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    Cronaca

    Operazione ‘Poncio’: la Corte di Appello di Lecce riforma la sentenza di Primo Grado

    Una presenta truffa ad alcune compagnie di assicurazioni, risalente al 2008, aveva visto coinvolti un praticante avvocato e due medici: a beneficiarne molti fasanesi vittime di incidenti per i quali veniva gonfiato il risarcimento danni
    RedazioneDa RedazioneSettembre 13, 20183 minuti di lettura
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    Operazione 'Poncio': la Corte di Appello di Lecce riforma la sentenza di Primo Grado - Osservatorio Fasano
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    Fasano – Era stato ribattezzato “processo poncho” per le messinscene attuate in incidenti stradali con lo scopo di intascare indebiti indennizzi dalla assicurazioni. Il pm Milto Stefano De Nozza della Procura di Brindisi aveva richiesto 20 condanne e 17 proscioglimenti per prescrizione al termine di uno dei quattro tronconi dell’inchiesta. La storia riguardava certificati “gonfiati” con i periodi di malattia debitamente ritoccati (in eccesso) in seguito a incidenti stradali realmente accaduti.

    Protagonista delle truffe ad alcune compagnie assicurative era stato ritenuto il praticante avvocato Antonio Mileti, residente a Martina Franca, che si era avvalso della collaborazione di due medici ortopedici di Fasano, che avevano patteggiato la pena in fase di indagini preliminari. Tra le persone coinvolte anche tantissimi fasanesi. Mileti fu condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione.

    Gli altri imputati furono ritenuti delle comparse: persone che avrebbero subito incidenti e lesioni dalle conseguenze ingigantite e che ne avrebbero avuto piena consapevolezza, se si considera che tutti avevano intascato somme sovradimensionate rispetto a quanto dovuto. Secondo il Pm vi sarebbe stata una sistematica falsificazione dei certificati ad opera del medico, su richiesta del praticante. Nel corso del processo erano state rimarcate le contraddizioni tra quanto era emerso dalle intercettazioni ambientali e quanto Mileti aveva dichiarato durante l'esame dibattimentale.

    A far partire le indagini era stata una denuncia presentata nel lontano 2008 dall'Allianz Assicurazioni che evidenziava come in una serie di incidenti per le quali si faceva richiesta di risarcimento danni, si evidenziassero comuni anomalie: nessun intervento delle forze dell'ordine, passeggeri che manifestavano sempre colpi di frusta difficili da confutare, legale e perito ortopedico che le attestava, sempre gli stessi.

    L’inchiesta si era conclusa nell’aprile del 2017 con le condanne non solo del Mileti, ma anche di Cosimo Berberi (un anno e tre mesi di reclusione); Fabio Rodio (un anno e tre mesi); Umberto D'Errico (un anno e tre mesi); Giuseppe Carbotti (un anno); Pietro Mirko Carbotti (un anno); Filomena Semeraro (un anno e tre mesi); Francesca Cecilia Tortelli (un anno e tre mesi); Teresa Ciaccia (un anno e tre mesi); Maria Napoletano (un anno e tre mesi); Felice Schiavone (un anno e tre mesi); Paolo Speciale un (anno e tre mesi); Roberto Latartara (un anno); Tommaso Zacheo (un anno). Il giudice aveva concesso la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel certificato penale.

    Ebbene, lo scorso 12 settembre, a dieci anni dall’avvio dell’inchiesta, la Sezione Unica Penale della Corte di Appello di Lecce ha riformato la sentenza del Tribunale di Brindisi, assolvendo tutti gli imputati dai reati loro rispettivamente ascritti per non aver commesso il fatto ad eccezione di Antonio Mileti a cui comunque ha rideterminato la pena a quattro anni di reclusione.

    Ha invece dichiarato inammissibile l'appello proposto da Roberto Latartara e lo ha condannato alle spese di giudizio.

    I difensori degli imputati assolti sono stati gli avv. Renzo De Leonardis, Bernardino Turchiarulo, Giovanni Caroli, Pietro Balestra, Stefano Di Tano e Gabriele Contini. Antonio Mileti e Roberto Latartara erano invece difesi dall’avv. Giuseppe Sardano del Foro di Bari.

    Le assicurazioni costituitesi parte civile erano Allianz Assicurazioni, Unipol Sai, Tua Assicurazioni, Reale Mutua Assicurazione, Zurich Assicurazioni e Generale Assicurazioni. Parte civile si era costituita anche la Asl di Brindisi.

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