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    Cronaca

    A Pasquetta l’estremo saluto al centauro morto sulla Statale 172 in territorio di Fasano

    I funerali del 35enne Stefano Landolfa si sono svolti a Mesagne, sua città natale: unanime il cordoglio della città per la scomparsa del giovane
    RedazioneDa RedazioneAprile 18, 20173 minuti di lettura
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    A Pasquetta l'estremo saluto al centauro morto sulla Statale 172 in territorio di Fasano - Osservatorio Fasano
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    FASANO – La giornata di Pasquetta per Mesagne è stata piuttosto triste. Non certo per le condizioni metereologiche avverse bensì per l’addio che i mesagnesi hanno dovuto dare a un loro giovane concittadino: Stefano Landolfa, il 35enne imprenditore di prodotti medicali deceduto in moto a seguito di un sinistro stradale verificatosi sulla strada dei trulli, in territorio di Fasano, sabato scorso. Stefano lascia la moglie Roberta e il figlio Francesco, un pargolo di tre mesi. I funerali si sono svolti nella mattinata di ieri presso la chiesa Matrice in una giornata piovosa e plumbea. La stessa chiesa che otto anni prima aveva accolto le spoglie della sorella Maria Rita, all’epoca dei fatti 31enne, anche lei deceduta a seguito di un sinistro stradale. Un tragico destino che ha colpito nuovamente la famiglia Landolfa. Il papà Franco, noto e stimato ingegnere, e la mamma Cosima, di professione dentista, affranti completamente dal dolore. Ai funerali c’erano circa cinquecento persone di cui moltissimi giovani.

     

    La Collegiata gremita e silente ha accolto il feretro di Stefano. Il fratello Giuseppe, dentista come la mamma, era arrivato in chiesa qualche minuto prima. Poi è giunto il feretro di Stefano accompagnato dalla moglie Roberta e dalla mamma Cosima stretti, i due, in un abbraccio che mai potrà essere consolatorio. Sono stati accolti dal parroco don Gianluca Carriero che ha celebrato il rito funebre. Il vangelo, secondo Matteo, è stato letto dal diacono Antonio Magrì e parlava della resurrezione. Poi don Gianluca ha esposto l’omelia «certamente difficile», ha tenuto a sottolineare dopo aver trascorso la Pasqua della resurrezione del Cristo. «In quest’occasione abbiamo bisogno di sentirci più che mai fratelli», ha esordito il sacerdote che solo alcuni giorni fa era stato coinvolto dalla famiglia nella preparazione del battesimo del piccolo Francesco. Quindi ha ricordato il brutto momento in cui ha ricevuto la notizia della morte di Stefano. «Stavo preparando l’omelia della veglia pasquale in cui la vita ha sconfitto la morte invece ci siamo trovati davanti a un evento in cui la morte ha distrutto una giovane vita». Don Gianluca si è detto convinto che in quest’occasione così dolorosa «dove si è increduli, disorientati, bisogna guardare altrove per trovare un appoggio. Uscendo dalla chiesa ci troveremo ancora davanti brutte situazioni in cui abbiamo il dovere, però, di annunciare la Pasqua e condividere i segni che abbiamo ricevuto». «Ricordo che ieri quando ho visto Stefano per la prima volta – ha testimoniato il parroco – egli stringeva tra le mani il Vangelo che significa bella notizia».

     

    Dopo la messa il corteo funebre ha raggiunto il cimitero. Oggi il feretro sarà tumulato nella tomba di famiglia. Nonostante la breve vita trascorsa su questa terra Stefano Landolfa ha lasciato un ricordo indelebile oltre che nella sua famiglia anche nelle centinaia di giovani che hanno partecipato alle esequie e in tanti altri che non sono riusciti a raggiungere Mesagne in tempo.

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