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    Ieri

    Gli anni ruggenti della Fasano-Selva

    Da Osservatorio n. 4 -2001
    RedazioneDa RedazioneGiugno 25, 20159 minuti di lettura
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    Gli anni ruggenti della Fasano-Selva - Osservatorio Fasano
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    La storia sportiva fasanese annovera tra le sue pagine più prestigiose una manifestazione automobilistica che il prossimo 20 maggio festeggerà la sua 44ª edizione (vedi servizio nello sport, ndr): è la “Fasano-Selva”, ovvero la più longeva cronoscalata della Puglia. Poiché la tradizione non è semplicemente il culto del passato, bensì l’amore che ognuno di noi nutre per esso, mi piace rivivere insieme ai lettori le prime 19 edizioni della “Coppa Selva”, nata nel lontano 1946. Nel lavoro di ricerca mi sono avvalsa della collaborazione di cinque miei alunni di 2ªF della Scuola Media “G. Pascoli”: Ivan Pezzolla, Emilia Mileti, Paola Trisciuzzi, Marina Vitti e Nicola Bianco. L’entusiasmo, unito al lodevole impegno, con cui essi hanno riannodato il filo invisibile che li lega alle passate generazioni è stato sorprendente. Questa gara senza tempo, che ha catturato l’interesse di intere generazioni di appassionati, continua magicamente a incantare ancora. «Una tradizione sportiva consolidata fra gli eventi popolari come una festa patronale» (scrive Francesco Candido nel ’97), costituisce per Fasano un patrimonio storico-culturale da conservare e difendere. L’affascinante competizione silvana, fortemente voluta e coccolata dalla cittadinanza, è una risorsa importante per il futuro turistico del paese. “Signora” intrigante e passionale, dal cuore generoso, capace di rallegrare con i suoi assordanti rombi la tifoseria cittadina, ha una avvincente storia da narrare. Storia di umori, rinunce, esaltazioni, contraddizioni, tensioni e drammi, fissata nell’obiettivo di un passato non poi così remoto, in cui è esaltante identificarsi.

     

    Gli albori

    Dopo la straziante esperienza bellica, la collina silvana appare a tutti un’oasi incontaminata, ove appagare lo spirito e tonificare il corpo. Le secolari querce, i rigogliosi fragni, i mitici trulli, le eleganti ville e i suggestivi tornanti ammaliano pure gli appassionati di automobilismo, che ne fanno il palcoscenico ideale per rappresentare una gara destinata a sicuro successo.

    La Coppa nasce tra la perplessità di molti e la tenace volontà di pochi, sotto la guida dell’avvocato Chieco (consorte di Maria Chieco Bianchi, che sarà sindaco di Fasano dal 27-7-1949 al 14-4-1954) e di Ciccio Apruzzi. Le iscrizioni sono una trentina, con la partecipazione di anziani e giovani piloti. C’è il problema del loro alloggiamento, mancando nel dopoguerra alberghi, per cui vengono riaperte ville private per ospitare i concorrenti. Un altro handicap logistico è la penuria di benzina: occorre garantire i rifornimenti di carburante ai partecipanti, sia per le prove che per la gara. Superati questi ostacoli, la prima edizione si disputa il 15 settembre 1946. Si parte dalla piazza Ciaia tra l’entusiasmo di un pubblico elettrizzato. La vittoria arride al napoletano Paganelli su Fiat 1100 Sport. Da non dimenticare, però, il miglior tempo assoluto ottenuto dal monopolitano Bettino Siciliani. La seconda edizione, nel 1947, segna l’inizio della collaborazione tra gli Auto Club di Brindisi e Bari, e vede come vincitore l’anziano campione napoletano Giovanni Rocco con l’Alfa Romeo 2300. La terza edizione non si disputa nel 1948 per dissidi dirigenziali nell’A.C. Brindisi, ma nel 1949, segnando la vittoria del leccese Roberto Vallone con una Ferrari della scuderia Marzotto. La quarta Coppa, nel 1950, vede vincitore il salernitano Ricciardi su Lancia. Nuovo record nel 1951 e vittoria del biellese Giovanni Bracco, detto il “Re della Montagna”, con una Ferrari. Gli A.C. Bari e Brindisi cedono nel 1951 e nel 1952 la Coppa Selva al Trullo d’Oro, la nuova gara che, organizzata dai due Automobil Club, interessa l’intera zona dei trulli. Nella prima edizione il percorso solcato è parziale; in quella successiva, invece, si arricchisce del tratto finale e la vittoria incorona il milanese Franco Bordoni con la sua Gordini 3000.

    Nel ’54 la gara viene abbinata a quella denominata “Giro dei 4 Colli”: vi partecipano piloti della regione e vince Aurelio Lorenzetti su Osca 1100.

     

    Un pilota con protesi

    In quel tempo lontano vigeva una regolamentazione approssimativa: per diventare pilota bastavano una macchina e tanta voglia di correre. Non veniva richiesta ai concorrenti la visita medica (oggi obbligatoria), per cui non dobbiamo meravigliarci se accadevano episodi tragicomici. Proprio durante la manifestazione del ’54 si iscrive un pilota brindisino un po’ claudicante, con un’Alfa Romeo 1900. Alle porte di Ostuni l’incidente: il pilota rimane intrappolato nella sua auto finita contro un muretto. C’è pericolo che scoppi un incendio. Occorre agire in fretta per salvare il  malcapitato. L’opera di salvataggio si presenta ardua: la carrozzeria del veicolo è accartocciata. I soccorritori, allora, si adoperano per tirare fuori l’uomo prendendolo per le gambe. Uno strattone di qua, una spinta di là, una scossa a sinistra, una a destra, ed ecco che uno di loro si ritrova a terra con la gamba del pilota in mano. Il soccorritore, sotto choc, impallidisce, trema, è spaventato, tanto da lasciar cadere la gamba a terra. Gli spettatori urlano, imprecano… Lo spettacolo è agghiacciante… Solo più tardi ci si renderà conto che trattasi di una protesi, una comunissima protesi. Dopo la doccia fredda, il calore di una fragorosa risata. Si può dire che il corridore, nonostante l’incidente, sia stato davvero… “in gamba”.

     

    Dal 1955 al 1959

    Nel 1955 alla corsa partecipano, invece, i migliori specialisti italiani, e il successo spetta a Buffa, che percorre le curve silvane in 4’36” con la sua Maserati 2000; si distingue anche il brindisino Angelo Apruzzi. Nel 1956 sul gradino più alto del podio sale Eduardo Lualdi, che, grazie alla sua Ferrari 2500 GT della scuderia S. Ambroeus, batte il vecchio record superando i 100 km/h di media. La competizione non si effettua nel 1957 e 1958 a causa degli incidenti che in quegli anni hanno rattristato lo sport automobilistico. L’A.C. Brindisi nel 1959 presenta la 10ª “Coppa Selva” che diventa prova del campionato nazionale. Vi gareggiano i migliori specialisti italiani. Il palermitano Nino Todaro porta la sua Ferrari alla vittoria.

     

    La gara continua…

    Dopo aver festeggiato il decimo compleanno, la Fasano-Selva, a causa di altre manifestazioni concomitanti, vede l’11ª edizione nel 1960 un po’ scialba, sia dal punto di vista agonistico che partecipativo. L’alloro va ad Elio Lenza su Ferrari GT. Il siciliano Todaro nel 1961 vince la dodicesima edizione e sale con la sua Macerati in 4’09”, alla media di 107 km/h. Viene disputata anche per la prima volta una competizione sociale denominata “Coppa dei Gentlemen e delle Dame”. Ottimi risultati si ottengono nel 1962 sia come tempi, sia come partecipazioni: la vittoria spetta al bresciano Gianfranco Stanga su Osca 1500. La 14ª Coppa, nel 1963, va a Moselli su Fiat Abarth 1000, seguito ad appena 8 decimi di secondo dal cosentino Scola e dal veneto Nicolosi. Nel 1964, durante la 15ª edizione, il veronese Noris sale alla Selva con la sua Porsche Carrera realizzando un tempo di 3’59”8, a circa 111 km/h. Tra i piloti che si distinguono spiccano i pugliesi Gargano e Tommasi, i cosentini Scola e Avventurieri, e i siciliani Jacopo e Catalano.

    Oltre 100 i partenti nell’anno successivo, 1965. Tra questi, miete il successo Domenico Scola, che batte di soli 2 decimi il vecchio record ottenuto da Noris, salendo con la Fiat Abarth 2000 in 3’59”6.

    Nel 1966 il percorso viene ridotto a km 6,500 per motivi organizzativi e di sicurezza, e un gentleman palermitano dal nome d’arte di “Johnny Walker”, con la sua bellissima Ferrari Le Mans, vince precedendo il favorito Scola solo di 6 decimi. Nella Coppa Gentleman si impone il leccese Tommasi su numerosi concorrenti.

    Il ciclo della nostra gara, tra le più note d’Italia, si ferma per diversi anni a causa della tragica conclusione della gara di Monopoli, nonché per motivi economici e di disinteresse da parte dell’A.C. di Brindisi.

     

    Riedizione

    Quanto il popolo di Fasano sia legato alla tradizioni è cosa risaputa. Quanto sentita sia la sua passione sportiva si scopre rileggendo un’ulteriore pagina della Fasano-Selva. Allorché la locale Azienda di Soggiorno e Turismo mette in cantiere la riedizione della gara, nel lontano ’75, dopo nove anni di silenzio, ai più pare un sogno utopistico. Mancano, infatti, le risorse economiche, e senza soldi, si sa, si può realizzare ben poco. In compenso, gli organizzatori sono animati da incontenibile entusiasmo e son pronti a sfidare l’impossibile pur di raggiungere il loro obiettivo: ridare ai concittadini l’emozione di seguire ancora una volta la corsa automobilistica lungo il tracciato silvano. Un ex pilota, Onorato Mancini, spinto dalla sua ardente passione sportiva, costituisce un comitato per reperire fondi. Il carisma e la stima di cui gode, uniti alla caparbietà e determinazione di altri sportivi locali, raccolgono positivi riscontri. I fasanesi rispondono con generosità e spirito di sacrificio, e gli organizzatori si autotassano. È così che, grazie all’Azienda di Soggiorno di Fasano, a un gruppo di appassionati locali, alla delegazione regionale Csai e agli esperti degli A.C. di Bari e Brindisi, il 28 settembre 1975 ben 150 piloti possono spingere l’acceleratore alla 18ª edizione della “Coppa Selva”. Meritatissima la vittoria del campione barese Gargano con la sua Alfa Romeo 33-3T, che sale alla media di 136 km/h. La 19ª edizione, del settembre 1976, festeggia il trentennale, per merito dell’Azienda di Soggiorno e Turismo e del suo presidente Achille Colucci. Coglie il primato assoluto Gabriele Ciuti, che sale a circa 139 chilometri orari di media.

     

    Un pubblico fedele

    Colpisce in tutto quest’arco di tempo la fedeltà del pubblico, fasanese e forestiero. Vasto e variegato, incornicia ogni edizione di questa straordinaria e coloratissima gara, in cui l’ebbrezza della velocità si avviluppa alla più incontenibile temerarietà. Ardori cocenti, sogni reconditi, aspirazioni represse si materializzano come d’incanto nella grande sfida, in cui tutti si sentono un po’ campioni. Le urla degli spettatori condite di imprecazioni, gli incitamenti di caloroso affetto per i propri beniamini si intersecano voluttuosi, infrangendosi nella solarità accecante del cielo. La natura in coro partecipa alla gioiosa esplosione degli astanti, agli scroscianti applausi e alle mille ovazioni, elargendo refrigerio e sicuro approdo agli animi concitati. Questo il carico di emozioni irripetibili che la corsa Fasano-Selva offre ai tifosi. Questa l’immagine più genuina della sportività fasanese.

     

    di PALMINA CANNONE

     

    Bibliografia

    L. Amati, Cinquant’anni di automobilismo sportivo in Puglia, Schena, Fasano, 1976.

    La Fasano-Selva, 4-10-1975, a cura dello Studio Due Elle, Fasano.

    “Salento motori”, n. 8-1997.

    (Si ringraziano per la cortese collaborazione Onorato Mancini, Oronzo Pezzolla, l’avv. Cosimo Ferrara e il dott. Marzio Perrini)

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