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    Attualità

    Fabiano Amati racconta la Fasano-Selva per il Corriere della Sera

    Un articolo a firma del consigliere regionale fasanese apre l'inserto Motori oggi in edicola con il quotidiano più importante d'Italia
    RedazioneDa RedazioneMaggio 23, 20164 minuti di lettura
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    Fabiano Amati racconta la Fasano-Selva per il Corriere della Sera - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Una passione, il sentirsi fasanese anche andando oltre i limiti. Fabiano Amati ha voluto raccontare per il Corriere della Sera le emozioni provate nell'inedita veste di pilota automobilistico sulle strade di casa, in occasione della cronoscalata "Fasano-Selva". L'articolo, proprio a firma di Amati, apre l'inserto Motori in edicola quest'oggi (lunedì 23 maggio) col quotidiano più importante d'Italia.

     

    "Ho sempre saputo che l’ignoranza non è una virtù – scrive Amati -. E perciò non potevo ignorare ciò che si prova seduto in una macchina da corsa; così in basso che il sedere ti pare strofinare l’asfalto lasciandoti dietro una nuvola di scintille. E poi fatemela dire tutta: sono nato a Fasano, la città della Selva. Vista da giù è il luogo dove i giorni calano e poi scompaiono. Vista da su, invece, questa collina meravigliosa è il rifugio più vicino al cielo. Sarà per questo che conviene scalarla. Velocemente. Così tanto veloce che settanta anni fa si inventarono una gara in salita. Come aneddoto un po’ mitologico non mi sembra poi male. Avessimo avuto un Sisifo, col suo masso da rotolare in pendenza, la leggenda sarebbe stata credibile. Ma non andò così. L’amore di Fasano per i motori ha un’altra storia ed è stata raccontata da Marzio Perrini. Nel maggio del 1865 si inaugurò la stazione ferroviaria. Per non spaccare la città con la strada ferrata, i politici dell’epoca decisero di farla passare a tre chilometri dal perimetro abitato. Apriti cielo. Siano “maledetti”, fu la qualifica ever green che si guadagnarono. Perché? È troppo distante per raggiungerla a piedi. Allora come ora, la soluzione vicina alla porta di casa taglia sempre per prima il traguardo del proprio naso. Nonostante tutto la stazione restò a tre chilometri. E allora la necessità di trasporto pubblico si trasfigurò negli omnibus trainati da cavalli. Per pochi anni. Almeno sino a quando la primissima commercializzazione dell’innovativo motore a combustione interna, mista a un pizzico di profezia uscita di bocca a qualche lungimirante, mandò in pensione i cavalli e gli omnibus cominciarono a “sfrecciare” spinti dallo scoppio. Una bella invenzione. Ma così come i cavalli hanno sempre avuto bisogno del cavaliere e dello stalliere, anche per i mezzi a motore servivano i conducenti e i meccanici. Si aprì così la storia a rombi di Fasano. Un’accademia che innovò e sperimentò la tecnica motorista fino alla "folle" decisione di farsi in casa una pista di collaudo, sfruttando i solchi stradali incisi a tornanti sul costone dell’adorata collina. La Fasano-Selva. Era il 1946 ed erano i miei padri.

     

    Qui sono nato ed ogni anno – continua l'articolo del consigliere regionale fasanese -, ad oggi cinquantanove edizioni e variando l’appuntamento tra un fine settimana di primavera o d’autunno, si tiene la “festa” che è seconda solo a quella patronale della Madonna. È tutto un rito. Dalle verifiche tecniche del venerdì, alle prove ricognitive del sabato, alla gara della domenica. Ci sono parole che non compaiono nel vocabolario: Cazzodda, Cesaretta, Vernesina, Paretone, Juppa, Juppitedda. Sono toponimi di curve, di varia difficoltà, disseminate lungo il percorso. Il sangue bolle nelle vene se sei tra gli spettatori. Ti duole se non sei tra i corridori. Sino a quando arriva il giorno che di quel dolore non vuoi più soffrire e ti ritrovi sulla linea di partenza. Il semaforo cambia colore. Prima rosso e poi giallo. Allora, in quel momento, il motore sale rumorosamente di giri liberato dalla frizione. Al verde si parte e la vettura lascia le gomme sull'asfalto. E se in quell'istante la coda dell’occhio incrocia la tua bambina che gioiosa sventola la bandiera tricolore, come accadde alla mia prima edizione, il cuore del fasanese e del padre arriva alla Selva con le lacrime che gli cadono ancora sul viso. Le lacrime di una sublime poesia".

     

    Nello stesso inserto compare anche un articolo prettamente sportivo, a firma di Michele De Feudis, che racconta l'ultima edizione della cronoscalata fasanese. Vi è anche un'intervista alla presidente dell'Egnathia Corse Laura De Mola.

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