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    Ieri

    Inaugurato l’eremo di S. Antonio Abate

    Alla presenza di autorità civili e religiose - da Osservatorio n. 10 – ottobre 1987
    RedazioneDa RedazioneDicembre 27, 20145 minuti di lettura
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    Inaugurato l’eremo di S. Antonio Abate - Osservatorio Fasano
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    Percorrendo la tortuosa e stretta strada di S. Oronzo a nord di Fasano assai conosciuta dai nostri cacciatori, si giunge, oramai in territorio di Monopoli, all’eremo di S. Antonio Abate.

    Vi ci siamo recati non solo per un semplice dovere di cronaca, ma incuriositi e dunque attratti da questa opera, che si inserisce a mò di novità nel panorama delle esperienze religiose che nascono attorno a Fasano; oltreché favorevolmente colpiti dalla perseveranza di don Nicola Carbonara, parroco della chiesa di S. Antonio, che da oltre undici anni si è impegnato insieme ai suoi fedeli alla sua lenta realizzazione.

    Certamente più di qualcuno avrà sorriso all’idea di un eremo ad uso non esclusivo di sacerdoti, nel momento in cui tutte le maggiori esperienze religiose si impongono di calare sempre più profondamente nel sociale, laddove le problematiche esistenziali si fanno più forti e reali e dove si tocca con mano l’urgenza di intervento e di presenza di operatori religiosi. Certo. Ma basta recarvisi, che se ne comprende il significato: la ricerca di un rapporto più intimo con Dio.

    Il visitatore è accolto dal maestoso monumento di S. Antonio Abate, che ritrae il santo dalla lunga barba e dal volto austero ma, sereno, con lo sguardo rivolto verso l’alto, seduto su una possente roccia (Dio) mentre con la mano destra si comprime il petto (ad indicare che è posseduto dalla grazia di Dio) e con la sinistra regge un pesante libro aperto (la parola di Dio). Ai suoi piedi un maialino (che nella storia popolare zitti il suo grugnito, per non infastidire la preghiera del santo) e, disteso in atto di sottomissione, una creatura dal volto umano e dal corpo d’asino (il demonio vinto).

    L’opera, realizzata dallo scultore Donatello Grassi di Pezze di Greco è di una sua suggestione particolare, tanto più che domina un piazzale sul quale sorge una piccola singolare chiesetta, il cui interno, di forma ovalare, ricorda molto un rifugio di montagna.

    Niente banchi, né sedie, ma gradini e panchetti su cui sedersi; due altari l’uno con il vecchio crocifisso di don Sante Perna, e l’altro con il prezioso dipinto di Padre Gino Burresi di S. Vittorino di Roma, raffigurante la Madonna col Bambino; al centro un Tabernacolo la cui porticina è del De Lena di Bari, ed infine un antico armonium della ditta Tubi di Lecco già restaurato. La chiesetta si inserisce su una costruzione con trulli riservata all’accoglienza di quanti desidereranno frequentare l’eremo. Il progetto, iniziato da Giannico di Taranto è stato portato a termine e rifinito con dedizione dall’architetto Venanzio Catania di Fasano. Un percorso stretto disseminato di croci bianche parte da uno dei piazzali dell’eremo e porta sino in alto ad un monticello dove una rotonda invita al godimento del panorama. Di li, circondati da un boschetto, si domina la vallata sino al mare immersi in un ambiente di secolari ulivi, pini e ibiscus bianchi; di tanto in tanto, lungo il tragitto qualche piccolo rifugio è stato ricavato fra gli alberi del boschetto.

    Don Nicola ci illustra il significato di tutto questo, ovverossia la ricerca di un ambiente naturale in cui l’uomo possa ritrovare se stesso e recuperare un rapporto diverso e più intimo con Dio attraverso la lettura della natura stessa. Ci colpisce il silenzio assoluto che regna in questo eremo, silenzio interrotto esclusivamente dal suono della nuova campana costruita da Giannattanasio di Salerno e dal fruscio del vento. Dal punto di vista paesaggistico si gode di un tipico paesaggio pugliese, che tuttavia possiede, di speciale, la caratteristica di aver conservato la rudezza della sua primitività: in un certo senso, dunque, si può parlare di ambiente incontaminato.

    Benché sia difficile rendere partecipe il lettore della bellezza del posto e della significatività di quest’eremo, disideriamo segnalare che durante la nostra visita non programmata, abbiamo constatato come persone provenienti dalle diverse province pugliesi vi si siano recate per sostare un po’, per rinfrancarsi e per pregare. Ciò ci ha particolarmente colpito soprattutto considerando che l’eremo è stato inaugurato ufficialmente solo ll15 settembre di quest’anno; a tal proposito ci rendiamo interpreti della delusione manifestata da don Nicola per la disattenzione delle autorità locali rivelatasi nel giorno dell’inaugurazione. In questa occasione, infatti, presieduta dal vescovo mons. Padovano, mentre le autorità della città di Monopoli erano presenti, quelle di Fasano sono risultate latitanti.

    Certamente, pur ricordando che l’Opera sorge in territorio di Monopoli ed è di proprietà della Diocesi (donazione effettuata dal nostro sacerdote con atto pubblico l’11 febbraio 1987 presso il notaio Pezzolla), non è possibile tralasciare che essa è stata interamente progettata e realizzata da don Nicola e i suoi fedeli, figli della nostra città.

    Sino ad oggi, ci lamenta il sacerdote con amarezza, ma senza ricercar polemica alcuna, neanche un telegramma o un biglietto ha evidenziato la partecipazione delle autorità (che son state tutte invitate). Il successo, tuttavia, è già decretato: tantissimi sono anche i fasanesi che si recano all’eremo di S. Antonio Abate a ricercare, chissà, forse proprio quello che si è proposto il nostro sacerdote.

    di CARLA LOCONTE

     

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