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    Ieri

    Il maestro Sibilio, genio e sregolatezza

    da Osservatorio n. 1-2003
    RedazioneDa RedazioneMarzo 28, 20165 minuti di lettura
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    Il maestro Sibilio, genio e sregolatezza - Osservatorio Fasano
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    In questo mondo caotico, dove tutti hanno fretta, è bene di tanto in tanto fermarsi a riflettere un po’ e guardare anche al tempo passato, non per abbandonarsi ai ricordi, che a volte possono dare tristezza, ma per far conoscere ai giovani qualcosa di quella che è stata la nostra storia. Ad esempio l’interesse per la musica, che a Fasano è sempre esistito, tutto all’insegna della melodia. Dalle nenie per cullare i bimbi, al fidanzamento che si svolgeva in casa e al matrimonio, fino alle serate estive al chiar di luna, al mare o in collina, dove la fisarmonica faceva da regina allietando la vita semplice di allora e favorendo lo sbocciare di idilli più o meno duraturi. Per non dimenticare la banda che accompagnava processioni e funerali. Del resto, il mitico Teatro Sociale era un tempio della musica in tutte le sue forme. Belle e grandi compagnie di lirica, di operetta e di varietà hanno debuttato in quello che fu il teatro voluto da alcuni notabili, nel 1857, per gli interessi culturali del proprio paese. E speriamo che esso possa tornare agli antichi splendori.

    Proprio a proposito di musica, vorrei ricordare la figura del maestro Abele Sibilio.

    Nato a Fasano il 12 marzo 1893, dopo aver conseguito il diploma di clarino e direzione al Conservatorio di Napoli, ben presto capì, dato il suo carattere un po’ insofferente, che il paese natìo gli stava stretto, e pensò di partire puntando senz’altro in alto, non solo geograficamente ma anche qualitativamente: Sanremo. Nella città dei fiori, accolto dagli amici bohèmiens, si trovò a suo agio e per anni suonò e diresse nel teatro del Casinò (dove poi si è svolto per tanti anni il più noto festival della canzone italiana). In riviera Abele Sibilio, giovane intraprendente, conobbe il fior fiore dei cantanti dell’epoca. Così, senza più pensare ad un ritorno a Fasano, se la godeva in un mondo diverso da quello lasciato, con una mentalità aperta a tutte le esperienze che la vita gli offriva.

    E la sorte gli arrise ancora, perché in questo vortice di lavoro, divertimento e bella vita, al giovane Abele si presentò un’occasione unica: andare a Trieste, scritturato, per concerti da solista e direzione, dal Teatro Verdi, sede mitteleuropea ove tuttora, ogni estate, si svolge il festival dell’operetta. Qui la sua carriera raggiunse l’apice, tanto che anche da anziano, quando raccontava del periodo triestino, se ne andava in brodo di giuggiole e gli ridevano gli occhi. Sempre attorniato da bellissime donne che se lo contendevano, ebbe una vita molto brillante per l’epoca. Ma le “mani bucate” e il carattere ultra-insofferente alle regole familiari, non gli assicurarono un domani degno della vita giovanile. Sempre alla ricerca di novità, e dando pieno sfogo a un carattere esuberante e vulcanico, dopo la lunga esperienza forestiera (durata oltre venticinque anni) decise di tornare a Fasano.

    Arrivò elegantissimo la vigilia di Natale del 1950: ad attenderlo e riceverlo con ansia e trepidazione c’erano la moglie Iside (donna molto bella, silenziosa, che seppe amarlo con devozione nonostante le continue e riconosciute scappatelle), i figli e i parenti, alcuni dei quali, i più piccoli, non lo conoscevano per niente.

    A questo punto, ancora in piena e frenetica attività, il mº Sibilio allestisce un’orchestra lirico-sinfonica, con tanti elementi sia vocali che musicali. Contemporaneo dei maestri Milella, Carlo Vitale, Patonè e dello stesso Mascagni (quando questi dirigeva la banda a Cerignola), spesso il Nostro si confrontava coi colleghi: la lunga amicizia e la grande stima che regnava tra loro, pur non mancando qualche scherzosa battuta, è rimasta sino alla fine. Così il maestro Vitale, nelle serate ai Teatri Petruzzelli di Bari o Politeama di Lecce, mi raccontava con simpatia, facendomi rivivere quell’aria di artisti d’altri tempi quali erano.

    In un giornale locale dell’epoca si legge:

    «Un nuovo astro su questo lembo radioso di Puglia illumina dei suoi bagliori l’anima delle folle ansiose di ebrezze spirituali. Le immortali melodie dei grandi maestri rivivono nella sublime interpretazione di un complesso che da un biennio raccoglie sempre nuovi successi. Nato in una gemma dell’estremo Salento, ove tra gli effluvi odorosi dei suoi giardini arpeggiano gli usignoli nella notte il loro canto d’amore alle stelle e ove il vento sussurra tra gli ulivi musicali parole di sogno, il Concerto Lirico Sinfonico “G. Puccini” assolve ad una missione artistica degna di trionfali elogi. Nella presente stagione artistica 1953 il Concerto Lirico Sinfonico “G. Puccini” si presenta arricchito di nuovi preziosi elementi vocali e strumentali e dotato di un più vasto e sceltissimo repertorio. La direzione è sempre affidata al Mº Prof. Abele Sibilio, già noto in ambienti artistici nazionali ed esteri per le sue qualità eccezionali di sensibile interprete della musica classica e contemporanea».

    Abele Sibilio morì il 21 settembre del 1972.

    Gli ultimi tempi della sua vita non avevano minimamente scalfito o scolorito la vivacità del suo carattere. Pieno di amici, sempre ricercato nel vestire, passava gran parte della giornata in piazza Ciaia, dove sostava al Caffè Abbracciante, sempre pronto al sorriso e ad omaggiare con galanteria e cavalleria qualche bella signora che di lì passava.

    Questi erano gli uomini della Fasano d’altri tempi.

     

    di BICE DEL VECCHIO

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