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    Ieri

    Contrabbando, la Polizia andrà fino in fondo

    da Osservatorio n. 5 maggio 2000
    RedazioneDa RedazioneFebbraio 24, 20156 minuti di lettura
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    Contrabbando, la Polizia andrà fino in fondo - Osservatorio Fasano
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    Il fasanese Angelo Loconte, dal luglio 1999 capo della Squadra Mobile di Brindisi, è il responsabile della Polizia di Stato nella “Operazione Primavera”, avviata su tutto il territorio provinciale dal Ministero degli Interni lo scorso 28 febbraio: uno spiegamento di forze senza precedenti in cui sono impegnati anche Carabinieri e Guardia di Finanza per ridare allo Stato il controllo del territorio. A 3 mesi dall’avvio, quali sono gli effetti prodotti a Fasano dalla massiccia campagna anti-contrabbando? «L’Operazione Primavera – dice a Osservatorio il giovane commissario di polizia – certamente ha portato significativi risultati sul piano repressivo e preventivo, permettendo di monitorare la situazione del contrabbando. Abbiamo un corposo elenco di persone dedite a quest’attività, che non sono poche a Fasano, come d’altronde in tutta la provincia. L’operazione ha anche permesso d’individuare i sistemi più sofisticati usati dai contrabbandieri. E nella provincia di Brindisi, Fasano rappresenta la realtà maggiormente operativa in questo settore. Sistemi come i bunker sotterranei, la blindatura dei mezzi e i servizi di intercettazione e trasmissione, che abbiamo individuato a Fasano, non hanno pari nelle altre realtà del sud brindisino. Ciò testimonia che l’organizzazione a Fasano è forte ed estremamente articolata, non soltanto negli uomini, ma anche nei mezzi. I risultati conseguiti dalle forze dell’ordine sono stati importanti anche in prospettiva futura, ma il fenomeno non si può dire debellato. Non solo il contrabbando esiste, ma ritengo continuerà ad espandersi in futuro. In proposito abbiamo segnali inequivoci: l’attività contrabbandiera a Fasano ha avuto una riduzione che ha quasi toccato il livello zero durante il periodo apicale dell’operazione, ma ora le squadre si stanno riorganizzando, anche se con mutate strategie. Inutile prenderci in giro: il fenomeno è ancora radicato, per cui è importante la permanenza delle forze dell’ordine sul territorio, ed è indispensabile proseguire nell’attività investigativa».

    Quanti uomini ha impegnato a Fasano la Polizia di Stato?

    «150, ma ora il numero è notevolmente ridotto: siamo presenti solo con una quarantina di effettivi. Continueremo a lavorare non per debellare il fenomeno, perché nessuno si illude che ciò possa accadere, ma per realizzare un’azione di contrasto perdurante. Solo così a lungo andare si potranno far modificare i sistemi di approvvigionamento finanziario della realtà fasanese. La città di Fasano non può essere identificata col contrabbando, ma purtroppo presenta l’attività contrabbandiera tra le sue problematiche»

    Ci sono segnali che i “manovali” che vivevano dal contrabbando stiano ora cercando attività lavorative lecite, per sbarcare il lunario?

    «Sia pure in via marginale questo sta accadendo, ma la percentuale non supera il 10-15%. Rispetto a qualche mese fa, quella del “palo” e dei “fiancheggiatori” sono figure ridottesi notevolmente, anche se non possiamo parlare in via trionfale di una metamorfosi della realtà fasanese».

    Vi risulta che le squadre di contrabbandieri si stiano spostando verso altri lidi? Si parla di Abruzzo e Calabria…

    «Il fenomeno dello spostamento dei contrabbandieri sulle coste abruzzesi è stato molto declamato, ma non abbiamo elementi di fatto che possano supportare queste indicazioni e non mi sento di poterla confermare. Il discorso delle coste calabresi è diverso: c’è stato qualche piccolo segnale, che non riguarda fasanesi in particolare. Ma la realtà malavitosa calabrese non è molto disponibile ad accettare il contrabbando sul proprio territorio. Alla luce del notevole spiegamento di forze dell’ordine avvenuto in Puglia, che ha fatto “male” a tutto il settore criminale, le realtà mafiose calabresi non possono correre il rischio di veder turbate le proprie attività ormai consolidate».

    Il traffico di sigarette gestito in maniera meno spavalda, con molta più discrezione, è stato alla base delle fortune di molti contrabbandieri locali negli anni scorsi. L’escalation dei recenti gravi episodi di cronaca legati ai sigarettari può far pensare che a Fasano non vi sia più un vertice malavitoso forte, in grado di imporre regole e tranquillità?

    «È una valutazione parzialmente condivisibile. Quando c’è pace su un territorio a indice criminale non ridotto, c’è sempre da chiedersi se quella pace corrisponda ad assenza di criminalità o se non sia frutto di un grande equilibrio. Bisogna comunque esser franchi. Verso il contrabbando, fino a qualche tempo fa, c’è stata una tolleranza che oggi giustamente non c’è più. Nel contrabbando, infatti, non dobbiamo vedere solo la persona che entra nell’organizzazione per assicurarsi il guadagno quotidiano e quindi lo considera un vero e proprio lavoro, ma dobbiamo analizzare tutto il sistema finanziario che vi ruota intorno, e che vede personaggi anche insospettabili che ci lucrano. Il fenomeno va perciò combattuto: ora c’è la forte volontà dello Stato di agire in tal senso».

    La vostra attività investigativa si limiterà a reprimere il contrabbando o alzerà anche il tiro, guardando appunto a chi lo alimenta e ne ricava benefici senza mai comparire? Si arriverà mai a dare un volto ai “colletti bianchi” coinvolti nei traffici illeciti?

    «L’obiettivo che ci siamo prefissati è quello di investigare a livelli molto profondi: è troppo semplice combattere il fenomeno che si vede e che tutto sommato è più facilmente perseguibile. Bisogna andare più a fondo. Per quanto ci riguarda, ritengo che negli anni a venire dei risultati in questo senso saranno conseguiti, sia nella realtà fasanese che in quella di tutta la provincia».

    Quanto ha influito l’arrivo degli albanesi sull’aumento dell’attività criminale?

    «La presenza di alcuni albanesi dediti al crimine è stata un’importazione che ha determinato effetti sicuramente non positivi sul nostro territorio. Parecchia manovalanza di contrabbando, droga e traffico d’armi è albanese, e si è sostituita a quella locale. L’Albania è stata una zona franca, una specie di deposito per tutto quello che di illecito poteva passare sulle nostre coste. I delinquenti albanesi, ben supportati dai nostri criminali, hanno lavorato moltissimo. È un problema che non va assolutamente sottovalutato. Però le attività contrabbandiere locali hanno avuto riferimento soprattutto in Montenegro, e sono stati i nostri stessi latitanti a organizzare dall’altra parte dell’Adriatico tutto il traffico di sigarette».

    Come è stata accolta dalla classe politica locale l’Operazione Primavera?

    «Vivo molto nel settore operativo, per cui le questioni politiche mi toccano solo di riflesso. Comunque posso testimoniare che questo sforzo dello Stato, che magari è stato criticato per la spettacolarizzazione, è stato molto apprezzato. Il fatto che la gente veda più forze dell’ordine per strada non dev’essere motivo di preoccupazione. Tutt’altro».

    La presenza di tanti militari sul territorio non potrebbe creare allarme fra i numerosi turisti in arrivo? La stagione estiva è ormai alle porte…

    «Non sono d’accordo sul fatto che la presenza di forze dell’ordine a Fasano possa creare problemi al turismo, perché il turista, quando vede Polizia e Carabinieri, non si sorprende più di tanto, anzi ne ricava una maggiore sicurezza».

    di ZINO MASTRO

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