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    A Laureto incontro sull’omicidio stradale: la nuova legge non piace a nessuno

    L'iniziativa, organizzata dall'associazione 'Flavio Arconzo' ha visto come relatori il giudice Genantonio Chiarelli e l'avvocato Mauro Blonda
    RedazioneDa RedazioneMarzo 24, 20164 minuti di lettura
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    A Laureto incontro sull'omicidio stradale: la nuova legge non piace a nessuno - Osservatorio Fasano
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    FASANO – In Italia, lo scorso anno, ci sono stati oltre180mila incidenti stradali con lesioni a persone, 3mila i morti, quasi 260mila i feriti. Il 2 marzo scorso le Camere hanno approvato una legge che introduce il reato di "omicidio stradale". Per anni numerose associazioni si erano battute chiedendo che venisse istituito ma ora che la legge c'è, anche se non è ancora stata firmata dal Presidente della Repubblica, non piace a nessuno. Della nuova normativa, della legge, delle nuove pene e tanto altro si è parlato ieri sera (mercoledì 23 marzo), in un incontro organizzato, nella villetta di Laureto, dall'associazione "Flavio Arconzo – Vittime della strada e della giustizia".

     

    Per l'occasione erano stati invitati a relazionare il giudice della sezione penale del Tribunale di Brindisi Genantonio Chiarelli e l'avvocato Mauro Blonda. A fare gli onori di casa e a portare il saluto dell'associazione organizzatrice, dopo il saluto istituzionale del vice commissario prefettizio Onofrio Padovano, la presidente Katia Schiavone. Proprio quest'ultima ha mostrato il suo scetticismo. "E' una legge contentino che rasenta la presa per i fondelli – va giù duro la presidente -. E' pressoché giuridicamente impossibile da applicare. Lo dicono anche gli stessi addetti ai lavori. Ecco perché lo stesso presidente della Repubblica tarda a firmarla probabilmente".

     

    L'avvocato Blonda ha esposto, nel suo intervento, le novità sostanziali previste dalla nuova legge. Poche, a detta del professionista, se si considera che quasi nulla è cambiato rispetto al vecchio reato di omicidio colposo tranne che l'introduzione dei due nuovi reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali e l'inasprimento di alcune pene. Per chi si mette alla guida in stato di ebbrezza o dopo aver assunto stupefacenti e causa la morte di qualcuno la pena della reclusione va da 5 a 12 anni. Se l’investitore si dimostra lucido e sobrio, ma la sua velocità di guida è il doppio del consentito, la pena va da 4 a 8 anni. In caso di omicidio multiplo, la pena può essere triplicata ma non superiore a 18 anni. È invece punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni chi, guidando non sobrio o non lucido, procura lesioni permanenti. Nel caso di lesioni aumentano le pene se chi guida è ubriaco o drogato: da 3 a 5 anni per lesioni gravi e da 4 a 7 per quelle gravissime. Se invece il colpevole ha un tasso alcolemico fino a 0,8 g/l o se l'incidente è causato da manovre pericolose la reclusione sarà da un anno e 6 mesi a 3 anni per lesioni gravi e da 2 a 4 anni per le gravissime. In caso di condanna o patteggiamento (anche con la condizionale) per omicidio o lesioni stradali viene automaticamenterevocata la patente. Una nuova patente sarà conseguibile solo dopo 15 anni (omicidio) o 5 anni (lesioni). Però nei casi più gravi, se ad esempio il conducente fugge dopo l'omicidio stradale, dovranno trascorrere almeno 30 anni dalla revoca.

     

    Il giudice Chiarelli è stato chiaro sin dall'inizio del suo intervento. "La legge è fatta male tecnicamente – ha esordito -. E in alcuni passaggi è incostituzionale". Chiarelli, con una serie di chiari esempi, ha spiegato come quasi mai, nell'incidente stradale, ci sia volontà, da parte di chi lo provoca, di far male. Il giudice ritiene anche che molte pene siano molto alte rispetto a reati in cui c'è l'espressa volontà di far del male al prossimo. "Come applicatori della legge avremo le nostre belle difficoltà – ha concluso – nella speranza che le nuove norme, sempre se la Corte Costituzionale non intervenga prima come io credo farà, vengano riviste".

     

    La serata si è conclusa con il lancio di palloncini con i nomi di alcune delle giovani vittime della strada. 

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