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    Sei su:Home»Notizie»Attualit໑L’ospedale di Comunità di Fasano va affidato agli infermieri’: nota della Fials
    Attualità

    ‘L’ospedale di Comunità di Fasano va affidato agli infermieri’: nota della Fials

    Il segretario del sindacato Giuseppe Carbone ha scritto al sindaco di Fasano, al direttore generale della Asl Giuseppe Pasqualone e al Governatore Michele Emiliano
    RedazioneDa RedazioneNovembre 3, 20175 minuti di lettura
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    'L'ospedale di Comunità di Fasano va affidato agli infermieri': nota della Fials - Osservatorio Fasano
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    FASANO – Lettera del segretario del sindacato Fials-Confasal, Giuseppe Carbone, ai sindaci di Fasano e Mesagne, Francesco Zaccaria e Pompeo Molfetta al governatore della Puglia, Michele Emiliano, e al direttore generale della Asl di Brindisi, Giuseppe Pasqualone, in occasione dell’apertura dei due ospedali di comunità di Fasano e Mesagne (inaugurazione a Fasano questa mattina, venerdì 3 novembre, alle ore 9), con alcuni rilievi a proposito dei problemi di queste strutture alla luce di ciò che sta avvenendo, ad esempio, in quello già attivato di Cisternino.

     

    "Finalmente anche Fasano e Mesagne  – si legge nella nota – avranno il loro ospedale di comunità come previsto dalle norme sul riordino ospedaliero in Regione Puglia. Lo apprendiamo da un comunicato stampa diffuso dalla Asl Br relativo alla sola inaugurazione della struttura logistica di Fasano per venerdì 3 novembre e di Mesagne per lunedì 6 novembre. Come Fials, siamo fortemente convinti che la trasformazione dei due ex stabilimenti ospedalieri in moderni ospedali di comunità, apre sia a una migliore gestione delle patologie croniche e sia alla possibilità di nuovi posti di lavoro per il personale infermieristico ed Oss. L’apertura degli ospedali di comunità rappresenta uno strumento fondamentale in una provincia come la nostra, caratterizzata dall’aumento dell’età media della popolazione, per assicurare la continuità delle cure a tutte quelle persone, spesso anziane e affette da patologie croniche, che necessitano di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio. Questo nuovo modello organizzativo, già adottato, in parte a Cisternino, è ispirato a una visione dell’assistenza che va incontro alle fasce sociali più fragili e che consentirà una gestione più efficiente delle cronicità, eliminando i ricoveri impropri e andando a snellire quei reparti degli ospedali, come ad esempio Geriatria, Pneumologia e Medicina Generale, caratterizzati da un cronico sovraffollamento.

     

    Siamo certi che l’apertura, o meglio l’attivazione reale dei due ospedali di comunità consentirà – afferma ancora Carbone – di dare il giusto rilievo anche alla professione infermieristica, in quanto questa struttura sarà gestita proprio dagli infermieri (fermo restando la responsabilità del processo assistenziale clinico al medico di medicina generale), per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini e a garantire l’applicazione di percorsi assistenziali condivisi che puntano al miglioramento della qualità dell’assistenza sanitaria erogata e all’integrazione tra tutte le figure professionali, come anche, auspichiamo permetterà la possibilità di nuovi posti di lavoro. Non possiamo accettare come la direzione aziendale abbia voluto dare in diretta gestione dei medici di medicina generale gli ospedali di comunità, diversamente a quanto avviene in tutti gli ospedali di comunità delle varie regioni, come in ultimo la Regione Abruzzo, dove vi è la diretta gestione degli infermieri. Saprà bene, il direttore generale della Asl Br, come i medici di medicina generale, nell’attuale ospedale di comunità di Cisternino, dedicano appena un’ora delle loro attività sulle 24 ore giornaliere ai propri pazienti ricoverati nella struttura, rimanendo solo disponibili su chiamata degli infermieri e con ripetizione di attività, spesse volte, di esclusiva pertinenza infermieristica. Tutta la gestione e l’attività assistenziale, invece, ricade unicamente sul personale infermieristico. La richiesta della Fials al direttore generale, come anche al presidente della giunta regionale, è rivedere la posizione assunta sulla “gestione” degli ospedali di comunità che non può che avere la caratteristica infermieristica e non certamente gestione medica. Ora manca il pezzo più importante, ossia l’attivazione e funzionamento reale degli ospedali di comunità, sul quale richiama la responsabilità del direttore generale della Asl di Brindisi.

     

    Dopo l’inaugurazione delle logistiche strutturali, necessita un urgente incontro con il direttore generale della Asl Br, per condividere il reale fabbisogno del personale infermieristico ed operatori socio sanitari, oltre agli ausiliari per le pulizie, in rapporto ai posti letto da attivare al momento e a regime, da assegnare alle due strutture per l’attivazione reale in grado di rispondere alla domanda sanitaria degli assistiti al fine di evitare che, in quest’anno che sta per terminare, ci si ricordi solo ed unicamente delle sole inaugurazioni delle strutture degli ospedali di comunità. La condivisione del reale del fabbisogno di personale per le due strutture, adeguato al carico assistenziale, eviterà gli errori commessi ed ancori esistenti presso l’ospedale di comunità di Cisternino nel quale il personale infermieristico ed Oss rimane altamente insufficiente e provoca, quotidianamente, le forte lamentele degli assistiti nei confronti dei pochissimi infermieri in servizio nelle 24 ore nonostante un lavoro massacrante e mai riconosciuto dalla stessa Asl. Certamente rimane da considerare come un minor carico di pazienti per singolo infermiere si traduce in un’importante riduzione di mortalità e come, invece, l’adeguamento delle risorse umane, rispetto al carico assistenziale, determina un’efficacia delle cure e quindi un risparmio economico di ricaduta sui ricoveri negli ospedali.

     

    L’ospedale di comunità avrà sicure ricadute di carico di lavoro assistenziale negli attuali servizi poliambulatoriali, day service, day surgery, laboratori di analisi e di radiologia, come degli stessi servizi cardiologici presso i Pta di Fasano e Mesagne per cui necessita, anche, riconsiderare questi fattori con un adeguato aumento numerico di personale per lo più infermieristico ed operatori socio sanitari, tecnici sanitari di laboratorio e di radiologia. Senza la determinazione e condivisione del fabbisogno del personale da assegnare ai Pta e quindi anche agli ospedali di comunità di Fasano e Mesagne, si potrebbe dare vita solo a due contenitori privi di efficacia che stravolgerebbero gli obiettivi strategici regionali per i quali sono stati pensati in linea anche alle previsioni del decreto ministeriale 70 del 2015". 

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