FASANO – "Uno, nessuno e centomila" è il romanzo di Luigi Pirandello che più ha fatto discutere: nato all'inizio di un secolo di grandi cambiamenti, intessuto di quell'umorismo che caratterizzò sempre i testi dello scrittore siciliano, mostrò da subito il suo potenziale avveniristico, con una trama che rivelò tutte le incertezze degli uomini di primo Novecento. E quelle pagine si sono "fatte vita" ieri sera (giovedì 3 novembre) al Teatro Sociale di Fasano nell'adattamento che ha visto come protagonista l'attore Enrico Lo Verso, con la regia di Alessandra Pizzi: la trasposizione di una storia che ancora suggestiona e fa riflettere.
Vitangelo Moscarda è una persona ordinaria, che ha ereditato la banca del padre e vive di rendita. La sua vita è piatta, apparentemente normale, fatta di soliti rituali che l'uomo crede di avere sotto controllo. Un giorno, tuttavia, la moglie Dida gli fa notare come il suo naso penda da un lato. Vitangelo comincia a osservare meglio la sua figura allo specchio, rendendosi conto che le altre persone hanno di lui una immagine completamente diversa da quella che egli crede. Da quel momento l'obiettivo di Vitangelo diventa quello di scoprire chi è veramente. Decide quindi di cambiare vita (rinunciando a essere un usuraio), anche a costo della propria rovina economica e contro il volere della moglie e di Quantorzo e Firbo, i due amministratori della banca. Nella seconda parte del racconto, fondamentale è il personaggio di Anna Rosa, un'amica della moglie che, per la profondità dei ragionamenti intrapresi con Vitangelo, lo sparerà volontariamente. Il protagonista arriverà alla follia in un ospizio, una follia consapevole però, in quanto capace di affermare che la vita non si racchiude in un nome, ma piuttosto rinasce ogni giorno nelle mille forme dell'esistenza.
L'attore è stato in grado di narrare questa molteplicità assumendo su di sé tutte le voci dei personaggi. Aiutandosi con la gestualità e con una scenografia ad hoc, ha restituito molta credibilità al grande classico pirandelliano.


