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    Ieri

    Le risposte del «pianeta giovani»

    Da singoli o da gruppi contributi alla crescita culturale collettiva. Poche e non durature le iniziative nel campo della musica.
    RedazioneDa RedazioneNovembre 30, 20176 minuti di lettura
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    FASANO – Nella prima tappa di questo viaggio nella cultura a Fasano s’è detto qualcosa a proposito dei giovani. Poi quasi nessuno ha rinunciato a dire la sua sui giovani. Si nota, perciò, questo interesse per le giovani generazioni. «Certo tutti parlano di noi, ma chi si dà veramente da fare? Non voglio dire che debbano essere gli altri a procurarci quello di cui noi abbiamo bisogno, ma in tutto questo gran parlare credo che ci sia un’abbondante dose di retorica e demagogia. È dal 1968 che il ragionamento giovani è cotto in tutte le salse, forse è arrivato il momento di finirla con le parole e di passare ai fatti», sottolinea qualcuno polemicamente. Il problema è strutturale. A Fasano ci sono, per esempio, gruppi musicali che non riescono a resistere insieme più di qualche mese perché non sanno dove andare a provare. Parecchi dei ragazzi che suonano lo fanno per passione e non per lavoro, per cui la musica è una possibilità di impiego del tempo libero. Il «pianeta giovani» sembra

    comunque potenzialmente capace di fornire risposte autonome.

    Da un anno s’è formato a Fasano un gruppo teatrale, il «Boccascena». L’anno scorso preparò e rappresentò «I blues» di Tennesee Williams, adesso sta già provando «Il drago» di Eugenij Schwarz. La fortuna di questo gruppo consiste nell’avere disponibile per le prove una sala teatrale messa a disposizione dalla nuova chiesa della Salette che si trova alla periferia del paese, in una zona nuova – tutta cemento e asfalto – ribattezzata il Bronx. Il «Boccascena» non è, dichiaratamente, alla ricerca di contributi che se eventualmente venissero non sarebbero rifiutati. Non chiede soldi, ma solo amore e passione per il teatro. Guida il gruppo l’attore Gianni Sigrisi, del Teatro Abeliano di Bari.

    Il circolo culturale «Lenti movimenti» è tra quelle realtà giovanili che si danno da fare. È composto da un nucleo di giovani attorno ai quali gravita un altro gruppo, in totale sono una quindicina. Anche «Lenti movimenti» ha il grosso problema della sede dove intenderebbe svolgere le sue iniziative. I settori culturali privilegiati si può dire che riguardino la comunicazione, pertanto gli interessi sono rivolti verso la fotografia, la pittura e le tecniche televideo. La sede, a questo punto, servirebbe a mettere in comune i mezzi e i contenuti perché l’obiettivo che il circolo si pone è soprattutto la socializzazione giovanile.

    Il circolo ha organizzato un’esposizione di fotografie sulla Fasano di una volta. Questa mostra intende indagare sul passato urbanistico, architettonico e culturale del paese. È stata allestita con l’intento di capire le modificazioni verificatesi da ieri a oggi. I promotori di questo circolo, tra l’altro, sottolineano che «il rapporto con le istituzioni, soprattutto con l’Amministrazione comunale non è dei migliori in quanto sussistono condizioni di burocrazia che impediscono una più flessibile attenzione verso la cultura. Sembra che la ‘cultura’ essendo ritenuta improduttiva, non sia degna di attenzione». «Lenti movimenti » tiene a precisare, però, che con un piccolo sforzo di volontà qualcosa dalle istituzioni se ne può ricavare. Infatti la mostra fotografica di cui prima si parlava è stata realizzata grazie al decisivo intervento economico dell’Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo.

    C’è chi, ancora, si impegna contando sulle proprie forze. È il caso di Roberto Carrescia, 18 anni, disegnatore di fumetti avviato ad una brillante carriera. Ha già pubblicato su riviste nazionali specializzate. Roberto è cosciente delle difficoltà cui va incontro affrontando questo lavoro e decidendo di svolgerlo standosene a Fasano. Ma lui ne fa solo un problema di praticità e non di differenza tra la città e la provincia: «Per quel che riguarda la provincia, non trovo particolari problemi di stimolazione e di idee. L’unica mia perplessità è che non so se rimanendo avrò l’opportunità di svolgere questo lavoro con regolarità».

    È interessante, allora, verificare che tra i giovani esiste un notevole grado di lucidità nell’analizzare i propri problemi e nel tentarne la soluzione. Le scelte vanno dall’organizzazione del tempo libero all’avvio di professioni nuove. Con Giuseppe Attoma Pepe, grafico, parliamo di artigianato. «Certo di artigianato si parla molto, ma sempre con toni celebrativi, come se fosse legato al passato, inevitabilmente perso tra i ricordi nebbiosi delle brave persone di una volta, delle botteghe vive di esperienze umane e di inventiva tecnica. Un’immagine vera, incontestabile, giustamente affettuosa ma che tradisce un deleterio immobilismo di pensiero». Giuseppe Attoma Pepe parla della sua esperienza leccese, dove attualmente lavora e dove è in atto un progetto che prevede il recupero delle manualità e dei materiali propri dell’artigianato producendo, però, oggetti d’uso contemporaneo. In questo senso si inserisce il suo intervento, teso non già a prospettare radicali cambiamenti dei modelli produttivi, anzi, ma attento a suggerire un possibile recupero culturale dell’artigianato fasanese.

    «Nelle tendenze produttive contemporanee bisognerebbe inserire, con gli artigiani, anche,  designers, consulenti di marketing e nuove figure professionali. L’artigianato così tornerebbe ad essere cultura, fatto di tradizione, ma attento alle attuali linee di sviluppo».

    Cultura ed economia, ecco un altro nesso emerso da questa inchiesta. Osserva Vito Narracci, giovane intellettuale fasanese: «A Fasano non si può parlare di cultura perché manca un tessuto di comunicazione tra le persone. Questo accade perché mancano prospettive collettive che tengano assieme la gente. La cultura a Fasano è un bene di consumo tra gli altri, è uno status-symbol. Quello che voglio dire è sotto gli occhi di tutti: vivendo un’esistenza anonima, senza momenti collettivi e punti di riferimento, il consumismo diventa un momento di identità. Basta guardare la pubblicità. In questo quadro generale anche la cultura diventa una ‘merce’ che qualcuno usa per acquistare prestigio sociale. In una società dove tutto è competizione tra chi più ha – anche culturalmente – è facile vivere la paura di non farcela e di restare ai margini. In effetti dietro il consumismo giovanile c’è molto pessimismo. Questo è drammatico perché da queste frustrazioni si arriva al cinismo, al trasformismo, all’indifferenza per i problemi».

    Ma qualcosa si può fare e si sta facendo per cambiare rotta. Fasano non è una città spenta come è emerso, seppur tra contraddizioni, in questo viaggio nella sua vita culturale. A dimostrazione che Fasano non è solo droga e delinquenza. A dimostrazione che Fasano vuole e può cambiare.

    di Bruno Marchi

    (6 – Fine)

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