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    Palmina Martinelli, la voce di una donna ammazzata che cerca ancora giustizia

    Il Teatro Sociale ha accolto con commozione i monologhi 'Palmina, amara terra mia' e 'Io sono ancora qui' che gettano una luce nuova su una tragica vicenda
    RedazioneDa RedazioneMaggio 19, 20174 minuti di lettura
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    Palmina Martinelli, la voce di una donna ammazzata che cerca ancora giustizia - Osservatorio Fasano
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    FASANO – In un faccia a faccia con lo spettatore per condurlo alla verità nuda e cruda, attraverso un eloquio diretto, pungente e colorito da modi dialettali e qualche invettiva, Barbara Grilli ha saputo raccontare con la sensibilità e con l’indignazione necessarie la storia poco nota di Palmina Martinelli, che per la sua gravità merita un clamore ben più importante. L’attrice è stata protagonista del monologo “Palmina, amara terra mia” scritto e diretto da Giovanni Gentile e portato in scena al Teatro Sociale ieri sera (venerdì 19 maggio) nell’ambito delle iniziative della “settimana dell'infanzia” organizzata dall’amministrazione comunale: questo appuntamento, in particolare, è stato messo a punto con la collaborazione dell’associazione “Le Nove Muse”.

     

    Entrando in platea con un vecchio stereo che trasmette Gioca Jouer, canzone datata 1981, quasi a smorzare il pathos di una vicenda dai contorni neri come la pece, la Grilli inizia subito un raffronto tra quello che accadeva in una piccola città di provincia, in quell’anno funesto in cui non si ballava solo il tormentone di Claudio Cecchetto, e ciò che avveniva in luoghi dai confini più grandi: lo sparo a papa Giovanni Paolo II; la storia di eccessi di Christiane F. e la sua pubblicazione del best seller I ragazzi dello zoo di Berlino mentre Fasano vantava un enorme parco faunistico; la morte di una ragazza arsa viva.

     

    Palmina Martinelli era una 14enne intellettualmente vivace, e anche se aveva lasciato la scuola in quarta elementare per occuparsi dei suoi sei fratelli più piccoli, nel suo cuore serbava la speranza di poter tornare a studiare e a emanciparsi da una famiglia troppo gretta. Ma nei primi anni Ottanta, per chi abitava in una casa popolare e aveva a disposizione uno spazio angusto e infetto (soprattutto di cattive intenzioni), non c’era tempo per i libri: bisognava offrire la propria mercanzia, e cioè il corpo. Per i più “fortunati”, questo voleva dire lavorare in campagna, cuocersi la pelle sotto il sole e rompersi la schiena ogni giorno; per Palmina no: lei era destinata a diventare una prostituta. Sì, perché in un periodo di finti tabù e di ipocrisia patriarcale, le vergini erano appetite dai mercenari del sesso, soprattutto quelle di povere origini che non potevano avanzare alcuna pretesa: anzi, non avevano scelta.

     

    Il testo, straziante, realistico, necessario, scandaglia passo passo le paure di Palmina, la brutalità dei suoi sicari, l’omertà di un popolo, la facilità degli affari della Sacra Corona Unita, fino alla tragica sentenza finale, che assolve in formula piena quegli assassini di cui si fanno nomi e cognomi, con coraggio e lealtà. In questo processo ingiusto e squilibrato, emergono alcune figure buone, quella di un giovanissimo dottor Lello Di Bari, che fa di tutto per salvare la ragazza giunta in ospedale con ustioni di secondo e terzo grado, e soprattutto la personalità del pm Nicola Magrone, attuale sindaco di Modugno, l’unico che si è battuto (e continua a farlo) per far venire a galla la verità.

     

    Verità che sembra essere diventata irraggiungibile, tanto che un altro finale può essere solo immaginato: è quello che ha fatto il giornalista Dino Cassone nel suo monologo “Io sono ancora qui”, interpretato da Tonia Argento, che ha vestito i panni di una Palmina cinquantenne, che ripercorre la sua vita che va in diverso modo e che si vede vivere con dignità, serenità e leggerezza, nonostante un peso sul cuore continui a tormentarla. Alla serata, molto partecipata e applaudita, hanno portato il loro saluto l’assessore Cinzia Caroli, il sindaco Francesco Zaccaria e l’ex pm Nicola Magrone. Tutti hanno chiesto a gran voce di non far morire questa storia così come fu fatto, senza pietà, con un corpo ancora bambino.

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