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    Ieri

    Nozze d’oro per la fondazione della Schola Cantorum

    da Osservatorio n. 5 – maggio 1987
    RedazioneDa RedazioneDicembre 27, 20145 minuti di lettura
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    Nozze d’oro per la fondazione della Schola Cantorum - Osservatorio Fasano
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    Quest’anno si celebreranno i cinquant’anni della fondazione della Schola Cantorum, una scuola di grande professionalità e fortemente amata, come avremo modo di dimostrare, che purtroppo ebbe termine dopo la chiusura del Concilio Ecumenico per le nuove disposizioni in materia ecclesiastica che in Fasano videro stretta applicazione.

    Il fondatore della Schola Cantorum è stato don Filomeno Fanizza, che desiderò intitolarla a S. Cecilia, protettrice della musica, realizzando così una straordinaria esperienza culturale, la cui eco nazionale trova una significativa testimonianza nei diversi articoli e segnalazioni scritte su alcune testate dell’epoca. Si legge a pag. 4 del “Messaggero” del 28 novembre 1941 una nota di congratulazioni per la bravura della Schola unita ad una foto del gruppo dei giovani cantori insieme alloro maestro don Filomeno; ed ancora a pag. 5 della “Gazzetta del Mezzogiorno” del 22 novembre dello stesso anno un’altra segnalazione indica con accenti lusinghieri una delle sei accademie musica-letterarie di cui restano unici protagonisti i giovani della Schola Cantorum “S. Cecilia” di don Filomeno; si legge, poi, su “L’Avvenire del Popolo” del 15 dicembre 1945 un lungo articolo ove, oltre ad una particolareggiata descrizione di un’altra manifestazione musica-letteraria tenuta in Fasano ad opera della Schola di don Filomeno, il giornalista desiderò puntualizzare: «i giovani cantori danno sicuro affidamento perché dotati di mezzi vocali assai promettenti, per la loro preparazione didattica ed affermazione nel campo dell’arte, li segnaliamo all’interessamento delle autorità, ed al mecenatismo di munifiche persone con l’assegnazione di borse di studio per farli allievi di istituti musicali». Quali più chiare parole possono lasciare intendere la bravura ed il successo conclamato di quella Schola?

    Nel repertorio di quei bei giovani di quegli anni vi erano anche numerose romanze tratte da opere liriche e musica da camera. Per esempio con accompagnamento d’orchestra la Schola eseguiva i cori a 4 voci pari e a 2 voci: Va pensiero, dal Nabucco, la Vergine degli Angeli della Forza del Destino; O Signore dal tetto natio, dai Lombardi; il Coro degli Zingari, dal Trovatore; la Barcarola ed il Tramonto di Cimatti. A voci dispari scoperte il “Popule Meus” di Pier Luigi da Palestrina; poi non mancavano delle splendide voci soliste: Nistri cantava “Una furtiva lacrima” dall’Elisir d’Amore di Donizetti e la “Serenata” di Schubert; Greco cantava “Ella mi crede” dalla fanciulla del West di Puccini e la “Mattinata” di Leoncavallo; la melodiosa voce di Rosati si cimentava nel “Lamento di Federico” dall’Arlesiano di Cilea e la “Rondine al Nido” di De Crescenzo.

    Ovunque questi ragazzi si esibissero gli applausi erano assicurati. Ma la Schola Cantorum di don Filomeno normalmente aveva un’altra attività: cantare durante le celebrazioni di matrimoni, funerali, funzioni importanti, soprattutto nel periodo dei festeggiamenti per la Protettrice di Fasano, sinanche durante le processioni: erano diventati oltre che bravi, desideratissimi.

    Ma parliamo un po’ di questi giovani e della storia della fondazione di quella Schola. Era il 1937, don Filomeno aveva venticinque anni ed era stato di poco ordinato sacerdote.

    In quei tempi, però, a Fasano il Capitolo prevedeva soltanto 25 sacerdoti ed il giovane don Filomeno era il 26°, fino a ché il venerdì santo del 1937 venne a mancare improvvisamente il sacerdote organista e così il nostro, prese il suo posto. In un certo senso la Divina Provvidenza gli sorrise: il giovane don Filomeno, infatti, aveva il carisma della musica e potè donarsi ufficialmente a questa sua passione.

    Presto gli sovvenne l’idea di formare una piccola Schola Cantorum e per questo girò un po’ per il paese alla ricerca di giovani volenterosi, che aderissero al suo invito. Ed ecco che Aquilino Giannaccari (che possedeva una voce bellissima quanto fascinosa), Potenzo De Luca, Michele Galizia, Paolo Giannaccari, Vito Camarda, Francesco Rosati, Mario Sibilio, Daniele Vinci, Giacomo Fanigliulo, Oronzo Rosati, Francesco Trisciuzzi, Gaetano Di Gennaro, Pasquale Nistri, Cesare Trapani, Achille Iacovazzi sempre assai spiritoso), Diomede Rosati, Giorgio Cofano, Mario Fanizza e diversi altri bravi giovani dell’epoca cominciarono tutte le sere ad incontrarsi e ad imparare a cantare sotto la guida di don Filomeno. Subito nacque tra loro (qualcuno purtroppo non c’è più) una profonda ed intensa amicizia, che andava consolidandosi man mano che cresceva tra loro, gioiosa, una partecipazione sempre più viva a quegli studi di canto, e l’entusiasmo era tanto grande da incuriosire ed attirare nuguli di ragazzetti spettatori. Il successo della iniziativa fu subitaneo; non era solo la dedizione e lo sforzo di don Filomeno a determinarlo ma anche la immediata magica armonia che si stabili tra quei giovani ed il loro maestro. Sono stati uomini che hanno vissuto gli anni quaranta e cinquanta esaltando lo spirito vivo ed esuberante della loro gioventù con la disciplina del canto e la soddisfazione di accompagnare la popolazione fasanese nei momenti più delicati ed intensamente emotivi delle più differenti cerimonie e manifestazioni religiose.

    A quell’epoca tutti i giovani della Schola Cantorum “S. Cecilia” lavoravano, ed allora don Filomeno desiderò pagare ciascuno di essi, al termine di ogni trimestre, per le prestazioni canore quasi a “sanare” la perdita della giornata lavorativa.

    D’altra parte, anche se i giovani cantori vi si recavano con dichiarato piacere, don Filomeno era cosciente del fatto che i numerosi impegni che andavano moltiplicandosi di chiesa in chiesa, con grosse partecipazioni di fedeli, dovessero essere gratificate dal punto di vista remunerativo, anche.

    Un piccolo particolare riferitoci può essere particolarmente indicativo della realtà entusiasmante che si viveva in quegli anni: durante una delle sei accademie organizzate, il proprietario del teatro Sociale, Falcolini, si preoccupò enormemente per la cospicua partecipazione a quei concerti, considerato che il loggione del teatro era collaudato solo per 200 persone, mentre ben 500 si apprestavano a prendere posto.

    Una splendida pagina, dunque, di storia fasanese; che però vide il suo termine quando il Concilio Ecumenico stabili che non si doveva più cantare ai matrimoni, né funerali … e a Fasano la legge fu regolarmente applicata.

     

    di Carla Loconte

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