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    Attualità

    Una Fondazione a tutela dell’assistenza ai cittadini: se ne è parlato alla Soms di Fasano

    L'incontro, organizzato da Osservatorio, ha cercato di illustrare un progetto, ancora allo stato embrionale, studiato da un gruppo di professionisti
    RedazioneDa RedazioneAprile 6, 20175 minuti di lettura
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    Una Fondazione a tutela dell'assistenza ai cittadini: se ne è parlato alla Soms di Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Una Fondazione che possa gestire alcuni tipi di assistenza sanitaria e che possa coinvolgere il pubblico e il privato dove quest'ultimo non siano aziende profit ma associazioni di volontariato o semplici cittadini. E' il progetto presentato ieri sera (mercoledì 5 aprile), nella sala conferenze della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Fasano, nell'incontro organizzato da Osservatorio. Moderata dal direttore Zino Mastro, la serata ha visto la partecipazione del presidente della Soms Donato Fanigliulo, del presidente del'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi Emanuele Vinci, del segretario provinciale dei Medici di Medicina Generale Donato Monopoli, del sindaco di Fasano Francesco Zaccaria e del consigliere regionale Fabiano Amati. Assenti, nonostante fosse annunciata la loro presenza, il senatore Nicola Latorre (bloccato a Roma da impegni parlamentari) e il direttore generale dell'Asl di Brindisi Giuseppe Pasqualone (a S. Pietro Vernotico per partecipare al consiglio comunale monotematico sul piano di riordino ospedaliero).

     

    Dopo i saluti del presidente Fanigliulo e l'introduzione del direttore Mastro è toccato ad Emanuele Vinci tracciare le linee guida del progetto che dovrebbero portare alla nascita della Fondazione.  "Il sistema sanitario offre sempre meno – ha spiegato in premessa Vinci -: dalla chiusura degli ospedali, alle limitazioni dell'uso dei test diagnostici, all'uso delle medicine. Lo scenario che si presenta oggi sotto gli occhi di tutti è quello di un sistema sanitario che non regge più dal punto di vista finanziario: a un numero di patologie, specialmente le croniche, che tendono ad aumentare, e ai bisogni assistenziali che mutano e aumentano, il sistema non riesce più a star dietro finanziariamente. Con un trend che in questi anni è in forte aumento per le patologie e per il costo dei farmaci, il sistema sanitario però a malapena riesce a mantenere il livello assistenziale degli anni precedenti. E quindi lo scompenso è sempre maggiore. Ciò è conseguenza principalmente del fatto che il nostro sistema sanitario è organizzato in “aziende sanitarie”. Già la definizione di “azienda” significa che si deve cercare di raggiungere il pareggio di bilancio. E così, visti i disastrosi conti in cui naviga la sanità, le nostre “aziende sanitarie” non possono assumere nuovo personale per il blocco del turn over che si trascina da anni. Si assiste così non solo a una diminuzione dei servizi e delle prestazioni, ma si registra anche il fenomeno che le aziende sanitarie per cercare di quadrare i conti, in mancanza di personale, appaltano molte delle prestazioni erogate all'esterno. Sempre più finiscono ad aziende private le pulizie, la mensa, l'assistenza domiciliare e alcuni servizi amministrativi. Se ne deduce che il sistema sanitario va sempre più verso una privatizzazione".

     

     «La cosa preoccupante, che tutto questo sistema sta sempre più esautorando le comunità locali dalla gestione dell'assistenza – ha spiegato il Presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Brindisi –. Come è nata l'assistenza pubblica in Italia? Dai singoli Comuni, dalle comunità, che nominavano il medico condotto, l'ufficiale sanitario, l'ostetrica condotta, il medico scolastico. A tenerlo in piedi erano i benefattori: la gente che poteva lasciava denaro o proprietà per l'assistenza e si creavano gli istituti per assistere gli anziani (es. Canonico Rossini e Latorre), per gli orfani e per i bambini in condizioni economiche disagiate. Chi non aveva eredi preferiva lasciare la proprietà alla collettività per consentire l'assistenza pubblica. A Fasano in proposito c'è un lungo elenco di benefattori. Questo fenomeno è cessato dagli inizi degli anni ‘70. Che significa ciò? Non è che siano cambiate le persone: è che la gente non si riconosce più nel sistema sanitario pubblico! Allora, se il diritto alla salute è un diritto politico costituzionale, deve essere un diritto di partecipazione non solo del singolo cittadino, che deve contribuire alla gestione del suo percorso di cura nel rinnovato rapporto medico-paziente, ma anche della comunità che deve riacquistare la gestione dei percorsi assistenziali. E quindi c'è bisogno di una profonda riforma del sistema, che invece affida tutto ad aziende sanitarie con l'obbligo del pareggio di bilancio. Sono le comunità invece che devono riacquisire questo potere gestionale. La nostra proposta è questa. Si devono adottare modelli gestionali completamente nuovi . Non si può ritornare alla situazione dei primi del '900 affidando certi poteri ai Comuni o ad altre amministrazioni pubbliche. E quindi l'idea sulla quale si sta lavorando e discutendo è la creazione di Fondazioni miste, pubbliche-private, presiedute dal sindaco che è eletto dai cittadini e che ha un rapporto costante con gli stessi. A far parte di questa Fondazione devono essere chiamate le forze economiche, produttive e culturali della comunità, chiedendo alle Asl che, invece di appaltare i servizi ai privati, li affidi alla Fondazione. Questa è la scommessa! Questo è l'obiettivo sul quale mi auguro si apra un confronto serio. Credo che Fasano abbia tutte le peculiarità affinché questo progetto si realizzi e che tutti, e dico tutti, possano aver garantita un'assistenza di pari livello. Se ci riusciamo sarà una cosa davvero bella, in caso contrario avremo perso tutti». 

     

    Chi vede di buon occhio la nascita di questo tipo di Fondazione è anche il consigliere regionale Fabiano Amati che ha sottolineato come già il posto in cui si è svolta la serata deve essere considerato determinante. L'apporto delle associazioni e dei semplici cittadini risulta necessario affinché l'idea decolli. A proposito di associazioni molte si sono già dichiarate disponibili a dar man forte al progetto, così come anche molti medici. L'incontro di ieri sera, insomma, è stato solo il primo passo per un cammino sì lungo e difficile ma non impossibile se ci sarà un coinvolgimento generale della comunità fasanese.

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