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    Attualità

    La Asl di Brindisi declassa il centro di neuropsichiatria infantile: problemi anche a Fasano

    Anche questo intervento pare rientri nel piano di riordino: sono poco meno di 4mila i bambini presi in carico in tutta la provincia
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 13, 20174 minuti di lettura
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    La Asl di Brindisi declassa il centro di neuropsichiatria infantile: problemi anche a Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Il Niat, il centro di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza territoriale di Brindisi, declassato da unità complessa ad unità semplice: è la Asl che è pronta a ridimensionare la struttura. Il Niat nel nuovo piano di riordino ospedaliero redatto dalla Asl di Brindisi seguendo le linee programmatiche della Regione Puglia dovrebbe diventare da unità complessa a unità semplice, non più gestita da un primario ma da un responsabile di unità. La struttura attualmente si trova nella sede dell’ex ospedale Di Summa di Brindisi ed opera sul territorio brindisino garantendo infatti assistenza ai piccoli pazienti di età compresa tra 0-18 anni, affetti da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali, nonché da disturbi della sfera neurologica e psichica, mediante l’erogazione di prestazioni socio-sanitarie finalizzate al recupero funzionale, scolastico, sociale. Una scelta che potrebbe comportare notevoli difficoltà nell’organizzazione di un servizio che si svolge parallelamente in sei centri (Brindisi, San Pietro Vernotico, Latiano, Francavilla, Fasano e Cisternino) con 142 dipendenti che si occupano di handicap dell’età evolutiva e di psicopatologia in età evolutiva. Il Niat è l’unico servizio sul territorio che per legge si occupa dell’integrazione scolastica dei bambini che hanno difficoltà. Sono circa 1.800 i minori con handicap seguiti per diagnosi di riabilitazione, terapia e integrazione scolastica. In totale, su tutto il territorio provinciale sono poco meno di 4.000 i minori presi in carico. Gli interventi dovrebbero essere espletati a livello ambulatoriale, domiciliare, territoriale, ospedaliero e delle comunità riabilitative residenziali e semiresidenziali.

     

    «Quello che stiamo facendo – spiega il direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone – rientra nell’ambito di quello che è il nuovo riordino ospedaliero e di quelli che sono i parametri stabiliti dalla delibera di giunta regionale sul numero delle strutture complesse». Nonostante questo i genitori di molti bimbi diversamente abili appresa la notizia sono insorti nel timore che oltre ai cambi gestionali vengano operati anche cambi nei servizi all’utenza. Attualmente il Niat di Brindisi, come detto, segue ed ha in terapia circa 1800 minori che grazie ai professionisti di questo centro possono sperare in una qualità della vita migliore. Ma davanti alle perplessità di queste famiglie Pasqualone assicura: «E’ vero, abbiamo dovuto fare delle scelte ma questo non significa che cambia l’offerta assistenziale sul territorio. Avere il primario all’interno della struttura o non averlo non cambia molto, anzi siamo convinti che in un’ottica di riorganizzazione dipartimentale andrà meglio». Quando il direttore Pasqualone parla di scelte si riferisce al fatto che se il Niat diventa unità semplice altri reparti non diventato oggetto di ridimensionamento come nel caso del centro grandi Ustionati: «Abbiamo ritenuto più importante mantenere alcune strutture complesse come il centro grandi ustionati perché vogliamo che questa rimanga a Brindisi e rimanga un punto di eccellenza- spiega ancora Pasqualone- Al Niat non cambia nulla, i servizi non cambiano anzi dovrebbero migliorare sotto l’aspetto organizzativo».

     

    Tuttavia vi è un altro aspetto legato al Niat ed è quello delle liste d’attesa, proprio giorni fa la mamma di una bimba di tre anni ha chiesto al Niat di poter prenotare una visita logopedica ma il primo appuntamento utile è esattamente fra due anni. «E’ una cosa assurda – racconta la pediatra della bambina – non si può immaginare di visitare ed avviare un percorso con un bambino di tre anni dopo due , ritardando così la terapia ed il recupero». Sul problema delle liste d’attesa Pasqualone ha risposto: «E’ un problema comune a tutte le strutture sanitarie, cerchiamo di fare del nostro meglio, ottimizzando le risorse ma siamo consapevoli che in alcuni centri come il Niat sarebbe necessario incrementare il personale sanitario. Ad esempio i logopedisti sono davvero pochi. Tuttavia cerchiamo di gestire la situazione privilegiando le urgenze». 

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