Fasano – Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa a firma di Aurora Scollo:
A otto mesi dall’incendio che ha interessato l’immobile di via Mosca e prospiciente in via Forcella, residenti e attività commerciali del quartiere hanno trasmesso una diffida formale con messa in mora all’Amministrazione comunale di Fasano, chiedendo un riscontro entro 30 giorni sullo stato del procedimento relativo alla messa in sicurezza dell’area. L’immobile è oggetto dell’ordinanza contingibile e urgente n. 436 dell’1° ottobre 2025, con cui il Comune ha disposto l’inagibilità dell’edificio, rilevando condizioni di rischio strutturale e igienico-sanitario tali da determinare un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Secondo quanto segnalato dai cittadini, a distanza di mesi non risulterebbe ancora documentata la conclusione delle verifiche tecniche né un provvedimento formale di superamento delle condizioni di rischio, mentre permangono misure provvisorie di interdizione e criticità legate alla gestione dell’area e della viabilità.
A farsi promotrice dell’iniziativa è la cittadina Aurora Scollo, che ha trasmesso formale diffida e messa in mora al Comune di Fasano richiedendo chiarimenti e documentazione sul complesso del procedimento amministrativo e tecnico in corso, con particolare riferimento allo stato di attuazione delle ordinanze, all’eventuale attivazione di procedure straordinarie di somma urgenza, alla valutazione di interventi sostitutivi in caso di inerzia, agli interventi strutturali e alle misure di messa in sicurezza dell’area, alla relazione tecnica congiunta tra Ufficio Tecnico e Responsabile del Procedimento (RUP) sullo stato dell’immobile, alla relazione separata della Polizia Locale sulla viabilità e sicurezza stradale, all’accesso integrale agli atti pregressi, presenti e futuri del procedimento e all’attivazione di un sopralluogo tecnico interistituzionale. L’atto è stato trasmesso al Comune di Fasano e Polizia Locale e, per conoscenza e vigilanza, alla Prefettura di Brindisi, alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Brindisi, al Comando dei Carabinieri di Fasano, ad ARPA Puglia, e elargendo l’atto a enti con competenze nazionali quali al Ministero dell’Interno e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
La promotrice dell’iniziativa esprime inoltre un ringraziamento ai residenti e alle attività commerciali del quartiere per il sostegno al percorso di raccolta firme. In poco tempo, l’iniziativa ha assunto una dimensione collettiva, trasformandosi in una voce condivisa del quartiere e trovando spazio nei media locali e nelle emittenti regionali.
«Voglio dire grazie ai cittadini firmatari ma soprattutto alle attività commerciali del quartiere, una per una – dichiara Scollo – perché in questi giorni non sono state semplicemente luoghi dove passare o fermarsi: sono state presenze vive della comunità. Il Peyote, Baffon, l’Associazione Doppiopasso, L’Orto e Frutta e Filia… non hanno solo accolto una raccolta firme. Hanno aperto uno spazio di ascolto, hanno dato tempo alle persone, hanno fatto una cosa semplice e preziosa: hanno permesso a una comunità di parlarsi. E questo, in fondo, è il cuore di tutto. Non la grandezza dei gesti, ma la continuità con cui le persone scelgono di esserci. Perché le città non stanno in piedi da sole: stanno in piedi quando qualcuno decide, anche solo per un momento, di prendersene cura».
La raccolta firme ha attraversato i luoghi quotidiani del quartiere, negozi, banconi e conversazioni, diventando rapidamente un fatto condiviso e riconoscibile e raggiungendo l’attenzione dei media locali e delle emittenti regionali.
«C’è un punto preciso in cui una comunità smette di aspettare di essere rappresentata e inizia a rappresentarsi da sola. Non per sostituire qualcuno, ma perché il tempo, a volte, non coincide con le procedure. Questa raccolta firme è nata così: senza scenografie, senza dichiarazioni iniziali. E in pochi giorni è diventata qualcosa che ha superato la sua intenzione originaria: è diventata una voce. Non è stata la rabbia a muovere tutto questo, ma una forma di lucidità che emerge quando il silenzio istituzionale dura abbastanza da diventare un linguaggio riconoscibile. Perché il silenzio, quando si prolunga, non resta neutro: cambia natura, e i cittadini imparano a leggerlo. Nessuno qui si è sostituito alle istituzioni, le ha semplicemente riportate dentro la conversazione. E questa, forse, è la forma più semplice e più alta di cittadinanza: non alzare la voce, ma restare presenti abbastanza a lungo da essere ascoltati. Dentro tutto questo resta un punto che non può essere messo in secondo
piano: la sicurezza e la salute vengono prima di tutto, senza eccezioni e senza rinvii».


