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    Attualità

    Per salvare la spiaggia di Torre Canne c’è chi propone frangiflutti

    Impresa privata chiede al Comune di Fasano di sperimentare un modulo sommerso che potrebbe evitare l'ormai costante erosione
    RedazioneDa RedazioneDicembre 24, 20146 minuti di lettura
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    Per salvare la spiaggia di Torre Canne c'è chi propone frangiflutti - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Da tempo Osservatorio (nella sua edizione cartacea ma anche online) denuncia la drammatica questione della progressiva erosione della spiaggia nel tratto che da Torre Canne arriva a Lido Tavernese. Il fenomeno sta producendo danni gravissimi e irreparabili all’economia turistica del posto: quasi tutte le strutture alberghiere, infatti, nel migliore dei casi, si sono viste progressivamente ridotte gli spazi dove poter posizionare sedie sdraio e ombrelloni. Ma il fenomeno è ancora più grave dove l’arenile è quasi scomparso, lasciando spazio a vere e proprie pietraie: qualche operatore turistico, per consentire l’ingresso in acqua dei propri clienti, ha dovuto installare delle passerelle. Per arginare il fenomeno è indispensabile posizionare dei flangiflutti. Ma fino ad ora questo problema non sembrava essere fra le priorità dell’amministrazione comunale, che fra l’altro non ha i mezzi economici necessari per intervenire.

     

    Non solo: il “problema flangiflutti a Fasano” non rientrava neanche nei programmi della Regione Puglia che sembra avere al momento altre priorità. Ma ora, a togliere le castagne dal fuoco dell’Ente pubblico, potrebbe essere un’équipe di tecnici privati. Al Comune di Fasano è infatti arrivata una richiesta da parte di un gruppo di professionisti brindisini, di poter sperimentare, proprio a Torre Canne, degli innovativi flangiflutti da loro ideati nell’ambito di un progetto di ricerca, finanziato nel campo dell’innovazione tecnologica dalla Regione Puglia.

     

    Di che cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto al geologo Tommaso Elia, che opera nella Cittadella della Ricerca a Brindisi, fra i firmatari dell’innovativo progetto. «Al Comune di Fasano – spiega Elia – abbiamo proposto di poter sperimentare a Torre Canne un nuovo modulo flangiflutti da noi realizzato. Questo modulo in buona sostanza è un manufatto completamente sommerso, soffolto, e quindi che non impatta sul paesaggio. Se uno vuole intervenire in un’area protetta quale è il tratto costiero Torre San Leonardo-Torre Canne, non si può pensare di realizzare delle barriere emerse. Questo modulo costituisce una barriera e mitiga l’energia del moto ondoso, attenuandola e dissipandola. Per fare un esempio, immaginiamo un foglio di carta A4 che entra in una macchina tagliacarte ed esce a striscioline. Il modulo contro l’erosione costiera sfrutta lo stesso principio, quello di non opporsi all’onda ma di assecondarla e allentarla nell’impatto».

     

    Ciò significa che con un simile intervento a Torre Canne si può annullare l’erosione?

    «Per intervenire sulle coste fasanesi bisognerebbe operare in una maniera congiunta, sia a mare che a terra. Intanto, bisogna frenare l’energia del moto ondoso a mare. Nelle mareggiate importanti il mare arriva a 25-30 nodi: noi dobbiamo ridurlo almeno a 10-15 nodi. Se poi si volesse il massimo dell’efficacia, bisognerebbe intervenire con le barriere emerse, operazione che difficilmente si può calare nella realtà ambientale fasanese».

     

    Basta posizionare dei flangiflutti per risolvere il problema dell’erosione costiera?

    «Sistemate le barriere flangiflutto a mare, l’intervento non si intende finito, bisogna aspettare due o tre anni perché si crei sul lato terra del flangiflutto, il cosiddetto “tombolo”, un ripascimento indotto dalla presenza di questo modulo. La spiaggia tenderebbe ad accrescersi verso terra. Noi non abbiamo però tempo o pazienza: i danni a Torre Canne sono tali che non si potrebbe aspettare tanto tempo per un ripascimento naturale! Andando sulla spiaggia ci si accorge del disastro che c’è: manca dal 40 al 50% del cordone delle dune. E quindi alle spalle di questo modulo, c’è bisogno di un cosiddetto ripascimento morbido protetto».

     

    Protetto da che cosa?

    «Dai flagiflutti. Non possiamo pensare ad un ripascimento morbido libero, sversando fino a 100mila tonnellate di sabbia prelevata al largo, anche attraverso un sabbiodotto e poi ritenere in buona sostanza che questo intervento possa durare più di 24-36 mesi. Sarebbe come intervenire a casa per proteggersi dal freddo e lasciare tutte le finestre aperte durante la stagione invernale. Quindi noi prima dovremmo proteggerci fronte mare, con il minimo impattato con il paesaggio del territorio che è da preservare ad ogni livello. Se si ha un po’ di pazienza e l’intervento è progettato sia da mare che da terra, i risultati vengono. Bisogna attendere solo 18-24 mesi una volta che si mettono le barriere a mare e si fa il ripascimento morbido».

     

    Il progetto da chi è elaborato?

    «Da una équipe di tecnici, liberi professionisti, composta da quattro ingegneri, un architetto, un geologo e un biologo. Abbiamo presentato questo progetto nell’ambito delle linee del finanziamento regionale per l’innovazione tecnologica alle piccole e medie imprese. In questo ambito, c’è una impresa di Bari che ha chiesto un finanziamento alla Regione Puglia per sperimentare il progetto nel Comune di Fasano».

     

    Come è fatto il modulo flangiflutto da voi sperimentato?

    «In questi giorni avremo il primo calco del modello di flangiflutti in scala 1:1. Questo calco, che ha dimensioni di 3 metri e 40 per 2 metri, assomiglia ai fanoni di una balena, o meglio ad una grande spazzola le cui setole sono dei pali di calcestruzzi da 40 centimetri di diametro. Il modulo pesa intorno alle cinque tonnellate». A che distanza dalla costa vengono posizionati? «Non vi è una distanza universale dalla linea di costa: bisogna vedere la profondità. Ci sono coste a lenta degradazione, quale può essere considerata la costa di Torre Canne. Noi possiamo posizionare questo modulo flangiflutti nel momento in cui, in sicurezza, raggiunge la batimetrica di tre metri, tre metri e cinquanta di profondità».

     

    In che cosa dovrebbe intervenire il Comune di Fasano? Solo con l’autorizzazione o anche economicamente.

    «Abbiamo chiesto al Comune di Fasano di poter testare questo modulo. Decideremo se posizionare uno o più moduli, arrivando ad una sequenza di venti metri (cinque o sei moduli), per verificarne i risultati nell’ambiente naturale. È evidente che noi abbiamo dato la nostra disponibilità al Comune di Fasano senza nulla chiedere, per un modulo. Per gli altri moduli aggiuntivi dovrebbe intervenire economicamente il Comune di Fasano. Intanto, ci sentiamo di ringraziare il Comune di Fasano per questa apertura e disponibilità, perché non tutti i comuni sono aperti alla sperimentazione. Quello che ci interessa non è tanto ottenere vantaggi economici, ma sperimentare il frutto della nostra ricerca in un campo reale».

    Galleria di immagini:

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