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    Sei su:Home»Mensile»Ieri»Domenico Guarini in carica nel 1975 e dal 1983 al 1984
    Ieri

    Domenico Guarini in carica nel 1975 e dal 1983 al 1984

    I ritratti dei sindaci di Fasano a cura di Secondo Adamo Nardelli pubblicati su Osservatorio e successivamente nel libro "Medaglioni fasanesi"
    RedazioneDa RedazioneMaggio 4, 20126 minuti di lettura
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    Domenico Guarini in carica nel 1975 e dal 1983 al 1984 - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Nelle elezioni del 15 giugno 1975, superata la scissione in­terna che aveva dato luogo alla diaspora “campanara”, la Demo­cra­zia Cristiana si presentò unitariamente con capolista Sandrino Ru­bino, ed elesse 20 consiglieri comunali: 7 andarono ai socialisti, 6 ai comunisti, 3 al Movimento Sociale, 2 ai so­cialdemocratici, uno alla Coalizione Popolare Indipendente di Italo Gen­tile e uno ai repubblicani. Scimmiottando i metodi stalinisti, il Pci diede il “benservito” a Bernardino Turchiarulo e Giuseppe Murri. Venne così formata una giun­ta tripartita: Dc, Psdi e Pri, sindaco Sandrino Rubino, il quale si dimise il 24 settembre successivo per consentire l’ingresso del Psi. Attese le difficoltà della trattativa, si ricorse al solito “supplente”, il prof. Domenico Guarini, per tenere in piedi la “baracca” politica ed evitare lo scioglimento del consiglio comunale. Infatti l’accordo fu raggiunto e si formò un esecutivo di centro-sinistra con la partecipazione di democristiani, socialisti, socialdemocratici e repubblicani, guidata da Rubino. E Mimì Guarini, dopo un mese e ventidue giorni di gloria, tornò fra i ranghi.

     

    Confermato in consiglio comunale nelle amministrative dell’80, l’11 marzo dell’83, a seguito delle dimissioni del prof. Antonio Carbonara, Guarini venne eletto sindaco per la seconda volta, in quanto, per sua stessa dichiarazione, aveva «tempo da perdere» che ben poteva essere utilizzato nell’esercizio delle funzione di primo cittadino. Così il cav. Guarini, questa volta capeggiando una giunta balneare, occupò per altri sei mesi e cinque giorni la poltrona di sindaco. Si trattò di una giunta di “solidarietà democratica” che entrò in crisi e si sciolse il 16 settembre 1983. Il 17 ottobre dello stesso anno, Domenico Guarini fu rieletto sindaco e formò la nuova giunta di centro-sinistra organico, dalla quale furono esclusi i comunisti: era composta da Dc, socialisti, socialdemocratici e repubblicani. Le fatiche del buon Mimì si conclusero il 7 dicembre del 1984 e la gestione passò al commissario, dott. Giuseppe Cisternino. Tirando le somme, il Nostro ha esercitato la funzione di sindaco complessivamente, in vari periodi, per ventuno mesi e diciassette giorni; quella di consigliere comunale per 11 anni, quasi sempre “vestito” da assessore. La sua disponibilità agli “ordini del partito” non gli consentì autonome decisioni da offrire al giudizio dei critici. Naturalmente il partito era sempre impersonato dal leader più forte o da quello politicamente più vicino, con il quale, in una sorta di acta diurna telefonico, il buon Mimì si consigliava sui problemi più importanti.

     

    Non c’è settore della vita pubblica fasanese, sia nel periodo fascista che in quello democratico, che non abbia goduto della discreta presenza dell’oggi ultraottantenne Guarini, decano dei sindaci e non solo di quelli. Timido per carattere, educato al gerarchismo fascista più rigoroso, ha avuto sempre bisogno di qualcuno da cui attingere direttive. Tra i suoi titoli di fedeltà al servizio, c’è un documento dell’agosto del 1941 attestante che «l’insegnante Guarini Domenico di Samuele, nato a Fasano il 10 marzo 1914, ricopre la carica di capo-sezione tesseramento e logistica presso il comando Gil di Fascio in Fasano, sin dal febbraio 1940-XVII e.f.».  Un altro documento, del Gruppo Universitario Fascista di Brindisi, del 28 marzo 1942-XX e.f., certifica che il Nostro «ricopre la carica di fiduciario del Nuf di Fasano dal 13 dicembre del 1941». L’attuale pontefice Giovanni Paolo II apprezzò molto il significativo omaggio che il Comune di Fasano volle fargli nel novembre del 1983: un’artistica riproduzione, eseguita dai fratelli Tina e Annito Bennardi, del Cristo Pantocratore affrescato su una parete della grotta basiliana di San Lorenzo, per mano del sindaco Guarini che, cinto di fascia tricolore, capeggiava una delegazione ufficiale composta dall’assessore dc Paolo Pace, dal consigliere comunale del Pci Peppino De Leonardis e dal segretario generale del Comune dott. Antonio Nardelli.

     

    L’11 marzo 1983, dopo la sua elezione a sindaco, Guarini dichiarò: «Avete stabilito dei termini che accetto: 20 giorni per la metanizzazione e 60 giorni per il Piano Regolatore Generale; se questa vuole essere una sfida, e lo dico in senso buono, io l’accetto, perché sono disposto a stare in ufficio 24 ore su 24, pur di portare a termine questi due grossi problemi. Forse è stato questo il motivo della scelta degli amici. La disponibilità completa, malgrado i miei 69 anni, peraltro compiuti ieri». E qui l’interpretazione del pensiero di Mimì presenta qualche difficoltà. Fu ligio a tutti i doveri del regime fascista: dagli atti ufficiali risulta che frequentò regolarmente l’intero 2° corso dei corsi pre-militari 1933-34, superando l’esame finale come da dichiarazione della commissione esaminatrice in data 17 dicembre 1933-XII e.f., a firma del comandante della 153ª Legione “Salentina II”. Ha fatto anche parte della “Commissione per l’abbellimento del paese” e dell’Associazione Italiana Amici dell’America (delegazione pugliese).

     

    Ha presieduto lungamente il consiglio di amministrazione dell’Ospe­da­le civile “Umberto I” dal 1966 al 1972, con qualche apprezzabile risultato. Dalle sue note biografiche risulta che «quale presidente del Sottoco­mi­tato locale della Cri ha organizzato opere di soccorso a Firenze, nella Valle del Belice, nel Biafra, nell’India, in occasione del naufragio del piroscafo greco Heleanna, nella Lucania e nella Campania. In queste due ultime località fece pervenire una roulotte e decine di automezzi carichi di viveri, medicinali, indumenti e coperte, preceduti da gruppi di Croce­ros­sine e Pionieri che prestarono la propria opera di umana solidarietà con gran­de spirito di sacrificio, tanto da meritare il plauso di quelle popolazioni». Così continuano le stesse note: «È Cavaliere della Repubblica dal 1967. Per diversi anni ha ricoperto le seguenti cariche: segretario comunale del Sinascel; vicepresidente dell’A.I.M.C.; vicepresidente della Pro Loco; presidente del Circolo Cittadino; amministratore unico del Teatro Sociale; commissario regionale del Patronato scolastico; componente della Commissione mandamentale; componente del consiglio direttivo della Dc; corrispondente della Gazzetta del Mezzogiorno dal 1964 al 1972, nonché del Giornale d’Italia». Una sua acuta collega, pronta di lingua, di lui disse: «Tutto Ei provò!».

     

    Udite, udite, alla fine che cosa ha fatto il mite, tranquillo, pacifico, placido Mimì Guarini, elegante doppiopettista: dagli atti ufficiali risulta la sua partecipazione a operazioni di guerra svoltesi nel Mediterraneo dall’11 luglio del 1942 all’8 settembre del 1943, col quartier generale dello Stato Maggiore dell’Esercito (circolare 0035000/15/M.E.). Nessuno si immagini però il timido Mimì mentre guerreggia nel Mediterraneo contro il nemico: non è mai stato in mare, bensì a Roma presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, impegnato nello studio delle grandi strategie e, pertanto, come tutti gli altri, meritevole di ricevere il “soldo” di guerra e la qualifica di “combattente”, nonostante “Roma città aperta”. Sicché anche lui, incapace di torcere un capello a chicchessia, non potrà non dirsi «uomo che ha combattuto per la Patria». Viene considerato, a ragione, un galantuomo.

     

     

    Secondo Adamo Nardelli

     

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