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    Attualità

    Consiglio comunale ‘bollente’ sull’ospedale di Fasano ma per Pasqualone indietro non si torna

    L'assise monotematica sul piano di riordino è stata seguita da molti cittadini: scintille tra i consiglieri d'opposizione e il direttore generale e Amati
    RedazioneDa RedazioneMarzo 25, 20177 minuti di lettura
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    Consiglio comunale 'bollente' sull'ospedale di Fasano ma per Pasqualone indietro non si torna - Osservatorio Fasano
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    FASANO – «Ormai è questa la nuova sanità e indietro non si torna». Si può riassumere così la varietà di concetti espressi dal direttore generale dell’Asl di Brindisi Giuseppe Pasqualone intervenuto ieri (venerdì 24 marzo), a Fasano, al consiglio comunale monotematico sul piano di riordino ospedaliero. Una seduta che si preannunciava ricca di tensioni e così è stata, almeno nella parte iniziale. Infatti, dopo una breve introduzione del sindaco di Fasano Francesco Zaccaria, è toccato proprio a Pasqualone aprire i lavori e spiegare la riconversione dell’Umberto I in Presidio Territoriale d’assistenza. Ma il direttore generale ha dovuto subito interrompere il suo intervento in quanto dal pubblico si sono alzate urla che coprivano la voce del dirigente e cartelli con su scritto “Tu non mi rappresenti” e raffiguranti un pollice verso. A questo punto il presidente del consiglio comunale fasanese Vittorio Saponaro ha sospeso la seduta per dieci minuti e minacciato di chiuderla definitivamente se i disordini fossero continuati. Sono anche intervenuti alcuni agenti della Polizia municipale per cercare di riportare la calma e successivamente anche i carabinieri. All’assise, tranne Pasqualone e i consiglieri regionali Fabiano Amati (Pd) e Marco Galante (Movimento 5 Stelle), non si sono presentati gli altri illustri invitati. Non c’erano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il commissario straordinario dell'Ares Puglia Giancarlo Ruscitti e il direttore del Dipartimento Sanità Puglia Giovanni Gorgoni. Non c’erano neppure i sindaci di Ostuni e Monopoli Gianfranco Coppola ed Emilio Romani. Soprattutto l’assenza di Emiliano è stata contestata dal pubblico che alla fine si è calmato lasciando cominciare il dibattito.

     

    «Quella che stiamo attuando è una svolta epocale della nostra sanità – ha esordito Pasqualone -. Servirà a dare sicurezza ai cittadini e agli operatori». Il direttore dell’Asl brindisina ha spiegato come il Dm 70, la legge 161 e la legge di stabilità messe insieme abbiano portato la Regione Puglia all’attuale piano di riordino che ha chiuso diversi ospedali e che altri chiuderà. «Avere ospedali con tutti i reparti in ogni città è ormai un’utopia – ha detto ancora Pasqualone -. Nonostante il piano di riordino si rischia il blocco dei turni al pronto soccorso del Perrino, per fare un esempio. Non ci sono soldi per sostenere il vecchio modo di fare sanità e soprattutto non c'era più la sicurezza necessaria. Qualsiasi presidente di Regione avrebbe dovuto fare quello che ha fatto Emiliano. La struttura di Fasano sarà arricchita. Abbiamo fatto un buon lavoro e sono sicuro che daremo le risposte giuste alla cittadinanza. Non si può tornare indietro ma occorre guardare avanti». Naturalmente l’intervento del direttore generale non ha convinto i consiglieri d’opposizione. Nei loro rispettivi interventi sono stati soprattutto Giacomo Rosato (Fasano Democratica), Antonio Scianaro (Circoli Nuova Fasano) e Raffaele Trisciuzzi (M5S) ad andare giù duro. Preso di mira, però, soprattutto il consigliere regionale Fabiano Amati colpevole, secondo i consiglieri, di non aver mantenuto la promessa di lasciare l’ospedale fasanese aperto sino alla costruzione della nuova struttura tra Fasano e Monopoli.

     

    «Peccato non ci sia chi ha più vocein capitolo del direttore generale – ha esordito Rosato -. Ci avevano detto che Fasano sarebbe diventato Pta solo dopo la nascita del nuovo ospedale così come attestano alcune delibere regionali. Intanto non sappiamo se l'attuale riconversione è lineare. Abbiamo presentato una mozione in cui chiediamo sei diritti dei cittadini di Fasano siano tutelati. Vogliamo saperlo. Magari interrogando un organo terzo che possa essere il Tar o addirittura un tribunale europeo».

     

    «L'ho già detto nella riunione dei capigruppo – ha invece detto Scianaro -. Io volevo evitare questo consigli. Mi dispiace anche che non ci sia il senatore Nicola Latorre. Sono stato da subito critico perché non siamo stati coinvolti nel gruppo di lavoro che ha operato per il Pta. Intanto Fasano ha ottenutomolto meno rispetto a realtà più piccole come Mesagne e S. Pietro Vernotico. Eravamo fiduciosi nel consigliere Amati. Lo aspetto ancora che si leghi sulla Statale per difendere l'ospedale. Amati ha penalizzato questa città. Doveva lottare affinché l'Umberto I restasse aperto come a Grottaglie e Casarano».

     

    «Volevamo incontraci con lei prima della sottoscrizione del Pta – ha invece dichiarato Trisciuzzi riferendosi a Pasqualone -. Un cittadino non può dipendere dal caso. Deve essere curato nel proprio paese. Da mesi ho chiesto un consiglio comunale mnotematico sull'ospedale ma lo hanno convocato solo dopo aver fatto tutto. Il sindaco è andato di nascosto a firmare il protocollo e ci ha messo davanti al fatto compiuto. Non capisco come mai il nostro ospedale chiude e restano aperti invece gli ospedali di Ostuni e Monopoli, con quest'ultimo che viene addirittura potenziato. Sono anni che dite che non ci sono soldi per assumere medici e poi si investono milioni di euro per un nuovo ospedale o per investirli nei Pta. Anche Martina Franca ha visto salvo il suo ospedale grazie all'oepra del proprio consigliere regionale di riferimento. Noi ora non ci fidiamo di nessuno. Ci dicono che presto nascerà un nuovo ospedale. La gente non ci crede. E oggi sene andrà ancora più confusa di prima».

     

    A difendere la decisione del sindaco Zaccaria di sottoscrivere il protocollo del Pta, invece, Franco Mastro (Pd). «Le responsabilità della chiusura dell'Umberto I sono da ritrovare in anni lontani – ha detto il pediatra -. Hanno spogliato il nostro ospedale poco e poco e senza che la maggior parte dei politici fasanesi muovesse un dito. A Fasano da anni ormai non esiste più un nosocomio. Non poteva certo restare aperto con soli tre reparti. E se dobbiamo vederla con un'ottica positiva ora almeno avremo qualcosa invece del niente che ci era stato prospettato»

     

    Pasqualone ha risposto ad ogni interrogativo postogli dai vari consiglieri sottolineando come non si potesse fare diversamente e che ora bisogna pensare ad un nuovo tipo di sanità e alla nascita del nuovo ospedale. Il consigliere Amati, invece, ha chiarito il ruolo del Pta, le sue funzioni che mirano a rendere più potente ciò che già si fa con il Day service, che il Punto di primo intervento territoriale 118 (prima Pronto soccorso) è ulteriormente potenziato, sia nel personale sia nei mezzi. «Gli ospedali sono edifici strategici – ha ribattuto il consigiere regionale -: se un ingegnere dovesse valutare la situazione del nostro stabile, la troverebbe penosa, quindi non sicura e questo non vale solo per quello di Fasano, ma per la maggior parte degli ospedali pugliesi. Per questo, ad un certo punto, è nata l'esigenza di avere un nuovo ospedale: sicuro (a livello strutturale e per la salute), di qualità, in grado di curare ictus, infarti e grandi traumi. È stato possibile trovare il finanziamento, che aspettava solo di essere destinato a un territorio: quello tra Bari e Brindisi era il più mortificato, con 130 km circa in cui non c'è mai stato un ospedale di I livello. Bene, ci sarà tra Monopoli e Fasano. Questa necessità fu sollevata anche nel 1972, sul numero unico di una rivista che parlava della storia dell'Umberto I e tracciava le prospettive e le esigenze di averne uno fuori città e senza problemi di spazi. È difficile pensare che 40anni fa si poteva essere tanto lungimiranti e ottimisti, soprattutto fiduciosi verso i futuri amministratori! Invece accadeva. Qualcuno (per fortuna in pochi) protesta anche per questo, oltre che per la riconversione dell'Umberto I, dimostrando di non comprendere le necessità sanitarie del territorio, le esigenze di personale nelle strutture adeguate e l'obbligo di quadrare i conti che, se non tornassero, pagherebbero i cittadini. È questo che i fasanesi devono capire anche quando qualcuno, pur di raccogliere consensi, dice cose inesatte. Io devo sentirmi colpevole per aver voluto un nuovo ospedale? Se così fosse, allora mi dichiaro colpevole di aver voluto un ospedale salva vita qui vicino, anche se questo mi farà perdere consensi. Ma da amministratore preferisco occuparmi della salute delle persone e del bene di tutti anche se questo significa fare scelte dolorose ma giuste».

     

    Il consigliere pentastellato Galante ha invece contestato alcuni passaggi di Amati e Pasqualone invitando i cittadini a non mollare la lotta. Lo stesso invito è stato rivolto al pubblico da Biagio Grassi, invitato a parlare a nome dei vari comitati di protesta. «Noi non ci arrenderemo – ha concluso Grassi -. Noi non vogliamo sigle ma il nostro ospedale. Non abbiamo punti di riferimento per curarci nel nostro Comune. E questo è assurdo».

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