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    Ieri

    Ecco l’altra faccia di una città che vuole ritrovare sé stessa

    Il tema di questo viaggio ha suscitato più di un sorriso e qualche ironia tra gli interpellati
    RedazioneDa RedazioneNovembre 4, 20177 minuti di lettura
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    FASANO – «La cultura? Ma allora puoi scrivere tutto in un giorno … tanto non c’è niente». Oppure: «Io ti consiglio di lasciare il foglio bianco e vuoto, è questa la cultura a Fasano!».

    Sarà poi vero? Da questo dubbio è partita l’inchiesta.

    Il quadro complessivo che si è presentato è stato quello di una città, Fasano, sdoppiata (quasi dissociata) tra il pessimismo e l’ottimismo, tra il fatalismo e la voglia di reagire, tra l’indolenza e l’intima convinzione che esiste un potenziale collettivo e sociale veramente alto.

    Su Fasano regna, a detta di alcuni, una cappa soffocante che sembra riesca a mantenere insieme – anche se a compartimenti stagni abbastanza rigidi – realtà tra loro molto lontane. Per capire questo è sufficiente dare un’occhiata alla via San Francesco, luogo di aggregazione giovanile. È in questo spazio ristretto che convivono gruppi diversi: cosiddetti figli di papà e non, studenti e lavoratori, sedicenni e trentenni, disoccupati e rampanti, giovani cattolici e giovani di sinistra. A volte compaiono spacciatori di droghe, magari leggere.

    Tra un gruppo e l’altro capita qualche migrazione, la più drammatica è quella verso la droga che, a tutt’oggi, resta uno tra i problemi della città – anche per gli aspetti di delinquenza organizzata che il fenomeno comporta. Evidentemente via San Francesco è l’espressione di qualcosa e non la causa. Ed è questo qualcosa che si riflette in tutti gli ambiti sociali, fino a quello culturale.

    Altro elemento da considerare è la separazione tra la gestione della cosa pubblica e la partecipazione ad essa dei cittadini. Ma questo della partecipazione è un dato generale, non certo imputabile alla sola Fasano.

    Questa riflessione per avviare il discorso sulla cultura. Infatti, nella città esiste una cultura ufficiale – che comunque naviga in acque burrascose – e una potenziale cultura che non riesce nemmeno a galleggiare su queste stesse acque.

    La cultura ufficiale è identificabile in quegli enti preposti all’attività culturale o, quantomeno, alla sua promozione. Pertanto, ci sono l’Amministrazione Comunale, l’Assessorato alla Cultura, la Biblioteca Comunale, il Centro Servizi di Programmazione Culturale Regionale, l’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo. Parte di questa cultura ufficiale è gestita da associazioni (la Fasano Musica, per esempio, il Centro Turistico Giovanile, il Comitato per il Giugno Fasanese, la rivista «Fasano») o da imprenditoria privata come la casa editrice Schena. A livello giovanile si registra l’assenza dell’ARCI (che pure in passato ha svolto una più che dignitosa attività) e la presenza di un gruppo teatrale (il «Boccascena»), di un gruppo folkloristico (i «Canti del Faso») e infine di un circolo giovanile («Lenti movimenti») in via di formazione, ma che ha già messo a segno qualche interessante iniziativa.

    Due domande: se a Fasano c’è produzione culturale, dov’è? E poi, perché la gente non si sente coinvolta più di tanto nell’attività culturale?

    A tale proposito si può verificare una proposta culturale legata all’effimero piuttosto carente. Con questo si intende dire che tolta la parentesi estiva, che pure è estremamente debole, a parte questa ultima estate, in questa piccola città, dove la lamentela generale è che non si ha niente da fare, non esiste una proposta di produzione e fruizione di spazi giovanili dove, per esempio, si possa ascoltare musica; la stagione teatrale non è tra le migliori e, infine, non esiste una valida proposta cinematografica: nel paese ci sono quattro sale, in due di queste sono perennemente accese le luci rosse, con tanto di cartelloni pubblicitari esposti in piazza.

    E allora, se è vero che non esiste una cultura di massa legata all’effimero (alcuni ritengono questo termine abbastanza squalificante), è pur vero che quel poco di cultura seria che c’è risulta appannaggio di pochi. Magari nelle intenzioni degli animatori delle varie situazioni non è così, ma la realtà parla chiaro.

    I giovani vivono questa condizione di distacco dai loro possibili percorsi culturali. Così confondono un po’ tutto: cultura con tempo libero, associazioni culturali con club privati, intervento pubblico con l’iniziativa di pochi. «A Fasano ci sono i club che prendono iniziative, ma è difficile farne parte perché sono riservati alla Fasano bene», dice una liceale. Di rimando un insegnante risponde che i ragazzi di oggi sono molto più attenti alle mode consumistiche che ad altro.

    Il problema, però, non è nel naturale gap generazionale che separa i giovani dagli adulti, bensì è nella volontà, o meno, di agire e produrre un intervento culturale più moderno. La cultura ufficiale, infatti, vive di contenuti particolari come la ricerca storica, la valorizzazione architettonica e archeologica del territorio, la ricerca filologica. Molto spesso tali argomenti risultano riservati a pochi addetti ai lavori. È evidente che tutto questo è più che importante, ma a ciò va aggiunto qualcosa che si muova su piani diversi, verso nuovi e più contemporanei territori della cultura.

    È questo che sostiene un giovane fasanese. «La sera, quando abbiamo finito di lavorare o studiare, l’unica cosa che ci resta da fare è venire al bar per bere una birra. Soprattutto d’inverno, quando fa freddo per restarsene impalati in via San Francesco. Pazientemente aspettiamo che si faccia tardi e poi rientriamo a casa a vedere la televisione o ad ascoltare musica o a leggere. Non credo che in altri posti sia meglio, ma immagino che qualche occasione in più esista. Noi giovani tentiamo di muoverci, ma le difficoltà sono notevoli».

    «Non ci sono strutture, dove andiamo?», lamenta una studentessa, alla quale un collega risponde con toni autocritici: «È anche colpa nostra, perché non ci diamo da fare per ottenerle!». Hanno ragione tutti e due. Basti pensare che l’Amministrazione Comunale negli ultimi cinque anni ha erogato, per la cultura, cifre che, di solito, servono appena a programmare l’attività culturale di un anno.

    Alcuni amministratori hanno fatto presente i fondi per l’iscrizione al Consorzio dei Trulli e delle Grotte, oppure i soldi stanziati per le attività dell’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo. Ma, in effetti qui è stato considerato il denaro pubblico stanziato per l’attività culturale in senso stretto, tralasciando quello destinato alla promozione turistica del territorio.

    L’intervento culturale è, a volte, messo in atto all’epidermico livello dell’iniziativa, spesso sporadica, che qualcuno ogni tanto «si ricorda di fare». È di questo che parla Claudio De Mola, uno degli animatori della rivista «Fasano».

    Il professor De Mola spiega: «I giovani, in generale, non sono stimolati alla cultura nel senso più ampio del termine. Se l’intervento culturale fosse più costante, avremmo risultati certamente diversi. Ma il punto è che qui a Fasano c’è moltissimo da fare perché bisogna partire quasi da zero».

    Il blocco, allora, da qualche parte deve esserci. A suggerire un’ipotesi è la cronaca amministrativa degli ultimi dieci anni almeno: Fasano non ha ancora un Piano Regolatore, ormai lo sanno anche i bambini. Questo significa non solo una stasi dal punto di vista imprenditoriale ed economico, ma anche una immobilizzazione dello sviluppo sociale e culturale della città. L’approvazione del Piano Regolatore Generale va oramai assumendo le paradossali sembianze di una utopia (nel letterale senso di ‘non luogo’). Si intuisce, pertanto, che solo quando Fasano si darà delle precise direttive di sviluppo riuscirà a pensare in termini globali e moderni. Fino ad allora toccherà muoversi in questa nebulosa e indefinita condizione con tutti i riflessi negativi che si possono immaginare.

    Il conforto maggiore che comunque si trae è quello di aver constatato che Fasano possiede un potenziale non indifferente dal punto di vista culturale. Le «punte d’iceberg» che a tratti emergono lo dimostrano. Solleva di molto, tra l’altro, che Fasano non voglia più essere ricordata solo per fatti di cronaca o per traffici illeciti. La città ha voglia di rifarsi il trucco e ci riuscirà anche perché sembra abbia compreso che l’intervento nel settore culturale è essenziale nella formazione delle future generazioni.

    Angelo Custodero nel 1921 scriveva che a Ignazio Ciaia – illustre antenato, poeta ed eroe della rivoluzione napoletana, vissuto nella seconda metà del ’700 – «noi fasanesi, spiriti indolenti e scettici, abbiamo bisogno di ricorrere per trarci fuori dalla fiacchezza morale che ci deprime». Ma dal 1921 molte cose sono cambiate e il solo esempio del Ciaia non è più sufficiente. Oggi è il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare. Su questo punto a Fasano sono tutti d’accordo.

    di Bruno Marchi

    (2. Continua)

     

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