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    Ieri

    Strade e sport dell’antica Egnazia

    da Osservatorio n. 1-2003
    RedazioneDa RedazioneMarzo 28, 20165 minuti di lettura
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    Strade e sport dell'antica Egnazia - Osservatorio Fasano
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    Il Museo archeologico nazionale di Egnazia si è arricchito negli ultimi mesi di due nuove sezioni documentarie, che s’aggiungono alle ormai classiche rassegne dei “Tappeti di pietra” (che dal 1989 mostra i mosaici pavimentali di Taranto in età romana) e dei “Documenti dell’Età del Bronzo” (che dal 1998 mette in vetrina il frutto delle ricerche lungo il versante adriatico della Puglia). La prima delle più recenti esposizioni s’intitola “La Traiana di Egnazia: la via racconta la vita”, ed è stata confezionata dall’Università di Bari in collaborazione con la Soprintendenza per i beni archeologici, al termine della campagna di scavo settembre-ottobre 2002 (su cui vedi Osservatorio dello scorso settembre). La seconda si chiama invece “Lo sport nell’Italia antica”, ed è stata realizzata dal Ministero per i beni culturali, anche qui con il significativo contributo della Soprintendenza archeologica pugliese.

    La Traiana d’Egnazia. L’allestimento riferito al decumano cittadino, il corso principale tutto ben lastricato, è un po’ una carrellata sulla vita del sito egnatino, raccontata attraverso i reperti rinvenuti durante novant’anni di scavi ufficiali. Non va dimenticato, infatti, che il primo intervento archeologico a Egnazia risale al 1912-1913, quando vi furono avviate le indagini di Quintino Quagliati. Pur procedendo a balzelloni nel corso dei decenni, con azioni limitate a pochi mesi estivi, le varie campagne archeologiche (1939-40, 1955-59, 1963-67, 1971-75, 1978-82, 2002-03) hanno consentito di riportare alla luce oltre 40.000 metri quadrati di abitato antico, facendo della Gnathia di Orazio, Plinio e Strabone l’area archeologica più vasta della regione. Da qui l’esigenza di proporre un sunto, facendo “parlare” monumenti e oggetti, con un’efficace alternanza di vetrine abbinate a testi, foto, ricostruzioni virtuali e disegni dall’impatto immediato. Fra i materiali esposti e i variegati pannelli didattici, è quindi raccontata la storia di un sito esistente già nel XVI sec. a.C., e abbandonato, fra distruzioni e ricostruzioni, solo nel Basso Medioevo. Oltre a offrire ulteriori arricchimenti in fatto di religioni orientali (con due belle statuette in terracotta del dio Attis, una inedita statua acefala dello stesso paredros di Cibele e vari altri elementi, come il kernos sacrificale e sculture leonine che rimandano al culto della Magna Mater), l’allestimento non poteva che annoverare anche le ultimissime scoperte: una sepoltura di infante ad enchytrismos (cioè racchiusa in un’anfora spezzata in lunghezza), lucerne, fiaschette per viatores (i pellegrini in viaggio da o per la Terrasanta), attrezzi per la pesca, anfore, ceramiche invetriate, monete e via dicendo. Il filo conduttore dell’esposizione è logicamente offerto dall’arteria imperiale che Traiano fece costruire fra il 108 e il 110 d.C. per connettere rapidamente Roma a Brindisi e, quindi, all’Oriente. Pur rimaneggiata nel tempo, la via Traiana restò vitale a lungo: è menzionata da Procopio di Cesarea durante la guerra greco-gotica (535-553), è percorsa dall’imperatore bizantino Costante II nel 663, e ancora nel XIII secolo serve agli spostamenti delle corti sveva e angioina. D’altronde, Egnazia doveva essere pienamente inserita nella rete stradale tardoantica e altomedievale, tanto che il suo nome verrà ricordato dall’Itinerarium Antonini (II-III sec. d.C.), dall’Itinerarium Burdigalense (333-334 d.C.), dalla Tabula Peutingeriana (IV sec. d.C.), fino all’Anonimo Ravennate (670-700) e alle cronache di Guidone (XI-XII secolo).

    Sport nell’Italia antica. Di notevole interesse, per l’accuratezza dei testi e la bellezza dei materiali esposti, è anche la mostra sugli aspetti sportivi e ludici dell’antichità. Naturalmente, a Egnazia il discorso è stato calibrato in funzione della cultura magno-greca e messapica, con riferimento diretto al luogo. Per chi si rechi in visita agli scavi egnatini, è infatti impossibile non notare il grande recinto ovoidale che comunemente viene definito “anfiteatro”. Nonostante le imperfette condizioni di conservazione, per chi voglia immaginarne il funzionamento e l’aspetto originario è sufficiente ricordare le scene del primo tempo del film Il gladiatore (quello con Russell Crowe), quando l’eroe viene condotto a combattere nelle arene dei centri periferici dell’impero romano: che erano anfiteatri non certo paragonabili per imponenza a un Colosseo o a un’arena di Verona, ma piuttosto, con le loro staccionate lignee e i posti per lo più in piedi, e con le loro dimensioni contenute, somigliavano indiscutibilmente all’esemplare d’Egnazia. Nel quale, peraltro, venivano celebrate anche le cosiddette Megalensia, vale a dire le feste in onore della Megale Meter (traduzione in greco del nome della Gran Madre Cibele), che dal 4 al 10 aprile si svolgevano con rappresentazioni teatrali a carattere alternativamente comico e religioso, secondo la descrizione tramandata da Livio e altri autori antichi. Ma, oltre al nesso con le presumibili attività gladiatorie egnatine, l’esposizione su “Lo sport nell’Italia antica” analizza a livello antropologico e rituale la tendenza dell’uomo a incanalare nelle discipline sportive un’aggressività altrimenti estrinsecabile con la caccia e con la guerra, dalle civiltà preistoriche fino ai giorni nostri. Inevitabile è dunque l’accenno alle Olimpiadi, che rimontano addirittura all’VIII sec. a.C., come pure ai giochi funebri organizzati in occasione dei riti di sepoltura, in età classica ed ellenistica. E quindi vasi a figure rosse con scene di gare, strumenti ginnici, attrezzi per detergere il corpo o contenitori per profumare e oliare le membra degli atleti sono l’indizio di pratiche millenarie, che nello specifico della Messapia e Magna Grecia dovevano inerire prevalentemente alle classi sociali più agiate, e anzi dovevano costituirne una specie di rappresentazione statuale, connessa sovente all’aristocrazia e all’ordine equestre. Un po’ affine, insomma, a quello che per la mentalità comune è il golf di oggi. Che si sta sviluppando, guarda caso, proprio di fianco a Egnazia.

     

    di VITO BIANCHI

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