che è il suo strumento musicale preferito e che suona da una vita, la batteria appunto ndr). Incontrare Gianfranco Masi vuol dire fare un salto nel passato, nelle serate spensierate d’altri tempi, che hanno contraddistinto il nostro territorio. Inoltre, Gianfranco con la pandemia è diventato un fenomeno sui social, TikTok in particolare, dimostrando che anche un boomer ha ancora qualcosa da dire in questo mondo trop­po veloce. 

    Chi è Gianfranco Masi?

    «Nella mia vita ho cercato sempre di essere me stesso – ha dichiarato Gianfranco Masi a Osservatorio -. È vero, sui social a volte mi travesto ma, nella vita reale non ho mai indossato maschere, in qualsiasi ambito sono sempre io. Caratterialmen­te sono un anticonformista, più le situazioni mi appaiono seriose, più cerco di sdrammatizzarle con la mia ironia. Sono timido e riservato, ma sin da ragazzo ero quello che animava le feste tra amici. So­no un musicista da circa quarant’anni, nasco come batterista e ho portato a­van­ti questa passione con professionalità e dedizione sino a oggi dove la strada che sto percorrendo mi sta offrendo altre opportunità: non più solo suonare ed esibirmi in pubblico ma gestire e organizzare eventi in qualità di direttore artistico. La scorsa estate mi sono occupato dell’organizzazione e della gestione eventi al Casale Cardone e con grande successo la collaborazione continua e, nel frattempo, sono disponibile a offrire la mia esperienza nel settore musica e spettacolo anche ad altre realtà pugliesi. Ben vengano perché, alla soglia dei sessant’anni, con maggiore maturità ed e­sperienza, nuovi stimoli non fanno altro che dare ossigeno alle gratificazioni personali. Ho dato sempre l’anima per intrattenere e far divertire la gente con la mia batteria e chiaramente mi sono divertito anche io. Ma oggi mi accorgo che non avendo più vent’anni, il mio fisico mi suggerisce di calmarmi e quindi ho trovato altre alternative per continuare a intrattenere e far divertire il mio pubblico».

    Come nasce il tuo canale social?

    «Il mio profilo Facebook nasce perché faccio il batterista: infatti, si chiama Gian­franco Masi Il Batterista. È nato con lo scopo di condividere la mia vita artistica e ha sempre avuto un buon seguito, ma poi è decollato nel periodo del­la pandemia, iniziando poi a crescere anche su Instagram. Molti colleghi, poiché chiusi in casa, suonavano e si riprendevano, pubblicando le loro performance: l’ho fatto anche io creando una sezione nel mio il canale YouTube “La mia pandemia in musica”. Ho registrato dei pez­zi con la batteria ma non mi soddisfa­ce­vano perché mi sentivo scontato e monotono. Mi capitò di sfogliare alcuni video su TikTok, oggi indiscutibilmente diventato il so­cial media del momento, imbattendomi in un video di 40 secondi di Freddie Mercury dove si esibiva nel suo famoso “Ay-Oh” nel Live Aid del 1985 allo stadio di Wembley. Tentennavo, non ero convinto, ma vedendo che molti utenti mimavano e imitavano diversi personaggi, ho deciso di provarci: una mattina ho messo il telefono fuori dal balcone, ho a­perto la porta e ho iniziato a mimare la voce del grande frontman dei Queen, l’ho pubblicato sui social e sono esplose le visualizzazioni. Lo ha visto e ripubblica­to prima la Comunità Queeniana Italiana, Henri Ruggeri (fotografo ufficiale della Virgin Radio), poi di­ret­tamente la Virgin Radio e tanti altri personaggi, chiaramente non poteva mancare Brian May, che ha commentato il video ringraziando lo spirito italiano in tutta la sua gloria in quel triste momento che stavamo vivendo nel 2020. Dopo la sua condivisione, a catena sono seguite milioni di visualizzazioni nell’im­mediato e chiaramente in automatico sono cresciuti anche i follower. Durante la pandemia ho proseguito a fare video ma senza velleità, solo per il puro divertimento, e passatempo, e naturalmente ho regalato un sorriso a tutti per ammazzare il tempo chiusi in casa. Per due anni ho continuato a fare video su TikTok e ancor oggi mi diverto a farli, ne avrò pubblicati circa un migliaio. Con il tempo mi sono anche perfezionato, ho attrezzato una camera del mio ufficio con una serie di abiti che mia moglie non indossa più, una serie di parrucche e varie attrezzature per le riprese video. Devo tanto anche a mia moglie, non solo per i vestiti, ma an­che perché, quando capita, mi aiuta nel make-up. Non potevo immaginare di avere questa vena artistica e trasformistica: avere la capacità di mimare con un’espressività coinvolgente e divertente.  Sono diventato co­sì pratico che se un audio di un video mi piace, lo ascolto una sola volta e sono già in grado di registrarlo. Ad oggi sono arrivato a 21.000 follower circa su TikTok, con oltre 300.000 like ai numerosi video pubblicati».

    Di quale fascia d’età sono maggiormente i tuoi follower?

    «Tendenzialmente una grande fetta del mio pubblico è nella fascia d’età oltre i quarant’anni, le donne superano gli uomini, forse perché mi trucco bene (ma è tutto merito di mia moglie!). Devo dire che anche molti giovani mi seguono e me ne sono reso conto perché a scuola chiedono: “Prof, ma lei è la moglie di Gianfranco Masi che fa i video su TikTok?”».

    Qual è il social che preferisci?

    «Io preferisco Instagram, lo reputo più snello come gestione e graficamente più accattivante rispetto a Facebook, anche se si viene torturati dalle pubblicità. Ora come ora, Meta su Facebook spinge mol­to sulle sponsorizzate per fare visualizzazioni e manca di immediatezza che invece c’è su Instagram e TikTok. Faccio un esempio concreto: pubblico un video su Instagram e nell’immediato si ag­giun­gono cento o duecento nuovi follower; lo stesso video viene pubblicato in contemporanea su Facebook e il numero delle visualizzazioni è costante al numero della mia cerchia di follower, a meno che non venga condiviso. Ma succede che se pago una sponsorizzazione su un video il profilo aumenta le visualizzazioni, ma la targetizzazione non è limata su un possibile pubblico realmente interessato. Quindi i nuovi follower poi si rivelano meteore.  Al con­trario, Instagram ha un metodo al­goritmico differente e con i reels ti crea l’opportunità di essere visto ovunque. Se un utente guarda un video e lascia il suo “like” automaticamente quella persona “influenza” l’algoritmo rendendo virale il tuo video. Anche le storie di Instagram sono molto utilizzate e rendono giustizia. Tutto ciò non accade su Facebook».

    Cosa senti di voler trasmettere ai giovani?

    «I social hanno influenzato molto questa generazione che è nata e vive in questa realtà virtuale, ciò che non vivevamo noi alla loro età. I giovani sono “vittime” di un mondo che va a caccia di followers, un modo virtuale che scandisce ogni singolo momento della giornata. Si vive in un ciclo di consensi sui social di qualsiasi istante della tua vita, vera o immaginaria che sia e ci si sente appagati e realizzati solo se si riscontra l’approvazione dei followers. La differenza, secondo me, sta nel distinguere la vita reale e virtua­le, faccio un esempio: faccio un video, ti faccio sorridere e tu segui la mia pagina social, ma il giorno in cui non pubblico nulla tu perdi il tuo interesse nei miei confronti e togli il “segui” alla mia pagina. Invece, se tu fai qualcosa di concreto nella vita reale, questo rimane impresso perché c’è il contatto umano, perché ci sono le emozioni, si creano relazioni che legano le persone, ciò che manca invece nel mondo virtuale. Ci sono genitori che vanno a “caccia” di brand che possano sponsorizzare i propri figli solo perché in video hanno un bel faccino o magari sono bravi a tirare dei calci a un pallone facendo tante visualizzazioni sui social, illudendosi che questo mondo possa essere il futuro per i propri figli ma in realtà è tutto effimero. Se devo dire qualcosa ai giovani è: “Divertitevi ma la parte più bella della vostra vita non la mettete sui social, tenetela per voi. Non pensiate che possa diventare un lavoro, può diventare un lavoro se si crea magari un progetto come ad esempio GeoPop per la scienza o TheJackal per l’intrattenimento: loro attraverso la cultura scientifica e la comicità sono diventati enormi ma dietro ci sono anni di studi universitari, come doppiatori e attori, non ci si improvvisa. Io, attraverso il mio passato da musicista, affiancando Uccio De Santis da ben tredici anni, ho acquisito delle capacità anche recitative che mai avrei immaginato di avere e che mi hanno consentito di essere seguito sui social. La mia capacità di mimica nasce dai miei studi musicali, sono un batterista, so tenere il tem­po; la comicità l’ho acquisita frequentando comici e attori e accompagnandoli musicalmente negli spettacoli dal vivo. L’ho scoperto per gioco e per me così resta. Alcune mattine ricevo messaggi: “Non hai ancora pubblicato niente? Se non vedo un video tuo la mat­tina, la giornata non inizia”. Durante la pandemia ero costretto a fare video anche per “aiutare” qualcuno a non cedere psicologicamente».

    Quale pensi sia il segreto per sfondare sui social?

    «Essere il più naturale possibile quan­do si racconta la propria vita senza farla diventare finta. Se uno volesse imitare il Fedez di turno, questi personaggi mostrano della loro vita quello che vogliono, ma probabilmente non sono così nella realtà. Citando Fedez, qualche giorno fa ha dichiarato dei lati oscuri mai mostrati sui social. Molti di coloro che hanno sfondato in quest’ambito si rivelano poi con scarsi valori e non sempre sono di buon esempio per le nuove generazioni.  Bisogna essere umili e restare con i piedi per terra».

    Uno dei tuoi tanti talenti è la mimica: riesci a trasmettere anche so­lo con uno sguardo…

    «Quello che mi permette di attirare follower sui social è anche questa caratteristica che non è semplicemente mimare la scenetta ma poter trasmettere le espressioni giuste di ciò che sta accadendo. Non sono io a recitare, ma è una voce fuori campo. Con la mia espressività entro nella parte e la rendo più mia. Mi piacerebbe, in età matura, fare l’attore. Sai, alcuni video hanno visto anche i like di Rai Cinema e una volta, un personaggio mi scrisse in privato su Instagram: “La cosa che ti caratterizza è la tua espressività” e quindi, chissà, se un gior­no ci sarà occasione di apparire in un film al cinema o in tv. Nella mia vita, sono sempre stato uno curioso in tutti i campi».

    Quali sono stati i contenuti che ti hanno fatto notare sui social?

    «Allora, più sono trash e stupidi e più sono seguiti. Ci sono dei video in cui ho fatto decine di migliaia di like, molti sono semplicemente una mimica di effetti sonori oppure battute stupide. Que­sti diventano virali!».

    Tu sei cresciuto a pane e musica: cosa vuole fare Gianfranco da gran­de?

    «Io? Il pizzaiolo! (scherzo). La musica è la mia vita, però più vado avanti e più mi rendo conto che il mercato è saturo di coloro che si alzano la mattina e si improvvisano musicisti. I locali dove possono permettersi di fare musica sono sempre meno, per gli esorbitanti costi da sostenere e i musicisti vengono pagati una miseria. Non parliamo dei matrimoni ormai diventato un business di Agenzie e Organizzazioni che reclutano musicisti al minor costo. Da grande non pretendo nulla di particolare. Resto fedele a pochi miei colleghi amici musicisti, con cui condivido musica da una vita e con i quali è sempre un piacere suonare per la stima, il rispetto e l’intesa che ci unisce. Per il resto voglio continuare a fare ciò che mi diverte, sicuramente sentirete ancora parlare di me».

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