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    ‘A Tavola con il Nutrizionista’, il legame tra Ecologia e Nutrizione

    Quindicesimo appuntamento che sancisce il legame con il dottor nutrizionista Ezio De Mola e la nostra redazione
    RedazioneDa RedazioneAgosto 27, 20195 minuti di lettura
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    'A Tavola con il Nutrizionista', il legame tra Ecologia e Nutrizione - Osservatorio Fasano
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    FASANO- Buongiorno cari lettori ritorna la nostra rubrica dopo un breve periodo di vacanza! Colgo l'occasione delle temperature estive ancora in atto e dell'alta percentuale di umidità di questi giorni per farvi un piccolo cenno all’ecologia legata alla nutrizione.

     

    Il Mondo conta circa 7 miliardi di persone; il cibo, attualmente, è sufficiente per tutti, ma il pianeta ha raggiunto il limite della sua capacità portante. Le grandi divergenze fra Paesi ricchi e Paesi poveri sono concrete, ma in alcuni casi il problema non è tanto legato alla presenza di cibo quanto all’accesso al cibo; basti pensare che il 40% dell’umanità vive in condizioni igieniche altamente scarse (carenza d’acqua) e ben 3 miliardi di persone vivono in case prive di un sistema fognario.

     

    Un fenomeno economico e geopolitico rilevante emerso nell’ultimo secolo è il land grabbing, o l’accaparramento di terre da parte del mondo ‘ricco’ nei confronti di Paesi poveri e con governi instabili. Questo fenomeno determina l’acquisizione di foreste o terreni coltivati da secoli dalle piccole comunità locali per la produzione di pascoli, coltivazioni per biocombustibili o prodotti destinati all’esportazione.

     

    Quando si effettuano queste acquisizioni è necessario valutare la disponibilità d’acqua: nessuno comprerebbe terre non irrigabili! Dunque, in parallelo all’accaparramento di terre va l’accaparramento idrico. Nel 1993 John Allan introduce per la prima volta il concetto di acqua virtuale: l’acqua dolce utilizzata nel processo di produzione di alimenti o beni di consumo. È stato calcolato che per produrre un kg di carne di manzo occorrono circa 15.000 l di acqua, mentre per produrre un kg di pollo circa 5.000 l, per un kg di grano ne ‘bastano’ 1.400 l. Il pollo necessita di meno acqua rispetto al manzo perché il suo ciclo vitale è più breve, mentre il grano ancora meno. Uno stile alimentare di tipo mediterraneo, dunque, ha un impatto ambientale minore rispetto ad uno stile alimentare occidentale, iperproteico.

     

    Bisogna tener conto anche dell’inquinamento: l’importazione di un kg di manzo dall’Argentina avrà un impatto idrico elevato, ma anche un aumento dell’inquinamento dovuto alla necessità di trasporto! Inoltre l’utilizzo di pesticidi, erbicidi ed altri prodotti chimici per le coltivazioni ha risvolti negativi per il terreno. Il land grabbing è molto diffuso sia in Africa che in Asia. Nel continente africano è presente anche accaparramento d’acqua: acqua dolce non usata per la popolazione ma per le coltivazioni e/o i pascoli. La necessità di estendere le aree coltivabili addirittura oltre i confini nazionali nasce dall’aumento esponenziale della popolazione: è calata vertiginosamente la terra disponibile per ogni abitante, per cui è necessario ampliare le coltivazioni.

     

    Come detto in precedenza, l’accaparramento non avviene solo per la produzione di cibo a scopo alimentare (per uomo o animali), ma anche per la produzione di biocombustibili. Con una possibile crisi petrolifera/energetica alle porte, i Paesi più industrializzati stanno elaborando diverse soluzioni alternative: in Asia è prodotto olio di palma. Questo, prima era utilizzato prevalentemente a scopo alimentare (82%) e per la produzione di cosmetici, mentre adesso una grossa fetta di tale mercato è utilizzata per la produzione di biodiesel (29%). Per quanto riguarda i motori a benzina è molto utilizzato l’etanolo ricavato dai cereali o dalla soia. È evidente che la produzione di biocombustibili concorre con le stesse terre per le produzioni alimentari: il grano che potrebbe essere usato per l’uomo o per la produzione di mangimi adesso è ‘sprecato’ per altri scopi. L’attenzione all’ambiente da parte dell’UE ha posto come obiettivo arrivare entro il 2020 ad un utilizzo del 10% di energie rinnovabili. Da qui sono partite le imprese per comprare le terre e produrre biocombustibili (ovviamente coltivati altrove).

     

    In Africa è molto importante la coltivazione della Jatropha curcas, pianta tipica delle zone semiaride, per la produzione di biocombustibile: le bacche della pianta sono oleose e velenose (non commestibili; al massimo usate per le lampade ad olio). La jatropha consuma una notevole quantità d’acqua, che potrebbe essere utilizzata per diversi scopi. In Etiopia, nella valle dell’Omo, sono state costruite diverse dighe. Imprese di coltivazione cinesi ed italiane stanno ‘sfrattando’ le popolazioni indigene per coltivazioni destinate alla produzione di biocombustibili: 200.000 indigeni in Etiopia e 300.000 in Kenya subiranno impatti irreversibili dalle dighe; è stato calcolato che il lago si abbasserà di diversi metri. In Mali è stato registrato un notevole accaparramento delle terre, in quanto la nazione è attraversata dal Niger (fiume più grande dell’Africa occidentale che nasce in Guinea e sfocia in Nigeria) che ha un delta interno: quando esonda è in grado di fertilizzare tutto il suo bacino di terre: potenziale terra coltivabile. Attualmente le proprietà del fiume sono sfruttate al meglio dalle comunità locali: pesca, raccolti, trasporti. Il Niger è un’importante riserva proteica (pesce) ma anche mezzo di trasporto per persone o merci: sono assenti le infrastrutture. Esso attraversa tutto il Mali ed arriva al golfo di Guinea. Anche in questo caso land grabbing avrà un impatto negativo per l’economia e la vita in generale delle popolazioni autoctone. L’utilizzo e la gestione delle terre coltivabili è molto importante. Il mondo non può permettersi che sempre più gente muoia di fame perché in pochi si arricchiscano.

     

    Le soluzioni alternative, per quanto complesse, esistono, e vanno sempre prese in considerazione per limitare l’impatto negativo che l’uomo ha ed ha sempre avuto sulla Terra.

     

    DOTTOR EZIO DE MOLA

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