FASANO – Quando Shakespeare, alla fine del 1600, scrisse la commedia “La bisbetica domata”, aveva intenzione di rappresentare, con un velo di ironia, gli stereotipi dell’età elisabettiana: la donna che, sfruttando la forza della parola, voleva affrancarsi dall’autorità maschile; l’uomo che imponeva a moglie e figlie obbedienza e cieca devozione; e infine un contesto storico vivace, in cui le storie di famiglie comuni si mischiavano alla vivacità dei girovaghi e al piacere del travestimento. Tutti questi cliché sono stati resi molto bene dalla compagnia “Factory” di Lecce, che ieri sera (mercoledì 5 aprile) ha portato in scena al Teatro Kennedy il testo shakespeariano nell’ambito della stagione di prosa 2016-2017 messa a punto dal Comune di Fasano in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
Tante le libertà (soprattutto linguistiche) che si è concessa la pièce, una su tutte la scelta di far vestire i panni di Bianca (una delle due sorelle protagoniste di amori e corteggiamenti) a un uomo, insistendo nei dialoghi sulla sua eterea bellezza. Ma l’intelligente riscrittura ha mostrato subito il suo pungente sarcasmo, anzitutto con la figura di Caterina (Daria Paoletta, vera punta di diamante del cast) che, da femmina sboccata e ribelle, dopo il matrimonio con il lestofante Petruccio si trasforma in una pecorella piegata ai sui comandi. L’esatto contrario della più piccola Bianca, che mostrandosi dapprima riverente al padre Battista, riservata e schiva, si rivela poi, al riparo da sguardi indiscreti, d’animo sollazzevole e di tentazione facile. In un ritratto così esuberante dell’universo femminile secentesco, non poteva mancare una riflessione che travalica i limiti temporali: la libertà di una donna spesso si misura dalla distanza che la separa dal suo uomo, che il più delle volte è solo lo spazio di un inchino.


