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    Attualità

    Buon Compleanno ‘Inchiostro Vivo’

    La rivista 'Inchiostro Vivo' dell'IISS Leonardo Da Vinci compie 20anni. Nonostante la sospensione delle attività didattiche, la redazione guidata dalla prof.ssa Teresa Cecere ha proseguito le sue attività realizzando un numero di ben 62pagine
    Marica MastrangeloDa Marica MastrangeloMaggio 22, 2020Aggiornato il:Agosto 5, 20254 minuti di lettura
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    Buon Compleanno 'Inchiostro Vivo' - Osservatorio Fasano
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    Fasano – In piena emergenza sanitaria, la scuola ha subito una pesante battuta di arresto, sospendendo le attività didattiche convenzionali e traslandole in modalità telematica. Ma questa situazione non ha cambiato le volontà della redazione del giornale scolastico “Inchiostro Vivo” dell’IISS “Leonardo da Vinci” di Fasano.

    La redazione, guidata dalla prof.ssa Teresa Cecere, ha proseguito in “smart working” l’elaborazione del numero 28, di maggio 2020 che sancisce anche un traguardo importante: il ventesimo anno di pubblicazione.

    Il giornale scolastico nuove i primi passi, nell’aprile 2000, per volere del dirigente del tempo, Martino Sante Liuzzi, che coinvolse la prof.ssa Teresa Cecere nel far sorgere nuovamente il giornale scolastico sulle ceneri del precedente giornale scolastico del Liceo “Il Leonardo”, dato che proprio in quel periodo il Liceo si tramuta in Istituto di Istruzione Superiore e la nuova rivista doveva rappresentare la nuova realtà scolastica.

    Il tema di questo numero, scelto ad ottobre, è “il coraggio di osare”, e in tutta la rivista viene sviscerato dalle giovani penne della redazione, dalla cultura all’ambiente sino al particolare momento storico caratterizzato dalla pandemia, senza tralasciare i traguardi raggiunti da “Inchiostro Vivo” e i grandi momenti in cui si è “osato”: dagli “eroi” del passato, al messaggio di Federica Angeli, all’associazione “Giorgio Forever”, nonché dell’eroe guerriero casalingo, Giovanni Custodero.

    Importante è anche l’editoriale, scritto dalla prof. ssa Teresa Cecere, una sorta di excursus sul tempo trascorso dal primo numero ad oggi, in cui si ha avuto la possibilità di “plasmare” i giovani della redazione.

    Della prima redazione, anno scolastico 1999/200, faceva parte anche PierMassimo Nistri a cui abbiamo chiesto un ricordo di quel periodo: «Inchiostro Vivo compie vent’anni, – ha affermato PierMassimo Nistri – una grande notizia per il mio liceo ma pessima per la mia Sindrome di Peter Pan che è costretta a fare i conti con l’anagrafe dato che faccio parte del primo gruppo di lavoro, della prima redazione. Quello che ricordo è che restai abbastanza stupito quando la professoressa Cecere mi propose di collaborare con la testata, non era una mia docente ed io non godevo di una fama particolarmente graziosa, diciamo che non ero perfettamente in linea con l’idea di alunno meritevole anche se non ero propriamente un cretino. Ciononostante mi fu data la possibilità di dare il mio contributo e le cose andarono benone, la professoressa fu brava a tenere a bada la mia irrequietezza e a mantenere vivo l’impegno per un progetto che ci permise di andare un po' oltre la normale scrittura didattica. Il mio primo articolo era sulla storia del fumetto ed alla prima bozza fui gentilmente invitato a tener presente che il nostro target interno andava dai 14 ai 19 anni e che quindi avrei potuto mitigarlo. A dire il vero non leggevo fumetti già da tempo, la mia mente era stata ormai irrimediabilmente corrotta da Sartre, Caraco, Celine, Cioran e compagnia bella grazie alla complicità di qualche professore (la Cavallo e Ferrara soprattutto) che aveva capito che l’unico modo per tenermi a bada era darmi qualcosa da leggere, ma non potevo ignorare che il più dei ragazzi era inquadrata nel migliore dei casi nel manga, i più audaci in Dylan Dog ma niente di più. Stranamente, nonostante la mia permalosità e il mio nichilismo fresco di maggior età, non fu un problema per me. Si vede che la prof era stata brava a toccare le note giuste o semplicemente perché mi bastava sentirmi apprezzato per mettere da parte il mio snobismo da centro sociale. Forse questo fu il più grande paradosso, il fatto che due mondi diametralmente opposti come il mio e quello della Cecere siano riusciti non solo a collaborare senza alcun problema ma anche ad apprezzarsi, a far tesoro l’uno dell’altro. Credo che il segreto sia da ritrovare in quello che dovrebbe essere l’humus di ogni progetto cioè il senso comune di impresa dove diverse personalità danno il meglio per un obbiettivo chiaro e condiviso. Per buona sorte di tutti il giornalismo non è diventato la mia vita, ma col tempo ho fatto della scrittura un esercizio che ha tenuto insieme pagine della mia memoria e che mi ha aiutato a riflettere sulle cose, mi ha curato e mi ha fatto divertire. Faccio i miei auguri ad Inchiostro Vivo, alle nuove e future penne con due pensieri, il primo di Jorge Luis Borges per cui “scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio”, il secondo di Ernest Hemingway: “uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell’esperienza di coloro che la leggono.” Il pensiero più grande però va alla Cecere: ti voglio bene prof, ti porto nel mio cuore».

     

    Dalla redazione di Osservatorio e OsservatorioOggi.it tanti auguri per il traguardo raggiunto. 

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