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    Ieri

    Giovanni Battista Monopoli

    Carrellata di personaggi illustri fasanesi pubblicati su Osservatorio e pubblicati sul volume "Medaglioni Fasanesi" di Secondo Adamo Nardelli
    RedazioneDa RedazioneDicembre 30, 20125 minuti di lettura
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    Giovanni Battista Monopoli - Osservatorio Fasano
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    (da “Osservatorio”, luglio 1997)

     

    Giovanni Battista Monopoli, figlio unico, ebbe a padre il possidente Leonardantonio e a am­dre Antonia Maria Guarini. Nacque l’8 giugno 1916, quando imperversava il primo grande conflitto mondiale. Si laureò in lettere all’università di Roma nel giugno del 1940, quando l’incendio della seconda guerra mondiale si estendeva a tutti gli angoli della Terra. Anche il giovane Monopoli, come tanti altri, fresco di laurea fu chiamato alle armi in un reparto di fanteria dell’Italia settentrionale, dove fu colto dagli eventi dell’8 settembre che divisero l’Italia in due e crearono lo sbandamento di tanti militari che nell’armistizio avevano intravisto la fine della guerra. Invece l’occupazione nazista di parte del territorio nazionale aveva determinato la continuazione dell’attività bellica.

    Al Nostro non restava che disertare. Fu una lunga marcia a piedi quella che ricondusse G.B. Monopoli nella natìa Fasano, costretto a evitare i mezzi di trasporto di qualsiasi specie per sfuggire ai rigorosi controlli dei tedeschi e a percorrere strade secondarie prevalentemente rurali anche per ricevere un po’ di cibo dalla generosità dei contadini.

    Quando giunse a Fasano era stremato, con le gambe rigonfie e doloranti e i piedi sanguinanti non protetti dalle scarpe rotte. Ma la sua tenacia vinse la sofferenza.

    Negli anni ‘50 superò il concorso e divenne professore di ruolo per le materie umanistiche nella scuola media.

    Nel 1936 gli morì il genitore. G. Battista non abbandonò la madre e non si sposò se non dopo la sua morte, nel 1964, quando aveva 48 anni. Figlio unico, figlio di madre vedova, tutta la sua vita, fino a quel momento, si era svolta nella più perfetta solitudine. E la solitudine non è anche malinconia? La malinconia non è come l’oscurità che ti spinge verso una fonte di luce, quella interiore, la sola capace di illuminarti e riscaldarti? Nulla più della poesia ha questo potere magico. Pochi però sono dotati per esprimere con la soavità e il ritmo della parola i beni dell’anima. Non sbagliava – e come poteva? – il grande Orazio, quando ammoniva: «Tu nihil invita dices faciesve Minerva» (nulla farai o dirai a dispetto di Minerva). A Giovanni Battista non mancavano certamente cultura, genio e attitudine per manifestare la sua sensibilità poetica. Se ne accorse il prof. Leonardo De Mola, che fu docente di lettere italiane nel liceo di Conversano per mezzo secolo, e che qui da noi viene considerato “maestro di color che sanno”. De Mola incoraggiò il giovane studente a coltivare la sua tendenza poetica, non facendogli mancare il suo autorevole consiglio e seguendolo con affetto paterno. Sentimento che ha caratterizzato i rapporti tra l’illustre Maestro e il colto allievo oltre la scuola. Ne sono testimonianza le «Lettere a Battista» pubblicate nel magnifico libro edito da Schena Poesie e prose di Leonardo De Mola, curato da G.B. Monopoli con meticolosa precisione.

    Fu il destino personale del prof. Monopoli a renderlo “solo” o fu una deliberata scelta? La sua cultura e il suo carattere scontroso offrono qualche dubbio. Il figlio di un mio grande amico e colto Maestro mi ha fatto prezioso dono di un libro di “frammenti” del pensiero del padre, parte dei quali da me uditi a viva voce e incasellati come tesori della memoria durante il corso della collaborazione romana avuta con l’autore. Quello sulla solitudine recita: «L’uomo è solo. Nasce solo e tale rimane, benché passi la vita alimentando l’illusione di non esserlo. E inventa amori e amicizie per alimentare, appunto, le sue illusioni. Il vero unico rimedio è amare la solitudine. ma pochi uomini sono in grado di amarla». Il mistero resta, ma io propendo per l’ipotesi della scelta. Infatti negli anni ‘70 il prof. Monopoli soffriva della condizione di degrado nella quale era caduta la città, isolandosi da ogni rapporto sociale. Trascorreva le giornate nella sua ricchissima biblioteca, dove, con la meticolosità del ricercatore scientifico, indagava sui fatti della storia.

    Ha prodotto molto, ma, schivo com’era, ha pubblicato poco. Solo Prime luci per i tipi di Schena nel 1960. Versi bellissimi, che fanno risplendere la verità dei sentimenti dell’autore. Nella lirica Ritorno dell’esule penso sia disegnato il suo grande sogno per uscire dalla solitudine: «Non sono più solo: i figli / giocano a me d’intorno, / sotto l’ombra dei tigli; / e mentre cade il giorno / nell’azzurra casetta / Ada, la donna mia / coi piccoli m’aspetta / e guarda su la via. / A parca mensa assiso / nulla d’agi m’importa, / purché non sia diviso / dal sangue mio diletto, / dalla cara consorte, / la ricchezza rigetto, / non bramo miglior sorte». Solo il realizzarsi di questo sogno risalente al 1932 poteva rallegrare il suo cuore e scacciare la solitudine.

    Dopo la morte dell’adorata madre poté trovare e sposare la compagna della sua vita che ha amato teneramente e dalla quale ha avuto tre figli con i quali giocare «sotto l’ombra dei tigli» e sotto lo sguardo della cara consorte.

    Non potrò mai dimenticare il giorno nel quale incontrai per la prima volta il prof. Monopoli a fianco di una donna in corso Garibaldi. Non aveva il ghigno solito disegnato sul viso né il torace inclinato. Era eretto e sorridente. Aveva al fianco la donna dei suoi sogni: si era sposato. Poi arrivarono i magnifici bambini che avrebbero diradato la foschia della solitudine.

    Amante della italica bellezza femminile non fu avaro di culto verso Giunone, cantando, non senza forbita ironia, i pregi dell’architettura toracica e del bacino della Lollobrigida. Anche le vistose forme dell’attrice Yvonne Sanson attrassero la sua attenzione poetica.

    Nel 1990 fu colto da un ictus cerebrale che paralizzò la parte sinistra del corpo. ma restò sempre lucido ed eloquente sino al momento della morte, avvenuta il 26 gennaio 1996.

    Giovanni Battista Monopoli ha avuto un solo torto: quello di non comunicare i tesori del suo pensiero ai contemporanei e alla posterità.

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