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    Ieri

    Nostalgia canaglia alla Casina

    Da Osservatorio n. 8 – 2002
    RedazioneDa RedazioneGennaio 2, 2016Aggiornato il:Agosto 7, 20254 minuti di lettura
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    Nostalgia canaglia alla Casina - Osservatorio Fasano
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    Nell’anno del Signore 1968, incredibile dictu, ci fu un cantantino toscano che in Italia vendette più dischi dei favolosi Beatles. Se non ci credete, andate a compulsare le classifiche dell’epoca e fermatevi sul nome di Riccardo Del Turco, vincitore del Disco per l’Estate con Luglio. Il dominatore della hit parade di quel ruggente periodo ha aperto alla Casina Municipale, domenica 28 luglio, il cartellone della stagione estiva 2002 (seconda consecutiva targata Carlo Sgarbi): un fuori programma gradito e apprezzato dal pubblico silvano, che non ha mai dimenticato i grandi successi degli anni Sessanta. Da Figlio unico a Uno tranquillo, fino a Cosa hai messo nel caffè, il 63enne Del Turco ha riproposto i suoi brani più conosciuti, incassando ovviamente i maggiori applausi quando ha intonato «Luglio, col bene che ti voglio…».

    Attesissimo dai suoi superaffezionati fans, Giuseppe Falella, in arte Peppino Di Capri, ha sconfitto anche il vento fastidioso che avrebbe potuto rovinare il concerto del 10 agosto. Una serata risultata invece magica e davvero riuscita, grazie alla verve e all’estrema professionalità di un giovanotto di 61 anni che mosse i primi passi nel mondo della musica quand’era ancora ragazzino, sull’isola natale (destinata a dargli il nome d’arte), con il complesso “I Rockers”, da lui fondato per svecchiare la canzone napoletana. Peppino, primo a lanciare il rock&roll e il twist nella capitale della melodia, ha sciorinato alla Selva qualcosa come 25 canzoni in quasi due ore di spettacolo, affiancato da una efficace orchestra d’una decina di elementi, con opportuna sezione d’archi per i passaggi più romantici. Dai primi successi (Malatia, una rinnovata Voce ’e notte, Luna caprese, Nessuno al mondo, Nun è peccato, la bellissima Roberta, dedicata alla moglie) fino alle affermazioni più recenti (Il sognatore, Ma che ne sai se non hai fatto il piano bar, E mo’ e mo’, Solitudine e malinconia), attraverso atmosfere da night e quella sua caratteristica voce nasale, Peppino non ha rinunciando ai ritmi swing prontamente assecondati dal pubblico delle ultime file (tutti a ballare, là dietro, sulle note della scatenata Saint Tropez). La chiusura di un’esibizione semplicemente perfetta è stata affidata a Frenesia, Io e te: un grande amore e niente più, e naturalmente alla immancabile Champagne, reclamata a gran voce sin dall’inizio e concessa soltanto quale (scontata) ciliegina finale.

    Domenica 18 agosto è stata la volta di Franco Califano. «Il Califfo è uno stile di vita» ripetevano i supporters appollaiati al lato del palco, e in effetti la storia del cantautore romano somiglia a un romanzo. Preceduto da una corista che ha intrattenuto il pubblico in attesa del suo arrivo, pantalone nero e classico camicione bianco senza dimenticare i famosi occhiali scuri, Califano ha dato il meglio di sé in poco più di un’ora, durante la quale ha eseguito cavalli di battaglia come La mia libertà e Tutto il resto è noia. Di particolare rilievo il ricordo della compianta Mia Martini con La nevicata del ’56 e Minuetto, due brani scritti dal “Califfo” proprio per Mimì. La caratteristica voce roca non ha perso lo smalto dei tempi migliori, nonostante l’età. Peccato davvero che Califano non sia molto in salute. Simpaticamente, a chi si lamentava della brevità del concerto, ha detto: «Molti cantano tre ore senza dare niente, io invece dò tutta la mia anima quando sono sul palco, perciò esaurisco in fretta le energie».

    Infine, Little Tony, annunciato, la sera del 24 agosto, da un introibo alla 2001: odissea nello spazio. Il “piccolo Antonio” (di cognome Ciacci) ha virato sulla boa dei 60, ma nel sangue ha sempre il rock&roll di Elvis, omaggiato, anche per ricordarne il 25º della scomparsa, con brani storici come Teddy Bear (1957), Blue suede shoes (1956), Are you lonesome tonight? (offerta nella cover italiana Ti senti sola stasera?) e Io che non vivo senza te (versione Presley). «Se non ci fosse stato Elvis non ci sarebbe mai stato Little Tony» ha recentemente dichiarato uno dei due cloni italiani del “Re del Rock” (l’altro è notoriamente Bobby Solo). Col ciuffo sempreverde e con l’ottimo accompagnamento chitarristico del fratello Enrico (oltre che di un eccezionale complesso e di due ballerine da schianto), Tony ha iniziato con Johnny B. Goode di Chuck Berry e concluso con Shake, rattle and roll di Bill Haley, infilando in mezzo, ovviamente, tutti i suoi successi: 24.000 baci (secondo posto a Sanremo 1961 in coppia con Celentano), Quando vedrai la mia ragazza (Sanremo ’64 con Gene Pitney), La spada nel cuore (canzone di razza del ’70, firmata Lucio Battisti), Riderà, Bada bambina (Sanremo ’69), Un uomo piange solo per amore (Sanremo ’68), T’amo e t’amerò, Il ragazzo col ciuffo e Cuore matto, il suo best-seller sanremese del ’67, eseguito prima del gran finale fra le ovazioni del pubblico.

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